ITALIA
Galata, Museo del Mare
Calata De Mari, 1 (Darsena - Via Gramsci), 16126 Genova
Tel. + 39 010 2345655 - Fax. + 39 010 2345565
e-mail: info@galatamuseodelmare.it
Parallelamente al Museo Civico Navale nella sua sede storica di Genova-Pegli, nel 1995-96 fu fondato - nell’antico Mandraccio rinnovato in occasione delle celebrazioni colombiane del 1992 - il Padiglione del Mare e della Navigazione, collocato nei Magazzini del Cotone. Nel 2002 fu pubblicato l'imponente catalogo PADIGLIONE DEL MARE E DELLA NAVIGAZIONE: CATALOGO SCIENTIFICO, tuttora validissimo strumento di lettura delle collezioni del Galata - Museo del Mare, oggi insediato nella nuova sede della Darsena.
Inaugurato il 31 luglio 2004, il Galata è un museo sui generis per due ragioni: il "contenitore" stesso è un museo di per sé, nell'essere un monumento della marineria della Superba; e il "contenuto"- articolato in 17 grandi sale per una superficie di 6.000 mq (dei 10.000 che compongono l'intera struttura) - è organizzato secondo aree tematiche e cronologiche allestite con una spettacolare multimediale scenografia d'autore, che ripercorrono l'evoluzione del porto e della città marittima, a partire dall'Alto Medioevo.
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L'edificio, chiamato come i circostanti - Caffa, Metelino, Tabarca, Cembalo - con il nome di una delle colonie genovesi d'oltremare, è oggi il più antico della Darsena, risalente all'Arsenale della Superba: alla fine del Cinquecento, infatti, si voleva intensificare la costruzione di galee ma non si disponeva, lungo la riva, dello spazio necessario per scali aggiuntivi.
Si realizzò allora una piattaforma in muratura, parallela al fronte mare, sulla quale furono creati i nuovi scali che, negli anni protetti con coperture a volte, diventarono vere e proprie gallerie per il ricovero delle galee, e assolsero tale loro funzione per tutto il Seicento. Durante il secolo successivo gli scali furono convertiti in depositi di artiglieria e, dopo l'annessione al Regno sabaudo - ampliati con l'aggiunta di due piani a volte - divennero il deposito più imponente dell'Arsenale marittimo.
Dopo il trasferimento di quest'ultimo a La Spezia, l'edificio fu ceduto al Comune di Genova, che lo sviluppò ulteriormente per realizzarvi una serie di magazzini commerciali sul modello dei docks londinesi, emblematici della vocazione mercantile della Città. Il recente intervento ha compreso il restauro del variegato complesso antico e la realizzazione di strutture in acciaio e cristallo, che si affacciano sulla Città e creano ampi spazi per l'accoglienza e le aree di servizio.
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La facciata ottocentesca con l'orologio.
Il Galata, quindi, protagonista e spettatore della storia navale e marittima di Genova nell'arco di quattro secoli, è sembrato la sede ideale per un museo che intende ricostruire e documentare le diverse tappe di tale intenso cammino.
Il piano terra è dedicato al "Remo" e alla navigazione delle galee Il primo e il secondo piano illustrano invece la "Vela", dai galeoni ai
vascelli. E il terzo piano - che ha ospitato la mostra " TRANSATLANTICI : scenari e sogni di mare " - è rivolto al "Vapore", dai primi piroscafi alle ultime navi da crociera. Ma già nell'atrio luminoso si può ammirare un modello di grandi dimensioni della M/N Raffaello.
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Il percorso di visita inizia attraverso la galleria d'ingresso, che guida e focalizza l'occhio del visitatore su una serie di immagini del porto tardo-medievale. Tra queste campeggia l'imponente quadro di Cristoforo Grassi, datato 1597 ma in effetti copia di un quadro collocabile intorno al 1481, quindi testimonianza vivida e realistica della Città com'era.
La Sala 1 è dedicata a
Cristoforo Colombo: modelli ottocenteschi delle sue navi (sotto, il modello della Santa Maria), strumenti nautici in uso all'epoca, una celebre raccolta di documenti autografi e il famoso Codice dei Privilegi, copia miniata coeva dell'originale conservato a Siviglia, con cui i Sovrani di Castiglia insignivano l'Ammiraglio del Mare Oceano di proprietà e incarichi a corte.
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Al centro della sala, il celebre quadro attribuito al Ghirlandaio, il più antico tra gli svariati che ci presentano le presunte fattezze dello Scopritore, in realtà mai ritratto in vita (una galleria di immagini di Colombo alle pagine apposite del sito francofono www.cristobal-colon.net, dedicato interamente al Genovese).
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Anonimo artigiano genovese, fine XIX secolo: ampolla che si dice contenga residui pulvirulenti di Cristoforo Colombo, ritrovati a Santo Domingo nel 1877.
La questione della vera sorte dei resti di Colombo e dell'ubicazione della sua sepoltura, rivendicata dalla Spagna e dalla Repubblica Dominicana, è stata oggetto di diatribe per oltre un secolo. Sono state quindi effettuate analisi sul DNA delle spoglie sepolte a Siviglia, per arrivare a una conclusione. Un ampio resoconto delle vicende storiche e degli studi attuali è pubblicato nella pagina apposita del sito francofono www.cristobal-colon.net.
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La Sala 2, intitolata "Antico arsenale: schiavi, forzati e buonavoglia", illustra la vita nel Galata durante il Seicento : l'Arsenale è rappresentato in un grande dipinto coevo di Gio. Batta Costanzo e in un plastico che riproduce l'area destinata alla costruzione delle galee. Al centro della sala, tre manichini rappresentano uno schiavo barbaresco, un forzato slavo e un "buonavoglia" genovese, protagonisti della vita in Arsenale, che raccontano, con un sistema multimediale, la propria storia.
La Sala 3 ricostruisce un'Armeria secentesca: dietro una cancellata sorvegliata da due "soldati delle galee" con le loro caratteristiche divise, vediamo elmi, corazze e armi bianche che costituivano la dotazione dei soldati a bordo.
Alcuni pezzi, collocati in un'apposita rastrelliera sul fondo della stanza, possono essere maneggiati dai visitatori. Una sezione illustra l'evoluzione della polvere da sparo e dei primi pezzi d'artiglieria.
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Le Sale 4-6 sono dedicate alla galea: l'antico scalo - dove è stata in parte restaurata la muratura originale in pietra a faccia vista per una più realistica rilettura del manufatto - ospita la ricostruzione fedele di una galea secentesca, lunga 40 metri e alta a poppa 9 metri, ricostruita sulla base di una ricerca storica durata 3 anni, collocata sullo scivolo di varo, come pronta a scendere in acqua.
Dai terrazzi laterali se ne può vedere il fasciame e l'interno, dal quale affiorano le tante voci del mare, con un uso suggestivo del sonoro che si ritrova in altre ambientazioni del Museo; dal piano superiore si vede l'intera coperta, con la "corsia dell'aguzzino" tra i banchi di voga e la carrozza di poppa destinata a passeggeri di riguardo, sorretta da due cariatidi in legno scolpito.

