Sulla cresta dell'onda

PALLADIO

Il Palladio su un cratere Il Palladio su un cratere del IV sec. a.C. (Roma, Museo di Villa Giulia)

Il Palladio era una statua alta tre cubiti (un cubito corrisponde a 44,4 cm.), che raffigurava la dea Pallade Atena, armata, con la lancia sollevata nella destra, e nella sinistra lo scudo, o, in altre rappresentazioni, un fuso e una conocchia; essa era quindi venerata come protettrice della casa ma soprattutto dell'integrità della città che la possedeva. Molte città rivendicavano pertanto il possesso del vero Palladio, e complesse nei loro sviluppi furono le leggende che fiorirono intorno a questo simulacro magico.

Apollodoro racconta che Atena fu allevata dal dio Tritone, la cui figlia Pallade giocava con Atena esercitandosi con lei nell'arte della guerra. Un giorno le due bambine ebbero un litigio e, mentre Pallade stava per colpire la compagna, Zeus - padre di quest'ultima - s'interpose spaventandola con la propria egida, così permettendo ad Atena di colpire per prima, ferendo Pallade a morte. In onore dell'amica morta Atena plasmò una statua a sua immagine e le tributò onori divini.

Altre leggende narrano che il Palladio venerato ad Atene nel tempio della dea Atena, fosse caduto dal cielo in una località a sud-est della città, che da esso prese il nome. Ma il più famoso Palladio fu quello di Troia, che, donato da Zeus a Dardano, antenato dei Troiani, rendeva inespugnabile la città, e l'aveva preservata infatti per dieci anni di assedio. Finché Ulisse, con l'aiuto di Diomede riuscì a portare la statua fuori dalla città.

images/palladiomoneta.jpg Diomede sottrae il Palladio. Dracma, IV sec. a. C. Londra, British Museum

Leggende diverse affermano invece che il vero Palladio era rimasto a Troia, e che Enea, nella notte fatale dell'incendio, era riuscito a sottrarlo dal tempio per portarlo con sé fino in Italia. Questo Palladio era posto a Roma nel tempio di Vesta, dove le Vestali gli tributavano un culto, e a Roma, come una volta a Troia, la sicurezza della città era legata alla sua conservazione.

Nell'antica arte greca il Palladio è rappresentato a partire dal VI secolo a.C. su anfore e altri vasi e talvolta su bronzi; la figura della dea vi appare da sola, o in unione con altre, come nella scena che mostra Cassandra abbracciata all'idolo, presso cui cerca protezione contro Aiace; o nella scena in cui Ulisse e Diomede, a Troia, rapiscono il simulacro della dea.

Il nome di Pallade fu assegnato a uno dei satelliti di Giove, da Gio Domenico Cassini, nato a Perinaldo (Imperia) nel 1625 e poi chiamato da Colbert a potenziare e dirigere l'Osservatorio astronomico di Parigi, dove lo Scienziato morì nel 1712.