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Il Sommergibile Sauro


a cura dell'ing. Luciano Balzarini
e-mail luciano.balzarini@fastwebnet.it


Al Museo del Mare ( Muma), a Genova, è possibile visitare il SMG Sauro che, dopo aver concluso il suo servizio presso la Marina Militare, è stato attrezzato per essere reso visitabile dal pubblico.


Per comprendere meglio quello che il battello ha rappresentato per le forze navali italiane, è opportuno sintetizzare la storia delle costruzioni subacquee italiane.


La storia dei sommergibili italiani comincia nel 1889 quando il primo battello subacqueo sperimentale viene impostato sugli scali dell'Arsenale di La Spezia, progettato dal Generale Ispettore del Genio Navale Giacinto Pullino; entra in servizio nel 1895 con il nome di Delfino, misura 23 metri, stazza circa 100 tonnellate, ed è in grado di raggiungere i 30 metri di profondità massima; è dotato di un motore elettrico da 65 HP e dispone di un'elica di propulsione e di due eliche per gli spostamenti verticali di immersione ed emersione.

Qualche anno prima (nel 1875) l'ingegnere inglese Robert Whitehead in collaborazione con il Capitano Giovanni Luppis della allora Marina Asburgica avevano fondato a Fiume una fabbrica per lo sviluppo e la produzione di una arma di nuova concezione: il siluro, che sarebbe diventata l'arma di elezione del sommergibile.

L'esperienza Delfino fu immediatamente migliorata da un nuovo progetto dell'ingegner Cesare Laurenti del Genio Navale Marina che, nell' Arsenale di Venezia, progettò ed impostò un nuovo tipo di battello di tipo moderno a doppio scafo con lo scafo resistente di forma ellittica: la classe Glauco che inizialmente fu costituita da cinque battelli consegnati alla Marina Italiana dal 1905 al 1909.


Frontespizio di un catalogo della Fiat-San Giorgio


Parallelamente l'industria italiana dava origine al Cantiere del Muggiano di proprietà Fiat-San Giorgio, che nel 1907, imposta il suo primo sommergibile il Foca sempre su progetto Laurenti, dotato di due motori termici e di due motori elettrici azionati da accumulatori per la navigazione in immersione.

Il battello, perfezionato dopo il primo esemplare, costituì un successo internazionale; fu infatti costruita una serie di esemplari per Brasile, Svezia, Danimarca, Russia, Spagna e Portogallo.

Alla fine della guerra il Muggiano aveva costruito 29 sommergibili per Marina Italiana e 13 per le Marine Estere.

La Marina Italiana, che aveva fatto seguire alla serie Glauco la classe Medusa sempre di progetto Laurenti, affrontò inizialmente il primo conflitto mondiale con 21 battelli; ne entrarono in servizio durante le operazioni belliche altri 64; le azioni portarono alla perdita di 7 esemplari.

I battelli della prima guerra erano concepiti per operare in fondali poco profondi e a distanze contenute dalle basi. Ciò in quanto il teatro operativo era costituito quasi esclusivamente dal mar Adriatico, ma le nuove dottrine operative sviluppate a seguito delle esperienze belliche avevano fatto capire la necessità di estendere le capacità dei battelli in termini di quota operativa e di autonomia.

Nell'anno 1925 iniziò un'opera di innovazione della progettazione con vari prototipi, che trovò all'inizio degli anni Trenta una rapida applicazione nel potenziamento delle flotte subacquee, con la costruzione di un consistente numero di battelli da grande crociera oceanici e di media-piccola crociera per l'impiego nelle acque del Mediterraneo.

Tre cantieri si specializzarono nelle costruzioni di sommergibili: Monfalcone , il Muggiano a La Spezia, e Tosi a Taranto, e realizzarono una imponente flotta che, quando l'Italia entro nel conflitto nel 1940, contava su 115 sommergibili di cui 38 oceanici.