La Sala 7 è dedicata ad Andrea Doria, perno ed emblema del Cinquecento genovese: manichini a dimensione uomo raffigurano l'Ammiraglio che riceve mercanti con l'argento delle Americhe.
La Sala 8 ospita invece l'imponente collezione geografica dei Musei del Mare, con i monumentali globi del Coronelli e una sontuosa raccolta di atlanti policromi, rappresentativi della migliore produzione europea cinque-secentesca, da Blaeu a Braun & Hogenberg a Coronelli a De wit a Ortelio ...
Efficace è il sistema di esposizione e allo stesso tempo di consultazione virtuale delle opere: gli originali sono custoditi in teche di cristallo mentre un monitor, con il quale il visitatore può interagire, ne ''sfoglia'' le pagine sullo sfondo di un mare in movimento, consentendone l'agevole lettura.

Ortelio Theatrum Orbis Terrarum, 1570 |
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Braun & Hogenberg Civitates Orbis Terrarum, 1612
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Il primo piano si conclude con la Sala 9, dedicata ai pittori di marina sei-settecenteschi, ai quali si uniscono disegni e incisioni che illustrano la costruzione navale dell'epoca, e il più antico modello esistente in Liguria di vascello secentesco, in origine un ex voto.
La Sala 10 ricostruisce il lungo e travagliato processo di trasformazione di Genova, dalla fine della Repubblica alla dominazione napoleonica e poi sabauda, fino all'Unità d'Italia: tra i pezzi più evidenti, il celebre quadro che rappresenta il bombardamento della Città ad opera della Marina francese nel 1684, e un grande plastico con modelli di vascelli genovesi.
Nella Sala 11 un sofisticato sistema multimediale offre al visitatore l'occasione di rivivere le condizioni di navigazione dell'Ottocento: su uno schermo semicircolare è proiettato l'oceano tempestoso e mugghiante sullo sfondo del Capo Horn; di fronte, una scialuppa di salvataggio sulla quale il visitatore-naufrago può imbarcarsi e manovrare opportunamente il timone a barra, per provare la sensazione del navigare in balia di flutti vorticosi.
La Sala 12 è idealmente collegata alla precedente, nel presentare una moltitudine di suggestivi strumenti e carte nautiche del Sette-Ottocento, in parte di proprietà del Museo e in parte provenienti dalla collezione dell'Istituto Idrografico della Marina.
Se le Sale precedenti hanno mostrato con quali difficoltà e con quali mezzi si navigasse nell'Ottocento, la Sala 13 consente la visita di una nave: è la ricostruzione di un brigantino-goletta, con la tuga originale di un veliero inglese, uno splendido timone a caviglie e un salpa-ancore perfettamente funzionante: è possibile esplorare i diversi ambienti e sentire in sottofondo il realistico mormorio delle voci e dei rumori di bordo.

