Sulla cresta dell'onda

REGNO degli INFERI

Persefone assisa in trono Persefone assisa in trono, in un pinax che rappresenta una scena del rapimento, del V sec. a.C., da Locri Taranto, Museo Nazionale

Ade è uno dei tre padroni che si divisero il comando dell'Universo dopo la vittoria sui Titani. Mentre Zeus otteneva il Cielo e Poseidone il Mare, egli si vedeva attribuire il mondo sotterraneo, gli Inferi, o Tartaro, dove regnava sui morti. E' un padrone impietoso, che non permette a nessuno dei suoi sudditi di ritornare tra i viventi; detestato dagli dei e temuto dagli uomini, è assistito da demoni e da svariati geni che sono posti sotto i suoi ordini (per esempio Caronte il traghettatore, ecc.). Il suo nome, che significa "l'Invisibile", non era di solito pronunciato, poiché si temeva, interpellandolo, di eccitare la sua collera. Così lo si designava con eufemismi, il più ricorrente dei quali era Plutone (il "Ricco"), allusione alla ricchezza inesauribile della terra, tanto della terra coltivata, quanto delle miniere ch'essa cela. Perciò Plutone è spesso rappresentato mentre tiene un corno dell'abbondanza, simbolo di quella ricchezza.

Vicino a lui regna Persefone (la Proserpina romana), non meno di lui crudele e inflessibile con i sudditi, che era stata rapita dal dio un giorno che giocava con le sue compagne a raccogliere fiori nelle pianure della Sicilia.

Demetra (la Cerere dei Romani, dea delle messi), madre di Persefone, nel vagare a lungo alla ricerca della figlia aveva trascurato la terra, provocandone il rinsecchimento, e aveva sconvolto l'ordine del mondo, ma alla fine aveva ottenuto che Zeus ordinasse ad Ade di restituirle Persefone; Ade tuttavia aveva preso le sue precauzioni, facendo mangiare alla fanciulla un chicco di melagrana; ora, chi avesse visitato l'Impero dei morti, e qui si fosse cibato di qualcosa, non sarebbe più potuto risalire al soggiorno dei vivi. Perciò Demetra dovette addivenire a un compromesso: Persefone avrebbe diviso l'anno tra gli Inferi e sua madre. Così ogni primavera Persefone fugge dal soggiorno sotterraneo insieme ai primi germogli che spuntano dai solchi, ma torna di nuovo fra le ombre al momento della semina; il suolo rimane sterile per tutto il tempo in cui ella resta separata da Demetra: è la stagione triste dell'inverno.

Cerere, la Demetra romana Cerere - la Demetra romana - in una statua del I-II sec, presso i Musei Vaticani
Demetra, figlia di Crono Demetra, figlia di Crono e di Rea, è la dea della terra coltivata. Nel mito è strettamente legata alle vicende della figlia Persefone e quindi all'alternarsi delle stagioni, ma interviene nel mito di Poseidone da cui fu amata, e in tutte le vicende connesse con le messi: la si collega con l'invenzione del mulino e con la coltivazione dei legumi, e se narrano le sue dispute con Efesto e con Dioniso per il possesso della Sicilia e della Campania, entrambe regioni fertilissime. Reggio Calabria, Museo Nazionale
Marmo greco Marmo greco trovato nei terreni appartenenti alla Villa Ludovisi. Le interpretazioni sono diverse: potrebbe rappresentare la nascita di Venere oppure il ritorno di Persefone dagli Inferi. Roma, Museo Ludovisi Boncompagni alle Terme

Il nome Ade designava anche genericamente l'oltretomba, come presso i Romani Averno stava per "regno dei morti". Ade-Plutone viene raffigurato, nell'arte antica, con caratteri cupi nel volto, barbuto, vestito di un chitone e di un pesante mantello; suo attributo caratteristico è il cane Cerbero, tricipite. In pitture tombali etrusche appare con una pelle di lupo sulla testa.

