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Mattavelli Rodolfo

Corvetta Minerva

Data ormai la veneranda età delle corvette classe Albatros e la necessità di pensare anche alla sostituzione delle De Cristofaro, la Marina Militare italiana ordinò ai Cantieri Navali Riuniti una serie di nuove corvette, appartenenti alla classe Minerva.

Le corvette della classe Minerva sono state progettate per assolvere compiti diversi, sia in tempo di pace che di guerra.In tempo di pace i loro compiti più importanti sono: sorveglianza pesca; sorveglianza della Zona Economica Esclusiva; svolgimento di compiti addestrativi, come la scuola comando; soccorso e salvataggio in mare.

In tempo di guerra, i loro compiti invece sono: protezione del traffico costiero; protezioni dei convogli; controllo di zone speciali, come i passaggi obbligati.


Il modello della corvetta visto dall'alto


Per assolvere questi compiti, e considerando il teatro operativo in cui tali corvette dovevano principalmente operare, i CNR hanno pensato ad una famiglia di corvette con vocazione più o meno spinta in uno dei tre settori antinave, antiaereo e antisom. La Marina Militare ha scelto una configurazione in cui le tre capacità operative avevano un discreto bilanciamento, e ha ordinato una serie di otto corvette, suddivise in due trance, con le seguenti caratteristiche:

Lunghezza fuori tutto: m 87

Lunghezza fra le perpendicolari: m 80

Larghezza massima fuori ossatura: m 10.30

Altezza di costruzione al ponte di coperta: m 5.50

Dislocamento di prova: t 1.200

Dislocamento a pieno carico: t 1285

Lo scafo e' costruito in acciaio speciale ed è caratterizzato, oltre che da una linea filante, da un cassero che si prolunga fino a circa 18 metri dalla poppa. Ne risulta un bordo libero di circa 5 metri, che assicura ottime qualità nautiche.

Le sovrastrutture sono invece costruite il lega leggera, e sono suddivise in due blocchi distinti, dove quello prodiero ospita i locali operativi della nave.

Lo scafo e' compartimentato in modo da assicurare la galleggiabilità della nave con due compartimenti contigui allagati.



Vista del lato destro.


Il comfort dell'equipaggio e' stato tenuto nella dovuta considerazione, dotando la nave oltre alle solite alette antirollio, di una coppia di pinne non retrattili comandate da un impianto automatico, capace di ridurre notevolmente il rollio della nave. Inoltre la nave e' dotata di un impianto di climatizzazione efficace sia in climi caldi che freddi. Le corvette sono inoltre dotate di due centrali di produzione elettrica, per soddisfare i bisogni della nave, e di due impianti di produzione d'acqua distillata, capaci di produrre ciascuno circa 15 tonnellate giornaliere di acqua potabile.

La propulsione e' assicurata da due motori diesel GMT 230-20 DV sovralimentati, capaci di erogare circa 5500 CV ciascuno, in grado di spingere la nave alla velocità massima di 24 nodi.

Le sistemazioni per l'equipaggio sono dimensionate in modo da poter ospitare 9 Ufficiali, 58 Sottufficiali e Sergenti, e 54 Sottocapi e Comuni.


Vista del lato sinistro.


Con la costruzione di queste corvette, da parte dei cantieri CNR di Riva Trigoso, la Marina Militare si è potuta dotare di uno strumento valido ed efficace per i compiti che esse sono chiamate a svolgere.


Note sulla costruzione del modello

Il modello è ricavato da un kit in resina in scala 1/400 della società Tecnomodel, che offre la sola possibilità di costruzione waterline. Il montaggio di per se e' molto semplice. Non sono stati necessari interventi di modifica dei pezzi principali contenuti nel kit, se non la chiusura di alcune bolle d'aria presenti nella resina. L'unico intervento e' stato costituito dalla spinatura delle sovrastrutture per avere un incollaggio più robusto.

Quando il montaggio delle parti essenziali dello scafo è stato completato si poteva cominciare a pensare all'aggiunta di tutti i particolari.


La corvetta Minerva nel modello in avanzata realizzazione


Il comfort dell'equipaggio e' stato tenuto nella dovuta considerazione, dotando l

Come in quasi tutti i kit navali, spicca la mancanza delle battagliole, che bisogna provvedere ad aggiungere al modello. Essendo la scala del modello abbastanza grande, ho pensato di realizzarmi le battagliole con del filo di rame. Dopo un attento studio di foto varie prese su libri e riviste, ho determinato la posizione di tutti i candelieri, ed in corrispondenza ho praticato dei fori da 0,5 mm, in cui ho incollato del filo di rame. Dopo averli posizionati tutti, con l'aiuto di un piccolo spessore di poco meno di 3 mm li ho rifilati tutti a misura. Successivamente ho incollato le battagliole con del filo di rame di 0,1 mm.

Un altro particolare rifatto e' il radar di scoperta principale, la cui antenna era molto grossolana. Altri particolari erano solamente indicati, con la descrizione di come si dovevano fare. Per le varie antenne ed aste non c'erano problemi, ma la costruzione delle bitte con del semplice filo di rame non mi soddisfaceva, perché sarebbe mancato l'ingrossamento alla sommità della stessa. Ho risolto il problema adoperando del tondino di plastica, che avvicinato delicatamente alla fiamma di una candela si scioglieva ritirandosi e formando così l'ingrossamento desiderato. Naturalmente di tentativi ne sono stati fatti molti più del necessario, perché ne veniva uno giusto su circa tre.


Particolari di poppa, in cui si vede il lanciatore Albatross ed alcune scialuppe


Il passo successivo e' stata la verniciatura. Data la presenza di molti piccoli particolari sul ponte, che andavano nel colore grigio chiaro, non si è potuto aerografare il grigio scuro del ponte, che è stato verniciato a pennello. Dopo aver verniciato la nave e tutti i particolari, si e' proceduto all'applicazione delle decal, pennant number e nome della nave, ed al montaggio finale. A questo punto mancava solamente un po' di ambientazione per valorizzare il modello, e data la sua natura waterline, non rimaneva che ambientarlo nel suo elemento naturale, il mare.


Particolari di centro nave, con il radar principale rifatto


Per riprodurre il mare ho usato un materiale per belle arti, il Cernit. Una sua caratteristica e' la lavorabilità, come il pongo, finché non viene cotto. E' disponibile il panetti colorati, ed anche se non necessario, perché andava comunque verniciato, ho scelto panetti di colore blu. Dopo aver ottenuto l'aspetto desiderato, ho proceduto alla sua cottura in forno seguendo le istruzioni allegate ai panetti. L'ultima fatica e' stata la colorazione, ottenuta dando un colore di base blu scuro, su cui sono stati eseguiti dei successivi lavaggi con diversi colori in successione, verdi, blu diversi dal fondo e nero, lasciando opportunamente asciugare la vernice tra un lavaggio e l'altro.


Particolari di prua, con il pezzo da 76/62 in evidenza


Per ultimo sono stati fatti dei ritocchi con la tecnica del pennello asciutto per evidenziare le cime delle onde del mare e quelle prodotte dalla nave. Per ultimo una passata di trasparente lucido per sigillare il lavoro fatto e dare la giusta lucentezza alla superficie del mare.


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