Per concludere il tema della nave nell'Ottocento, la Sala 14 ne illustra le tecniche di costruzione, con gli uffici dei disegnatori, una sala a tracciare riprodotta sul pavimento, laboratori attrezzati con macchine originali, e infine il leudo in costruzione sulla spiaggia, sotto la direzione del maestro d'ascia Matteo Tappani (Gems Display Figures, Londra 1998).
Dall'area delle collezioni permanenti si accede agli spazi destinati alle mostre temporanee: un composito maxi-schermo proietta scene di vita sui transatlantici in rotta per le Americhe, affollati di eleganti passeggeri che danzano nelle sale di prima classe, ai quali fanno da contrappunto gli emigranti che partono con i loro miseri averi.
Sul pavimento del corridoio di accesso al monumentale modello del
Rex è proiettato un rumoreggiante tumultuoso oceano virtuale, dal quale affiorano naufraghi e relitti: attraversandolo si può seguire la rotta verso New York del Rex, che il 10 agosto 1933 salpò da Genova al comando del capitano Francesco Tarabotto e conquistò il "Nastro Azzurro".
Infine, attraverso il monumentale Scalone degli Schiavi e successivi piani inclinati, si raggiunge l'Osservatorio, alla sommità dell'edificio, con la sua vista panoramica sul porto e sulla Città.

Fotografie: Galata - Museo del Mare, Mauro Pizzimenti, Paola Presciuttini, luglio 2005, aggiornamento novembre 2005
Questa pagina è stata realizzata con la provvida collaborazione della dottoressa Franca Acerenza, storica della scienza, che grati ringraziamo

Dal 21 settembre 2005 viene esposta al Galata Museo del Mare, in via permanente, la collezione di Beppe Croce, noto soprattutto per il suo contributo allo sviluppo della cultura velica in Italia, sia come presidente dello Yacht Club italiano di Genova, sia come dirigente e poi presidente della Federazione Italiana Vela (dal 1957 al 1981).
Beppe Croce è stato anche un importante collezionista e la raccolta, in seguito alla disponibilità della sua famiglia, lo dimostra. Si tratta di oltre ottanta dipinti, di cui quaranta saranno quelli esposti, di un genere particolarmente prezioso: “ritratti”, non di persone, ma di barche a vela. E barche estremamente particolari - golette, yawl, cutter inglesi - americane e francesi comprese tra il 1832 e il 1907, in un’epoca in cui muovevano i primi passi competizioni sportive divenute leggendarie, come la Coppa America, o il Fastnet.
Una nuova sezione permanente per il Museo del Mare: la Sala Beppe Croce e la collezione di Yacht Portraits
A poco più di un anno dalla sua apertura – il Galata inaugurava al pubblico il 31 luglio dello scorso anno – il Museo del Mare di Genova apre una nuova sezione permanente che aumenta il valore delle sue straordinarie collezioni.
La Sala Beppe Croce, sala tematica destinata ai “ritratti di yacht”, rappresenta un’apertura al mondo del mare e dello sport, mostrando una raccolta artistica di grande valore storico e tecnico: l’evoluzione delle barche dette “yachts”, un termine olandese per definire una veloce barca di cabotaggio, in vere e proprie barche da regata.
Gli allestimenti, progettati dall’architetto Roberto Boero, permetteranno di esporre, nelle migliori condizioni di sicurezza e di conservazione, a turno, tutta la collezione formata da un centinaio di preziosi dipinti a olio, acquerelli e litografie d’epoca. Opere inglesi, per lo più, realizzate dai grandi maestri britannici del dipinto di marina, i dipinti appartengono a una tipologia pressoché introvabile in Italia e mettono oggi il Galata Museo del Mare al pari delle più grandi collezioni marittime europee.
La sezione, è visitabile, senza nessun costo supplementare oltre il prezzo del biglietto, tutti i giorni, dalle 10 alle 19.30 (ultima entrata alle 18) presso il Galata Museo del Mare, Calata De Mari, 1.
Yacht Portraits: “ritratti di barche”
Nel corso dell’Ottocento, tra gli armatori e i capitani dei velieri mercantili, in Europa e in America, si afferma una moda, quella che li spinge a commissionare a pittori professionisti le proprie navi. Non quindi, come nel passato, dei generici dipinti di “marina”, con scene di costa, di porto o di tempesta, ma quadri che ritraggono navi molto precise, identificabili dalle forme, dalle velature, dai colori. Questi non sono più “marine”, ma captain’s paints: i “quadri del capitano”.
Per accontentare capitani ed armatori si formerà presso i porti più importanti dell’epoca una generazione di pittori “specialisti”. In Inghilterra, questa moda non riguarda solo le “navi”, ma anche le barche, quelle che con un termine di origine olandese (“jacht”) sono ormai note internazionalmente come “yacht”. Similmente a capitani e armatori dei mercantili, i proprietari da diporto richiedono dipinti sulle loro barche: anzi, ritratti. E proprio “yacht portraits” è il nome di un genere che nasce e si afferma in Inghilterra, tra il secondo quarto dell’Ottocento e gli inizi del secolo successivo, e che vede protagonisti autori come John Lynn, Nicholas Candy, Arthur W.Fowles, Houghton Forrest, Thomas W.Dutton: una vera aristocrazia del dipinto di marina.