Il conflitto portò alla perdita di 90 battelli in combattimento o per cause belliche; malgrado i 33 nuovi battelli entrati in servizio durante la guerra, al termine della stessa le forze si erano ridotte a sole 37 unità.

L'esperienza bellica aveva fatto intravedere una visione radicalmente nuova delle modalità operative: i sommergibili ottimizzati per navigare in superficie ed attaccare il nemico in immersione dovevano trasformarsi in sottomarini, in mezzi disegnati cioè ad operare ad alta velocità, prevalentemente sotto la superficie a profondità crescenti; le nuove idee portarono tra l'altro come conseguenza l'abbandono del cannone sistemato sulla coperta che diventava, nella nuova configurazione, solo una inutile resistenza idrodinamica.

Tra gli addetti ai lavori non è mai stato abbandonato il termine sommergibile, anche se improprio; quindi sommergibile, sottomarino e battello convivono tranquillamente con una sfumatura familiare per il termine battello.

Una delle clausole del trattato di pace del 1947 vietava all'Italia di avere ed impiegare sommergibili, pertanto i battelli sopravvissuti vennero messi in disarmo e demoliti tranne due: il Giada ed il Vortice, che vennero in sordina mantenuti in servizio con la denominazione Pontoni Veloci, destinati a generare energia elettrica ed utilizzati per mantenere attiva una scuola di sommergibilisti; nel 1952, allo scadere delle limitazioni, vennero reintegrati nei rinati ruoli sommergibili.

A circa metà degli anni 50 vennero acquisiti dagli Stati Uniti 5 battelli delle classi Gato e Balao, ribattezzati Tazzoli, Da Vinci, Torricelli, Cappellini e Morosini; i battelli erano stati costruiti in America utilizzando alcune soluzioni ricavate dai sommergibili tipo XXI, sopravvissuti e catturati ai Tedeschi alla fine della guerra; quei mezzi costituirono la nuova componente subacquea della Marina Italiana. Nel 1973 vennero acquisiti sempre dagli Stati Uniti il Gazzana ed il Longobardo ed infine i due ultimi battelli, il Piomarta ed il Romei.

I temi erano maturi per la rinascita di una scuola completamente italiana; infatti nel 1965 iniziò a Monfalcone la realizzazione dei primi sommergibili interamente progettati in Italia dopo la seconda guerra mondiale: la classe Toti.

La classe era costituita da 4 battelli con funzioni Hunter Killer (destinati cioè a dare la caccia ai sottomarini sovietici lanciamissili che, nel periodo della guerra fredda, operavano numerosi nel Mediterraneo); avevano un dislocamento in immersione leggermente inferiore a 600 t, lunghezza 46m, diametro 4,75m, sospinti da motore elettrico da 2200 CV alimentato da batterie o da due motori diesel da 110CV, sviluppavano una velocità in immersione di 14 nodi e avevano una quota operativa di oltre 150 m, dotati di quattro tubi lancia siluri per armi filoguidate da 533 mm A184 Whitehead, con otto siluri disponibili; l'equipaggio era costituito da quattro ufficiali e 22 fra sottufficiali e marinai.

La classe è andata in disarmo nel 1999 dopo quasi trenta anni di attività; attualmente il sommergibile Enrico Toti è visitabile presso il Museo della Scienza e della Tecnologia Leonardo da Vinci di Milano (www.museoscienza.org/toti) mentre il sommergibile Enrico Dandolo è visitabile presso l'arsenale di Venezia. (http://digilander.libero.it/milmas/DANDOLO%20a%20Venezia.htm)


Il Sauro ed i nuovi requisiti


La classe Toti, a causa delle ridotte dimensioni, presentava delle carenze di raggio operativo, di abitabilità (la cosidetta "branda calda", per cui il personale del turno di riposo andava a dormire nella branda lasciata poco prima dal turno che entrava in servizio) e di disponibilità di spazio per apparecchiature e armi.

