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Cinquant'anni fa l'affondamento dell'Andrea Doria:


Il 25 luglio 1956, alle 23.10, il fianco destro del transatlantico fu squarciato dalla prua rompighiaccio della svedese Stockholm : alle 10,09 della mattina successiva la più bella nave italiana scomparve sotto 74 metri d'acqua, al largo del battello-fanale di Nantucket, a meno di sette ore dall'approdo a New York.

Il comandante Augusto Meriggioli, nell'articolo Andrea Doria: le verità trascurate nella tragedia del naufragio (Rivista Marittima, marzo 2004), così la descrive: "Varata il 16 giugno 1951, l'Andrea Doria era l'ammiraglia della flotta italiana da passeggeri e, con le sue 29.082 tonnellate di stazza lorda, era anche fra le più grandi navi del mondo.

Progettata per la Società Italia, rappresentava l'eleganza e lo stato dell'arte nella costruzione navale dell'Italia, tanto da conquistarsi il soprannome di "Grande Dama del Mare". Era una galleria d'arte o, meglio, una pinacoteca galleggiante, con dipinti, arazzi, statue, ceramiche e altre meraviglie che ne facevano un museo capace di muoversi a 26 nodi sul mare.

E l'opulenza non apparteneva solo alla Prima Classe, ma anche alla Classe Turistica e alla Classe Cabina. Le attività ricreative, le piscine, i saloni e l'aria condizionata erano a disposizione di tutti i passeggeri. Privilegi che la ponevano molto avanti ai tempi.

Sarebbe dovuto passare un trentennio prima che questi servigi fossero a disposizione di tutti coloro che salivano a bordo di una nave da passeggeri, e non riservati ai pochi eletti della classe lusso, come era stato per tanto tempo. Il capitano di questo superbo transatlantico, per tutta la sua vita, fu Piero Calamai, il più giovane Comandante della Società Italia. [...]

Era fra le navi più grandi e veloci al mondo, anche se non era stata progettata per competere in dimensioni e celerità con i prestigiosi transatlantici di quel momento, ma per portare nel mondo il messaggio delle incomparabili bellezze artistiche che l'Italia poteva offrire. Ciò non di meno, si trattava di una nave imponente: con 218 cabine di Prima Classe, 320 di Classe Cabina, 703 di Turistica, aveva un equipaggio di 572 persone, di cui 42 erano ufficiali. [...]

Fu al 100° tragitto, nella tratta verso New York, che l'Andrea Doria incontrò il suo destino vicino al battello-fanale di Nantucket, a 180 miglia da Ambrose.


In occasione del cinquantenario della sciagura, alcuni quotidiani hanno dedicato lunghi servizi alla collisione e alle conseguenze che l'evento ebbe per il comandante Calamai e i suoi uomini, il cui operato sembrò implicitamente messo in discussione dal silenzio delle Autorità italiane, al quale si contrappose invece un'attiva campagna di auto-assoluzione della Stockholm.



Il Mattino, pagina della Cultura, di Pietro Gargano


E diversi libri sono stati pubblicati sulla vicenda. Il 26 luglio a Genova ne sono stati presentati due: al Porto Antico - Palazzo Millo, T/N Andrea Doria, 1956-2006, per non dimenticare, edito dai Fratelli Frilli e curato dal Gruppo di Lavoro coordinato dall'ingegnere navale Francesco Scotto, che ha ricostruito la storia della collisione in base alle testimonianze di alcuni protagonisti e a svariati pareri tecnici autorevoli.



Corriere Mercantile, 22 luglio 2006 p. 8


Presso il "Galata" Museo del Mare è stato invece presentato il libro-inchiesta, finalista al Premio Sanremo 2006, Assolvete l'Andrea Doria di Fabio Pozzo, giornalista de La Stampa, il quale ha reso pubbliche le conclusioni, mai divulgate, dell'inchiesta condotta dalla Marina Mercantile e portata a termine nell'agosto 1957.



Corriere Mercantile cit.


Nell'intervista resa al Corriere Mercantile di Genova (a firma Marco Marchegiano, sabato 22 luglio 2006), Fabio Pozzo dice che "Il caso Andrea Doria non si è mai chiuso perché nessun tribunale ha mai emesso un verdetto di indicasse il colpevole della collisione. L'illazione che la responsabilità del sinistro fosse italiana fu sollevata fin dai primi giorni dagli Svedesi, che la sostennero con un'efficace campagna di marketing, a differenza degli armatori italiani che opposero il silenzio. Il giudizio fu preceduto da un accordo delle compagnie di navigazione, che transarono e misero fine al procedimento: fu la decisione migliore per gli armatori, per gli assicuratori e per i passeggeri che furono risarciti in tempi record, ma non per la verità. L'inchiesta promossa dal Ministero della Marina Mercantile […] rimase sotto riserbo: in Italia era conveniente chiudere il caso Andrea Doria al più presto: doveva entrare il linea […] la Leonardo da Vinci, e l'Italia di Navigazione aveva tutto l'interesse a non parlare più del naufragio […] che non avrebbe giovato al lancio pubblicitario della nuova unità. Inoltre i Cantieri Ansaldo […] avevano in costruzione la nuova ammiraglia svedese […] ed era meglio […] dimenticare la collisione per non infastidire il committente svedese." Aggiunge Fabio Pozzo di essersi quindi riproposto di chiarire l'accaduto e dare il giusto riconoscimento all'equipaggio che si era comportato coraggiosamente, salvando il 70% dei passeggeri, e di salvaguardare l'onore del comandante Piero Calamai: alle sue decisioni, prima e dopo l'urto, devono la vita tutti i sopravvissuti alla collisione.


   

In occasione della presentazione del libro di Fabio Pozzo, presso il "Galata" Museo del Mare, erano presenti con le loro testimonianze, oltre all'ing. Scotto, anche gli ufficiali dell'Andrea Doria Guido Badano, Giovanni Cordera ed Eugenio Giannini, e la signora Marina, figlia del comandante Calamai. La proposta è stata lanciata di lasciare una memoria concreta, in un luogo pubblico, dell'eroico comandante.

Sono state anche proiettate, in anteprima nazionale, le riprese subacquee della nuova spedizione sul relitto, realizzate dallo "Xpedition Team" al largo di New York, dal 28 giugno al 6 luglio 2006.

La prima spedizione dello stesso gruppo risale al 2000, quando una targa fu deposta sull'Andrea Doria, in memoria delle vittime. In occasione del 50° anniversario della tragedia, lo "Xpedition Team" ha effettuato un'esplorazione più approfondita in un tratto di mare dalle condizioni meteomarine estremamente impegnative, che hanno consentito di raggiungere luoghi della nave ancora inesplorati.




Il Mattino di Napoli, per mano di Pietro Gargano, dà notizia di un altro libro - L'ultima notte dell'Andrea Doria pubblicato da Sperling & Kupfer, di Perette Simpson, che all'epoca era una bambina, sopravvissuta alla tragedia, che descrive i fatti con lucidità sostenuta da rare informazioni storiche e da testimonianze di esperti navali, avvocati marittimi e sopravvissuti.


La storia della nave e delle immersioni effettuate sul relitto al sito della Historical Diving Society Italia



26 Luglio 2006


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