Sulla cresta dell'onda

Abraham Duquesne nacque da una famiglia di marinari protestanti nel 1610 a Dieppe che, un secolo prima, era diventata il fulcro dell'attività nautica francese. Entrato giovanissimo in Marina, si distinse nelle battaglie contro la Spagna, alla quale sottrasse le isole Lerins nel 1637. Dopo la morte di suo padre per mano spagnola, all'impegno militare contro il nemico tradizionale della Francia aggiunse un personale desiderio di vendetta, partecipando con impeto alle numerose campagne di Guetaria, Corumna, Tarragona, Barcellona e Cabo de Gata. Con la morte di Richelieu, fu autorizzato da Mazarino, nel 1643, a mettersi al servizio della Svezia - in lotta con la Danimarca per il controllo del Sund - e sconfisse la flotta danese che assediava la città di Göteborg, per questo nominato vice ammiraglio dalla regina Cristina. Con la definitiva vittoria degli Svedesi, nel 1645 rientrò in Francia.

Tornò quindi a combattere gli Spagnoli, che avevano favorito la rivolta di Bordeaux, e a proprie spese armò una squadriglia che costrinse la città alla resa. Dopo la pace dei Pirenei nel 1659, fu impegnato nella repressione della pirateria in Mediterraneo finché, negli anni Settanta, nominato comandante in capo delle armate francesi, fu inviato - insieme con Anne-Hilarion de Cotentin, Conte di Tourville - in Sicilia a sostenere l'insurrezione dell'Isola contro il Governo spagnolo, fomentata da Re Sole che aspirava all'egemonia nel Mediterraneo.

In quell'occasione la Spagna aveva chiesto l'intervento dell'Olanda e Duquesne si trovò di fronte un'agguerrita flotta congiunta, al comando di Michael van Ruyter. Dopo numerosi scontri, nell'aprile 1676 ci fu la battaglia decisiva al largo di Augusta, che si concluse con la disfatta degli Olandesi e, di lì a poco, con la morte di van Ruyter, mentre la flotta olandese riparò a Palermo, dove fu data alle fiamme. La Francia aveva così acquistato il pieno controllo del Mediterraneo e Duquesne fu compensato con il titolo di marchese di Bouchet.

Negli anni successivi riprese le ostilità contro i pirati barbareschi, che si conclusero con la sconfitta di Algeri nel 1683, e con la liberazione dei prigionieri cristiani. L'anno dopo fu inviato a Genova, colpevole di aver fornito aiuto militare alla Spagna nella repressione della rivolta siciliana, e di aver per lungo tempo venduto armi ad Algeri, sebbene il commercio risalisse ai tempi in cui i rapporti tra la Francia e l'Algeria erano ancora amichevoli. A questi rancori si aggiungevano l'estensione di dazi alle navi francesi in transito ed altri pretesti, quali intrighi e incidenti diplomatici, e una pretesa di disarmo delle galee genovesi destinate alla difesa contro la pirateria.

La situazione precipitò nel 1684, con il famoso bombardamento di Genova da parte di una poderosa flotta, ufficialmente al comando di Duquesne, ma in realtà ferocemente diretta da Jean-Baptiste di Seignaley, figlio di Colbert. La rappresaglia durò ininterrotta per svariati giorni e si concluse con la parziale distruzione del nucleo urbano costiero centrale, danni ingentissimi alla Lanterna e umiliazioni imposte alla Repubblica.

Genova bombardata dalla flotta francese di Duquesne. Olio di anonimo, non datato ma contemporaneo all'evento, che - seppur di maniera - ben rappresenta lo stuolo di galee genovesi che si oppongono al nemico, e i quartieri orientali della Città in fiamme.
Genova, Galata, Museo del Mare

Dopo quell'operazione Duquesne, che non godeva del favore della corte, non condivideva la politica di Seignaley, e prevedeva la revoca dell'Editto di Nantes (1685) - che avrebbe costretto all'esilio i Protestanti tra cui due suoi figli - si ritirò a vita privata e morì a Parigi il 2 febbraio 1688.

en