Il successivo requisito di Marina Italiana era orientato ad un sottomarino capace di fornire maggiori quote operative e buona manovrabilità per sfruttare al meglio le caratteristiche di propagazione acustica tipiche dell'ambiente mediterraneo in cui la ricerca sonar è ostacolata dalla presenza dello strato termico, permettendo quindi al sottomarino di nascondersi sotto di esso.

Una autonomia considerevole ed un ambiente relativamente confortevole per l'equipaggio, tale da consentire missioni della durata massima intorno al mese, di fornire disponibilità di spazio per l'installazione di armamenti e sistemi elettronici complessi adeguati alla accresciuta capacità della minaccia da affrontare.

Il SAURO (Per undas ad victoriam) venne impostato nel 1974 , venne varato il 9 ottobre 1976 ed entrò in servizio nel 1980, dopo l'allestimento ed una lunga serie di prove, con la sigla S518.

E' stato operativo fino al 2002, quando il 1 Maggio è stato messo in disarmo, ed è rimasto a disposizione della MMI fino al 2005, data della radiazione. La costruzione della prima serie dei battelli classe Sauro è stata seguita a distanza di tempo da altre tre serie essenzialmente simili per le caratteristiche dello scafo, differenti in varie componenti del sistema di combattimento.





Il varo del smg Pelosi, classe Sauro III, Monfalcone 29 novembre 1986


Il requisito Marina portò quindi alla costruzione di scafi caratterizzati da un dislocamento in superficie/immersione pari a 1476/1662 t, lunghi 63,8 m, con una larghezza max di 6,8 m, immersione media 5,7 m, ed una quota operativa di 300 m, condotti da un equipaggio di 44 sottufficiali e 7 ufficiali.

L'apparato di propulsione è costituito da tre gruppi Diesel-dinamo GMT A216 a 16 cilindri, con una potenza complessiva di 2,4 Mw, localizzati in un compartimento prodiero, che caricano il gruppo batterie sistemato in un locale stagno nella parte inferiore del battello, che alimenta un motore elettrico di propulsione Marelli da 3140 KW a doppia armatura, il cosiddetto MEP, installato nella parte posteriore del sommergibile, che aziona un'elica a sette pale a scimitarra per limitare i fenomeni di cavitazione e rendere più silenzioso il battello diminuendone la segnatura acustica.

Il controllo delle correnti di carica batterie e di alimentazione del motore di propulsione, avviene mediante un Quadro Controllo Propulsione e Carica Batterie (Banco a Pulpito) che controlla un Quadro Principale composto da Interruttori/Combinatori, attraverso il quale vengono realizzati i collegamenti elettrici (Paralleli/Serie di Batterie e Indotti), cioè un complesso di interruttori e commutatori che connettono in differenti modalità serie-parallelo le due sezioni in cui è suddivisa la batteria e le due sezioni del motore MEP; la regolazione fine della velocità all'interno di ciascuna configurazione serie/parallelo viene ottenuta mediante un circuito Chopper che regola le tensioni di eccitazione del motore.

Al fine di contenere il rumore irradiato, e quindi le possibilità di essere scoperto, gli impianti di bordo vennero montati su dispositivi antivibranti. La velocità massima in superficie è di 12 Nodi, in immersione di 20 Nodi, l'autonomia è di 2500 Miglia a 12 Nodi.

Il sistema di condizionamento dell'aria, il rifornimento aria alle bombole delle casse manovra e l'apparato motore diesel per la ricarica delle batterie, necessitano di un rifornimento periodico di aria.

Nell'assetto subacqueo, con sottomarino alla quota di 15 m, vengono alimentati mediante un apparato Snorkel della Riva Calzoni, una tubazione verticale estensibile terminata da una "testa" sporgente munita di valvole di controllo, che si porta immediatamente al disopra della superficie del mare per aspirare l'aria necessaria e scaricare i gas combusti dell'apparato motore.

