Sulla cresta dell'onda

PROTEO

Proteo, vecchio genio del mare, era stata insignito da Posidone, signore di tutti i mari, del ruolo di custode delle foche e di ogni altra specie animale che popolasse le acque salse.

La figura di Proteo viene in un certo senso ricalcata su quella di Nereo. Anch'egli era versato nell'arte divinatoria ed era capace di mutarsi in qualsiasi cosa. Così Menelao, quando - di ritorno da Troia - non riusciva a dirigere le proprie navi sulla rotta della Grecia, per ottenere da Proteo la rivelazione della causa di ciò, dovette assalirlo e immobilizzarlo, nonostante egli si fosse trasformato in leone, serpente, pantera, cinghiale, acqua corrente e albero; solo alla fine Proteo lo informò che la dea Atena lo ostacolava, adirata contro di lui, perché, dopo aver vinto la guerra di Troia, non aveva dedicato, come invece il fratello Agamennone gli aveva proposto, riti propiziatori alla dea che aveva sempre protetto la città.

Sia Euripide che Erodoto, anche se non concordano sul luogo di residenza di Proteo, narrano che egli accolse Elena, in fuga da Sparta con Paride - per restituirla poi a Menelao sulla via del ritorno in patria - mentre il giovane troiano conduceva a Troia il fantasma della donna che, fabbricato dallo stesso Proteo, avrebbe scatenato la guerra.

E ancora Virgilio, nelle Georgiche, presenta Aristeo che si reca da Proteo per farsi svelare le cause della moria che ha colpito le sue api, e lo assale mentre riposa in una grotta, per evitare che possa sfuggirgli trasformandosi.

(Proteo poi gli dirà che si tratta di una punizione degli dei, perché, cercando di insidiare Euridice ne aveva provocato la morte: la fanciulla infatti era stata morsa da un serpente mentre gli sfuggiva.)