Sulla cresta dell'onda

Etruschi: arte e mitologia

Nella sezione dedicata alle credenze religiose e mitologiche delle popolazioni che gravitarono sul mar Mediterraneo non si può omettere di parlare degli Etruschi, popolo misterioso oggi intensamente studiato, la cui civiltà fiorì nell'Italia settentrionale e centrale in epoca pre-romana, a partire dal IX secolo.

Probabilmente originari dell'Asia Minore, si stabilirono sulle coste tirreniche e nell'entroterra limitrofo e si fecero mediatori tra le culture italiche e quelle più antiche greco-medio orientali, contribuendo allo sviluppo della civiltà occidentale.

Costruirono città in posizione dominante sui colli, mura possenti di tufo, case solide e templi ornati di terrecotte policrome, mostrando sicura perizia architettonica.

Tazza d'oro

Eccelsero anche nell'arte orafa e ceramica, mentre le loro usanze trovano una documentazione nelle pitture murali, ispirate a scene conviviali, di caccia, danza, competizione sportiva.

Patera Pàtera, ossia un recipiente di bronzo, con bordo leggermente svasato, usato per libagioni rituali. Il manico è costituito da una scultura a sé, tipico motivo etrusco, mentre presso i Romani le patere erano prevalentemente di ceramica senza manico, appoggiate su una piccola base.

Particolarmente pregevole è una tazza d'oro con manici decorati da piccole sfingi a tutto tondo, alta poco meno di 8 cm. Proviene dalla tomba Bernardini di Palestrina ed è conservata presso il Museo Nazionale di Villa Giulia, a Roma.

Della loro produzione artistica restano fusioni in bronzo, suppellettili in materiali pregiati, candelabri, lucerne, balsamari; ma anche alcuni mobili - gli Antichi in genere usavano mobilio essenziale - spesso ornati con lamine metalliche sbalzate.

Specchio con Calcante Specchio da Vulci: rappresenta Calcante che esamina un fegato. IV sec. a.C. (Vaticano, Museo Gregoriano Etrusco)

Nel tentativo di ricostruire un quadro degli orientamenti spirituali, delle norme e pratiche che costituiscono il mondo religioso degli Etruschi, il problema delle fonti ha un'importanza fondamentale. Queste sono dirette (testi originali, iscrizioni su alcuni oggetti, scene incise sugli specchi, i resti dei templi, le tombe, pitture e sculture), o di natura indiretta, come le notizie che ci sono pervenute dagli scrittori greci e latini di età imperiale o post-classica.

Queste fonti indirette devono essere naturalmente sottoposte ad una revisione critica, perché in una materia così delicata come quella delle credenze e dei riti, la contaminazione degli elementi originari è molto facile, per non dire inevitabile.

Tomba dei rilievi "Tomba dei rilievi", a Cerveteri, datata tra il IV e il II secolo a.C., particolarmente importante perché è tappezzata di accurate riproduzioni in stucco colorato di oggetti d'uso comune, forse appartenuti al defunto, che documentano la vita quotidiana degli Etruschi

Ma neppure le fonti dirette ci possono fornire estese informazioni; esse infatti consistono in testi o troppo brevi o non completamente traducibili e in raffigurazioni che fin dai primordi dell'arte figurativa etrusca attingono alla mitologia greca; cosicché sembra che gli Etruschi abbiano accolto in blocco le figure divine e i miti della Grecia: molte divinità del loro pantheon compaiono con nomi greci appena modificati; altre, pur conservando un nome etrusco, risultano identificate con i grandi dei greci; altre infine portano un nome d'origine latina e corrispondono alle classiche figure divine greco-romane.

Tuttavia, da ciò che si può ricavare dall'esame delle fonti sia dirette che indirette, la religione etrusca rivela caratteri nettamente diversi da quelli della religione ellenica. Uno di questi è una forte tendenza al ritualismo.

Come si sa dagli scrittori latini, che parlavano di disciplina etrusca, cioè il complesso delle norme che regolano i rapporti tra gli dei e gli uomini, gli Etruschi avevano una vasta letteratura che trattava di pratiche divinatorie, e la divinazione occupava un posto preminente nella loro religione.

I due metodi divinatori più caratteristici si fondavano sull'interpretazione dei fulmini e delle viscere delle vittime sacrificali. Il fegato dell'animale sacrificato era considerato immagine del cielo, di cui ogni punto era presieduto da divinità o gruppi di divinità differenti (e di ciò è rimasta la preziosa testimonianza di un modello di fegato in bronzo con iscrizioni, il cosiddetto "fegato di Piacenza"); e nell'osservazione dei fulmini si teneva presente soprattutto il punto preciso del cielo ove il fulmine appariva.

La scrupolosa divisione delle parti del cielo con i suoi divini abitatori, secondo Plinio e Marziano Capella, si manifestava anche in altri campi della religione, ma oltre allo spazio anche il tempo veniva attentamente diviso e organizzato, e alla stessa tendenza di organizzazione del cosmo risale l'attenzione dedicata ai numeri.

Tutto ciò - ritualismo e teologia - è alieno allo spirito del classico politeismo greco e ricorda piuttosto la religiosità del vicino Oriente antico, e nel suo complesso la religione etrusca si distingue nettamente da quella greca, pur avendo adottato da essa le formazioni antropomorfe.

Come tipica degli Etruschi è la peculiarità sociologica (che si riflette nella religione con l'importanza di alcune figure di divinità femminili) per cui la donna aveva una parte notevolmente più importante che non nella società rigidamente patriarcale dei Greci e dei Romani.

Canopo Canopo conservato presso il Museo Archeologico Nazionale di Chiusi

Infine, avevano enorme importanza il culto dei morti e le idee relative all'oltretomba, quali ci vengono rivelate da monumenti ed affreschi sepolcrali, diversi da quelle del mondo greco, che ci fanno accomunare la religione etrusca a quelle del mondo mediterraneo pre-ellenico.

Foculo

Un'importante testimonianza è, per esempio un canopo destinato a contenere le ceneri del defunto: esemplari più antichi hanno una copertura in foggia di maschera; successivamente l'oggetto assunse forme antropomorfe, con anse che sembrano braccia e il coperchio rappresentato da una testa in ceramica.

I foculi sono invece vassoi in bucchero - tipica ceramica nera e lucida - per offerte rituali. L'esemplare qui rappresentato contiene oggetti d'uso comune, quindi importanti testimonianze di vita quotidiana, ed è decorato da una successione di teste. (Museo Archeologico Nazionale di Chiusi)


Il Comune di Piacenza ha pubblicato, nel 2000, Il fegato di Piacenza, a cura di Annamaria Carini e Elisabetta Govi, guida esauriente alla comprensione della mitologia etrusca, da cui sono tratte le immagini.

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