Promossa dalla Soprintendenza ai Beni Archeologici della Liguria e dal Comune di Genova – MuMa Istituzione Musei del Mare e della Navigazione, in collaborazione con il Comitato Nazionale per le Celebrazioni di Cristoforo Colombo, la Direzione Regionale per i Beni Culturali e Paesaggistici della Liguria e l’Assessorato alla Cultura della Regione Liguria, la mostra ha costituito, a Genova, il più importante evento espositivo delle Celebrazioni per il V centenario della morte di Colombo.
Il Galata Museo del Mare è, assieme all’Archivio di Stato di Genova, il maggior contenitore culturale italiano che dedica a Cristoforo Colombo parte delle sue collezioni e una sala permanente dove sono ospitate testimonianze e scritti autografi del personaggio storico.
Nell’anno del V Centenario dalla sua morte, ha quindi assunto un notevole significato storico il dedicare una mostra al grande navigatore.
I due curatori, Gian Piero Martino (Direttore Archeologo Coordinatore della Soprintendenza ai Beni Archeologici della Liguria) e Pierangelo Campodonico (Direttore del MuMA e Curatore del Galata Museo del Mare), hanno voluto approfondire il tema del rapporto tra Colombo e la cultura marittima del Mediterraneo nel suo tempo, per suggerire un’idea dell’humus in cui il famoso esploratore si formò e nel quale maturarono le intuizioni che lo portarono alla Scoperta.
La navigazione ha costituito il tema portante della mostra, strettamente collegato all’attività di commercio e di scambio che, a partire dalle coste della Liguria, vide i genovesi protagonisti della rivoluzione commerciale del XV secolo, con l’adozione di nuove tipologie di imbarcazioni, nuove forme di commercio, nuove rotte che portarono alla penetrazione di nuovi mercati.
Attraverso opere iconografiche di importante valore storico, carte nautiche, oggetti materiali, documenti, reperti archeologici - particolarmente apprezzabili sono i rari documenti antichi come la Carta portolanica del Maggiolo del 1561, le ceramiche savonesi, le monete - il pubblico ha potuto navigare virtualmente nel Mare Nostrum del Quattrocento, muovendosi in un allestimento evocativo che, con la collocazione di cannoni, mortai, modelli di caravelle, la singolare presenza di vere spezie del tempo, ha ricreato l’atmosfera dell’epoca.
Presso il Galata Museo del Mare è ancora disponibile il catalogo della mostra, con svariati saggi interdisciplinari dedicati al ritrovamento, a -47 metri, di un
leudo con il suo carico di 350 oggetti, scoperto nelle acque di Varazze (SV) all'inizio degli scorsi anni Novanta.

CHIUSO CON SUCCESSO IL CONVEGNO INTERNAZIONALE SUI MUSEI MARITTIMI "LE VIE DEI MERCANTI, LE CITTA' DEI MERCATI"
vedere file pdf allegato, a cura del MuMa

Dal 26 maggio 2007 al Galata Museo del Mare è stato aperto al pubblico il Padiglione della Pesca, una nuova sezione specificamente dedicata alla pesca tradizionale.
Il percorso si sviluppa intorno al gozzo, tipica imbarcazione ligure, posto al centro del Padiglione; da lì vengono presentati i vari aspetti di questa attività fondamentale per la vita economica della nostra regione.
Attrezzi storici usati per la piccola pesca professionale come reti, lampare, fiocine e nasse, strumenti per la navigazione, fotografie e immagini, corredati di appositi pannelli didattici, narrano un patrimonio, quello della vita del pescatore, che va assolutamente preservato.
Info: 010 2345655, Galata Museo del Mare 010 2462195, AgCi Agr.it.al
Dal 20 giugno 2008, mostra permanente sull'emigrazione italiana verso gli Stati Uniti tra il 1892 e il 1914

Paola Presciuttini, 2005 (Ultimo aggiornamento 25 ottobre 2007)
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