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ITALIA


Museo della Marineria

Via Peschiera, 9

55049 Viareggio (LU)

tel. 0584 39.10.04

fax 0584 39.91.46

www.museomarineria.info


Il 7 dicembre 2006 è stato inaugurato il Museo della Marineria, nello storico edificio dell'ex mercato ittico, con un'esposizione iniziale di alcune sezioni tematiche che saranno ulteriormente sviluppate nel corso del tempo. Sono per ora presenti, nel "luogo della memoria", cimeli legati alla storia dei cantieri, della gente di mare, delle maestranze sugli scali, dello splendore e del tramonto dell'epoca velica e infine dei motovelieri.

Il logo del Museo della Marineria di Viareggio non a caso riproduce uno dei mascheroni in ferro con anello d'ormeggio, situato - a breve distanza dalla Torre Matilde - su una fiancata del porto-canale della Città, sulla cui riva sinistra si trova l'antico mercato del pesce, oggi restaurato per ospitare le collezioni del Museo.


Uno scorcio del Moletto Sanità Darsena Toscana


Dai cantieri viareggini uscivano tartane e bovi fino ai brigantini e ai brigantini-goletta ("barcobestia"), oggi documentati da una raccolta di modelli che testimoniano l'evoluzione della costruzione navale e la perizia dei maestri d'ascia.


Una collezione di strumenti - dai primi sestanti alle bussole, dai quadranti di riduzione ai grafometri alle carte nautiche - illustra l'evoluzione della strumentazione nautica. La tradizione velica della pesca mediterranea è ricordata attraverso reti e vecchie attrezzature, mentre le opere di artisti viareggini immortalano sulla tela l'antica città marinara, con la sua darsena fitta di alberature e bastimenti dalle vele al vento.


Tasto per apparecchiatura radio di bordo (Courtesy Comandante Flavio Serafini)


Attrezzi da calafato e maestro d'ascia (Courtesy Comandante F. Serafini)


Elmo da palombaro,
dono Famiglia Sodini
(Courtesy Comandante F. Serafini)

Cronometro di bordo
che riporta l'ora di Greenwich
(Courtesy Comandante F. Serafini)


Non poteva mancare l'aspetto più qualificante dell'avventura umana sotto i mari: quella dei palombari, una scuola famosa nel mondo, dopo il recupero dell'oro dell'Egypt da parte dell'Artiglio II. Viareggini erano infatti i palombari del mitico Artiglio 1° e dell'Artiglio II, le cui leggendarie vicende si celebrano nel corso dell'annuale "Premio Artiglio", ai quali è stata dedicata una mostra ricca e varia nella sede del Museo, aperto in anteprima in occasione della terza edizione del Premio nel giugno 2005.


Il Sindaco di Viareggio e il Comandante Flavio Serafini, curatore della mostra, durante l'inaugurazione, domenica 5 giugno 2005


In quella circostanza sui pianali di marmo dell'antico mercato del pesce - risalente al primo Novecento, che quindi costituisce un bell'esempio di archeologia industriale riutilizzata - in circa 800 mq erano esposti i recuperi dell'Artiglio 1°, macerati dal sale e ricoperti dalla ruggine e dalle incrostazioni coralline: sono stati salvati dai Sub francesi dopo settant'anni dall'affondamento, nel corso di 1500 ore d'immersione all'interno del relitto che giace a circa 20 metri di profondità nella baia di Quiberon, e sono stati prestati alla Mostra dall'Associazione Premio Artiglio; come recitava la didascalia che li accompagnava, queste "memorie dall'abisso", appartenute all'equipaggio e alla nave, protagonisti di epiche imprese marittime, rievocano un patrimonio di tradizioni e di valore che appartiene all'Umanità. E numerosi erano anche gli oggetti personali e gli strumenti donati dai Viareggini, dall'Associazione culturale "I Palombari dell'Artiglio", dall' Associazione Medaglie d'Oro di Lunga Navigazione, dalla Croce Verde, dalla Historical Diving Society e dalla Lega tra Maestri d'Ascia e Calafati di Viareggio, nonché dal sub Gildas Gourin che ha salvaguardato nel Museo di Quiberon altri reperti da lui recuperati.

Tra i tanti oggetti "minori", che tuttavia colpivano nella loro "quotidianità", citiamo le stoviglie prodotte dalla Richard Ginori, inconsueto tocco di classe per un piroscafo minore; frammenti di bottiglie sopravvissute all'esplosione dell'Artiglio 1°; calzature, frammenti di abbigliamento, articoli da toilette, aghi; e ancora, arpioni, coltelli da pesca, lampade a petrolio.


Sestante
(Courtesy C.te F. Serafini)

Stoviglieria Ginori, appena restaurata
(Courtesy Comandante F. Serafini)




Svariati erano gli strumenti di bordo: bussole, micrometri, contagiri manuale, comparatore per rilevare i valori delle flessioni dell'albero a manovella di un motore, lanterne per lance di salvataggio, fanali, log, orologi da plancia, girostato per guida siluri, coltello, pistola lanciarazzi, pistola lanciasagole (nella bacheca qui sotto), scandaglio, campane di bordo.



Tra i reperti più imponenti facevano bella mostra di sé due torrette butoscopiche della Roberto Galeazzi Ltd. di La Spezia, una splendida chiesuola, una pompa dell'aria.


Chiesuola

Torretta butoscopica


Pompa dell'aria

Strumenti nautici con campana


Su una parete era esposta una collezione di fotografie dei Sub dell'Artiglio, mentre non mancavano, tra i modelli navali, alcuni pregevoli dello stesso Artiglio, di cui uno realizzato da Menotti Nencioni, che fornisce un'idea precisa delle proporzioni delle attrezzature per l'esplorazione ad alta profondità, eseguita con la torretta d'immersione ideata da Alberto Gianni.



Un pezzo a sé, di gran pregio, era un ceppo litico di ancora del V sec. a. C., ritrovato nelle acque di Pianosa negli scorsi anni Cinquanta.




Aggiornamento 5 febbraio 2007



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