Sulla cresta dell'onda

ARGO

Io, Argo ed Ermes Io, al centro, con Argo a destra ed Ermes Affresco dalla Casa di Livia (Palatino, Roma)
Nave Argo La prua della nave Argo, nell'incisione sulla Cista Ficoroni. Da essa prese nome anche una costellazione, nella quale i Greci vedevano raffigurata, appunto, la nave Argo.
Il cane Argo Non possiamo infine tralasciare Argo, il cane di Ulisse, che nell'Odissea muore nel riconoscere il padrone, tornato dopo vent'anni sotto mentire spoglie di mendico. (Taranto, Museo Nazionale)

Nella mitologia greca questo nome ricorre per diversi personaggi.

Il più antico è figlio di Zeus e Niobe (non la Niobe a cui Apollo e Diana uccisero i figli e fu trasformata in fonte; questa discendeva per parte di madre da Oceano e Teti, e fu la prima mortale da cui Zeus ebbe un figlio). Ebbe in retaggio il potere reale sul Peloponneso, che egli chiamò Argo; e il nome rimase alla città (e al territorio che la circonda, l'Argolide), una delle più importanti dell'antica Grecia, tanto che Omero talvolta designa col nome di Argivi tutti i Greci. Questo Argo passa per aver introdotto in Grecia l'arte di arare e seminare il grano.

Il più famoso, pronipote del precedente, figlio, seconda una versione del mito, di Agenore e secondo altri, della Terra Madre, è un gigante dalla forza smisurata, con un incredibile numero di occhi che, secondo Euripide, si chiudevano nel sonno alternatamente, nel numero di cinquanta per volta. Tra le sue tante imprese, liberò l'Arcadia dal flagello di un toro del quale rivestì la pelle; uccise il mostro Echidna, metà donna e metà serpente, a suo volta madre di mostri tra cui Cerbero, Chimera, la Sfinge e l'Idra di Lerna

Fu anche designato da Era a fare da custode a Io, che Giove - dopo averla amata in forma di nuvola - aveva trasformato in splendida giovenca, per sottrarla alla vendetta della divina consorte. Ma costei, ottenuto in dono l'animale, l'aveva posto sotto la sorveglianza di Argo. Zeus mandò Ermes a liberare Io e il dio uccise Argo con una granicola di massi. Secondo Ovidio, invece, Ermes decapitò il mostro dopo averlo addormentato con il suono del suo flauto.

Era, grata ad Argo per il suo aiuto, sparse i suoi occhi sulla coda di un pavone, uccello a lei sacro, che ascese al cielo in forma di costellazione. L'Argo cui è attribuita la costruzione della nave che da lui prese il nome, talvolta viene detto figlio di Arestore, talvolta di Frisso, confondendolo perciò con un altro Argo, legato anche lui al mito di Giasone. Comunque a lui Giasone si rivolse per la costruzione della nave che lo avrebbe portato con i suoi compagni nella Colchide alla conquista del Vello d'Oro. La nave, a cinquanta remi fu realizzata nel porto di Iolco sotto il controllo della dea Atena, che collocò nella prora un frammento della quercia parlante di Dodona.