La testa flottante sporge appena, per limitare la possibilità di essere individuata dai radar avversari, ed è munita di valvole in grado di chiudere l'aspirazione quando, a causa delle onde, l'acqua di mare potrebbe introdursi nella tubazione.

Lo scafo è a forma teardrop (lacrima allungata) con appendici di controllo poppiere cruciformi e due ulteriori timoni a mezza nave sulla vela del sottomarino; una soluzione simile è in uso su molti battelli nucleari americani.

Lo scafo è singolo, a sezione cilindrica sino alla vela, poi prosegue con una forma rastremata, alle due estremità è chiuso da due calotte emisferiche; è costituito da acciaio HY80 ad alto limite di snervamento e molto elastico, in grado quindi di sopportare forti onde d'urto (esplosioni subacquee) senza deformazioni permanenti.


Il sistema di combattimento


Anche il sistema di combattimento, cioè tutte le apparecchiature destinate alla scoperta, localizzazione, gestione dei bersagli e controllo-guida delle armi, dovevano adeguarsi alla incessante evoluzione tecnologica del settore.


Sensori ed apparati sulla vela del sottomarino


2 periscopi Barr&Stroud da ricerca ed attacco sistemi ottici per la esplorazione visiva dell'ambiente e la rilevazione della posizione e distanza (approx) di un bersaglio.

1 sollevamento (albero telescopico) per il Radar SMA SPS-704 usato per la navigazione e solo in emergenza per ottenere la distanza di un bersaglio, è integrato funzionalmente con il sistema ESM per evitare i disturbi reciproci.

1 sollevamento per il sistema ESM Thetis ELT/124-s + MM-BLD/1 della Elettronica per individuare posizione e caratteristiche di emissioni elettromagnetiche ostili quali altri radar.

1 sollevamento per antenne TLC per assicurare assieme alla antenna VLF i contatti con altre navi e con il Centro di Coordinamento Operativo.

1 stilo comunicazioni in emergenza.

1 trasduttore Velox per individuare la provenienza di emissioni acustiche di siluri.

Il sistema snorkel.


Solo i periscopi e lo snorkel attraversano lo scafo resistente; tutti gli altri apparati inviano o ricevono segnali elettrici attraverso cavi.

Quando il sottomarino è immerso, per avere una percezione del mondo circostante può fare affidamento solo su apparati che basano il loro funzionamento sulle emissioni acustiche, unica forma di energia in grado di propagarsi nell'acqua; le onde elettromagnetiche,infatti, vengono attenuate in pochissimi metri di percorso.

Sul sottomarino troviamo due diversi tipi di sonar (SOund Navigation and Ranging): i passivi, che basano il loro funzionamento sulle emissioni acustiche di altri mezzi navali circostanti; quelli attivi, che emettono impulsi sonori e ricevono gli echi di ritorno riflessi dai bersagli e dalle strutture presenti nell'ambiente.

Ovviamente viene fatto ricorso al sonar attivo solo in condizioni di assoluta necessità, allo scopo di non essere individuati dai mezzi avversari.

Il Sauro dispone di un Sonar IPD70/S Elsag-USEA costituito da un sensore conforme a bassa frequenza, cioè una serie di trasduttori acustici disposti in modo da seguire la forma dello prora del battello e operanti a bassa frequenza; una base attiva ad alta frequenza alloggiata nella parte superiore della prora che contribuisce alla localizzazione passiva in una banda di frequenze più alte e costituisce anche l'elemento trasduttore del sonar attivo e del telefono subacqueo; le informazioni elaborate dal sistema sono presentate su una console digitale di elaborazione e controllo; sono inoltre presenti altri trasduttori usati per l'intercettazione e la localizzazione delle emissioni acustiche nella banda ultrasonica (siluri).

Un altro sistema acustico passivo, il misuratore di distanza MD100, sempre di Elsag-Usea, elabora i segnali provenienti da due serie di tre trasduttori alloggiati in pinne verticali disposte sulle fiancate del battello e con elaborazioni trigonometriche fornisce posizione angolare e distanza dei mezzi navali presenti in area.