La topografia del regno degli Inferi è piuttosto complessa e varia, a partire dalle sue porte d'entrata, poste, a secondo delle leggende e tradizioni, ora nelle terre dei Cimmeri, ora in Campania presso il lago di Averno, ora in Sicilia, ora in Arcadia. Di esso fa parte in un certo senso anche l'Elisio (i Campi Elisi di Virgilio), come dimora ultraterrena degli eletti, mentre agli empi è riservato il Tartaro quale luogo di pena. L'Elisio viene localizzato da Omero all'estremità del mondo, e da Esiodo, col nome di Isole dei Beati, presso le correnti dell'oceano; è infatti la sede del dio Oceano, che ha generato con la moglie Teti tutte le acque e quindi anche i quattro fiumi che scorrono nel mondo sotterraneo: Acheronte, Cocito, Flegetonte e Stige.

Acheronte è il nome antico di molti fiumi; il più noto era tuttavia quello della Tesprotide in Epiro, in parte sotterraneo, che forma presso il mare la palude Acherusia; perciò si credette che vi si trovasse l'ingresso agli Inferi ed esso divenne il principale dei fiumi dell'Ade, nominato per la prima volta nell'Odissea; le anime potevano trapassarlo solo se i loro corpi fossero stati sepolti; venivano traghettate dal nocchiero Caronte, al quale dovevano pagare un obolo per il trasporto, per cui alla sepoltura si usava mettere in bocca al morto una monetina. Nel mondo latino il nome di Acheronte indicò in genere il regno dell'oltretomba.

Eracle porta il cane Cerbero da Euristeo Eracle porta il cane Cerbero da Euristeo, che gli aveva imposto le mitiche "dodici fatiche". L'eroe riesce a scendere negli Inferi con l'aiuto degli dei, dopo essere stato iniziato ai misteri eleusini, attraverso i quali gli uomini imparavano come raggiungere felicemente il regno dei morti.
Caronte conduce i defunti alle porte dell'Ade Caronte conduce i defunti alle porte dell'Ade. Affresco, II sec. a.C., nella Tomba 5636 a Tarquinia.

Cocito è un altro dei fiumi infernali; menzionato già da Omero, in esso sono immersi, secondo la descrizione di Platone nel Fedone, i peccatori comuni. (Nell'Inferno dantesco il Cocito è la confluenza di tutti i fiumi infernali e forma la "gelata" dell'ultimo "cerchio", dei traditori).

Il Flegetonte (in greco "ardente"), detto talora anche Piriflegetonte, nella mitologia greco-romana si unisce al Cocito nel formare l'Acheronte. Dal suo fuoco, secondo il mito esposto nel Fedone platonico, deriverebbero le lave vulcaniche. I mitografi e i poeti immaginarono che vi si punissero parricidi, briganti e tiranni.

Lo Stige in Omero e in Esiodo è il fiume dell'oltretomba per eccellenza e appare come "acqua di Stige", quest'ultima considerata una dea infernale (un'Oceanina figlia della Titanide Teti, oppure figlia della Notte e di Erebo); la sua acqua aveva proprietà magiche e proprio in questo fiume la Nereide Teti avrebbe immerso il figlio Achille per renderlo invulnerabile; e sull'acqua di Stige giuravano gli dei, che subivano castighi terribili se non rispettavano il giuramento. Gli effetti dello spergiuro sono in un brano interpolato della Teogonia, che offre altri particolari sulla natura di quest'acqua fatale: essa rappresenta un braccio dell'Oceano, equivalente a un decimo del fiume iniziale, e forma con gli altri nove le nove spire con cui il fiume circonda il disco della terra. Questa cifra delle nove spire si ritrova nella descrizione virgiliana dello Stige infernale, il quale circonda con i suoi meandri il regno degli Inferi. Nell'Odissea lo Stige è più chiaramente definito come fiume; poi, nella tradizione posteriore, la figura della divinità tende a scomparire e prevale un'antichissima tradizione (peraltro già omerica) che fa derivare dallo Stige fiumi terrestri, o addirittura l'dentifica in corsi d'acqua o paludi, presso le quali sarebbe stato l'ingresso dell'oltretomba.

Il nome di Cerere fu assegnato a uno dei satelliti di Giove, da Gio Domenico Cassini, nato a Perinaldo (Imperia) nel 1625 e poi chiamato da Colbert a potenziare e dirigere l'Osservatorio astronomico di Parigi, dove lo Scienziato morì nel 1712.

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