Un oggetto che si colloca a metà tra l'archeologia e la mitologia è la Tazza Farnese - il più grande cammeo esistente, unico per dimensioni, bellezza formale e complessità figurativa - realizzata in sardonica, una varietà dell'agata, dalle splendide venature, incisa a rilievo su entrambe le facce.
Come per molti capolavori dell'arte, è stata al centro di studi e di controversie circa il suo significato, che ancora non si sono sciolte.
Da Tesori d'Italia, Readers Digest, 1975
Alcuni la ritengono opera alessandrina di età ellenistica, usata per cerimonie rituali alla corte egizia. Le immagini rappresenterebbero Cleopatra III, il marito Tolomeo VIII (morto nel 116 a.C.) e il figlio Tolomeo X Alexandros; secondo altri, invece, vi è rappresentata Cleopatra VII, ultima regina d'Egitto, sconfitta da Ottaviano nel 31 a.C.
Secondo una diversa ipotesi, la figura femminile centrale sarebbe Iside, simbolo dell'Egitto, assimilata a Demetra, dea delle messi e della natura feconda; a sinistra vi sarebbe Osiride, assimilato a Ade/Plutone, con la cornucopia simbolo dell'abbondanza; ma potrebbe anche trattarsi della personificazione del Nilo; al centro Horus/Trittolemo, simbolo del sole nascente, con il giogo dell'aratro e il sacco delle sementi; a destra due figure femminili, personificazioni delle Stagioni. In alto si librano in volo due giovani, uno dei quali soffia nella buccina, a rappresentare i venti estivi che provocano le inondazioni del Nilo. La raffigurazione nel suo complesso sarebbe dunque un'allegoria della prosperità del regno tolemaico di Egitto.
L'American Journal of Archaeology, vol. 96/1992, pubblica un articolo di Fred S. Kleiner, che propone le diverse ipotesi di due studiosi americani.
Per Eugene Dwyer la Tazza fu realizzata ad Alessandria all'inizio del I secolo a. C. alla corte tolemaica. La raffigurazione sarebbe un'allegoria del Nilo e della creazione, dove le sette figure rappresenterebbero i pianeti circostanti Orione.
John Pollini ritiene, invece, che essa risalga alla fine del I secolo a. C., realizzata in Alessandria, espressamente per Augusto, e la composizione intenderebbe celebrare l'età aurea dell'Impero, dopo la vittoria di Augusto ad Azio.
Comunque, conquistato l'Egitto, la Tazza entrò a far parte del tesoro imperiale di Roma; dopo la caduta dell'Impero fu trasferita a Costantinopoli, ma presumibilmente tornò in Italia dopo la presa di Bisanzio del 1204. Entrò in possesso di Federico II di Svevia ma, agli inizi del XV secolo, tornò in Oriente presso la corte persiana. Di lì a poco era a Napoli alla corte di Alfonso di Aragona e nel 1471 si trovava a Roma dove fu acquistata da Lorenzo il Magnifico; successivamente entrò in possesso di Margherita d'Austria e, alla morte di questa, andò ad arricchire le collezioni della famiglia Farnese, che poi la cedette al Museo Archeologico Nazionale di Napoli.