Un sistema sviluppato da Sma e Datamat MM/SBN-716 SACTIS Submarine Action Information System, riceve informazioni dalla piattaforma, dai sensori elettroacustici ed elettronici, li elabora e presenta sugli schermi la situazione tattica.

I dati dei bersagli provenienti dal sistema sonar e dal Sactis vengono inviati al sistema SEPA Mk.3 che dispone di due console FCS (Fire Control System) dedicate alla elaborazione del moto dei bersagli ed al calcolo della soluzione di tiro dei siluri; su queste console si effettuano inoltre tutte le operazioni necessarie al lancio ed al controllo dei siluri durante la loro corsa in acqua verso i bersagli.

Il battello utilizza siluri a propulsione elettrica da 533 mm di diametro lunghi 6 m pesanti 1300 Kg, filoguidati e con autoguida sia attiva che passiva, Whitehead A184 ad uso bivalente cioè antisom e antinave, lanciabili da sei tubi lanciasiluri Whitehead tipo B512.

Ha una disponibilità totale di di 12 siluri immagazzinati in culle dell'apposito locale pronti ad essere caricati nei tubi lanciasiluri attraverso il relativo fondo mobile che si affaccia nel locale.

Al smg Sauro seguì il Leonardo da Vinci e, a vari intervalli di tempo, seguirono altre tre serie di coppie di battelli.

La configurazione delle serie che seguirono mutò relativamente poco nella componente scafo, che subì un leggero allungamento di meno di un metro, mentre andò sensibilmente raffinandosi l'installazione dell'impiantistica della piattaforma.

Le maggiori varianti hanno interessato gli apparati del sistema di combattimento, anche a seguito delle riconfigurazioni avvenute nelle aziende operanti nel settore. Nel settore Difesa si stavano intensificando le cooperazioni tra le Marine delle nazioni europee, con progetti congiunti miranti a migliorare l'interoperabilità dei mezzi ed a contenere i costi crescenti dei programmi di sviluppo.

Nel settore sommergibilistico la Marina Italiana si è unita a quella tedesca in una cooperazione che ha dato origine ad un innovativo battello tipo U212A, la classe Todaro (composta da Todaro e Scirè), costruita anch'essa nel Cantiere del Muggiano, che tra altre caratteristiche di rilievo, unisce alla propulsione diesel-elettrica con accumulatori, la possibilità di generare energia elettrica con un sistema air-indipendent basato su Fuel Cells alimentate da ossigeno ed idrogeno.

Agli inizi del 2011, sempre nel Cantiere del Muggiano, sono iniziati i lavori per la costruzione della II Serie di questi battelli. La storia iniziata da più di un secolo continua.


Il SMG SAURO dal 29 maggio 2010 è aperto alla visita del pubblico nel Galata Museo del Mare di Genova.






Arrivo del Nazario Sauro nel porto di Genova e sistemazione presso il Museo Galata
Foto di Giampaolo Baratelli



Testi consultati:

Il volume della Accademia Lunigianense di Scienze "Giovanni Capellini" Storie di uomini, Navi e cantieri: Il Cantiere del Muggiano dal 1883, del dott. ing. Giorgio Marchetti ed edito dalla Camera di Commercio, Industria, Agricoltura e Artigianato di La Spezia, da cui sono state tratte le informazioni relative alle attività del Cantiere nel settore sommergibilistico.


Sotto i mari del mondo La Whitehead 1875-1990, di Antonio Casali e Marina Cattaruzza, Editori Laterza, da cui sono stati tratti i brevi cenni alla storia del siluro.





GALATA, MUSEO DEL MARE

Calata De Mari, 1 (Darsena - Via Gramsci), 16126 Genova
Tel. + 39 010 2345655 - Fax. + 39 010 2345565
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Da Marzo a Ottobre
martedì - domenica 10.00 - 19.30 (ultimo ingresso 18.00)

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