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Il naufragio della "Bruna del 17 gennaio 1929,
a cura di Fosco Rocchetta
Riccione 2009


Dall'Introduzione del Curatore:

Il saggio, compreso nel volume Le Fontanelle di Riccione - ambiente e storia di un'area urbana tra mare e collina, edito dal Comune di Riccione nel 2006, raccontava il drammatico caso della barca "Bruna", che rappresenta l'evento funesto più noto e doloroso per la marineria riccionese del Novecento.

Questo naufragio, avvenuto nella notte del 17 gennaio 1929, anno definito del "nevone" a causa del clima particolarmente rigido e delle abbondanti precipitazioni che si verificarono anche in Romagna, è tuttora nel ricordo dei parenti dei cinque marinai scomparsi e degli anziani.

La memoria di tale disgrazia è inoltre tramandata ai posteri da una tabella collocata il 13 luglio 2002, dinanzi all'imboccatura nord del porto-canale e, più di recente, da una vela raffigurante l'armo della Bruna, assieme ad una prua recante un'iscrizione coi nomi dei cinque marinai scomparsi. Queste due ultime opere, dal 29 marzo 2008, si trovano nei pressi del Monumento ai Caduti del Mare.


      

Lo scritto in precedenza citato, riportava articoli di studiosi e di persone che, a vario titolo, si erano interessate di quella sciagura del mare, integrato da commenti apparsi sulla stampa e in atti dell'Amministrazione comunale dell'epoca.

Il saggio era corredato da un ricco apparato fotografico inedito sulla barca naufragata (che sarà in seguito recuperata e tornerà a navigare), e sul funerale delle vittime, fornito dalla famiglia Tomassini. A quest'ultima, soprannominata Pirulèin, apparteneva infatti il capobarca Secondo Tomassini, perito nel sinistro.


La "Bruna" in uscita dal porto di Riccione


In occasione dell'ottantesimo anniversario del naufragio, provocato da un violento fortunale che causò altre vittime tra i pescatori della costa romagnola, si è creduto opportuno pubblicare un libro, con il proposito di tener vivo il ricordo di quella tragedia che si abbatté sulla comunità locale, di onorare la memoria degli scomparsi, e di ribadire altresì la pericolosità dell'Adriatico, erroneamente creduto da molti un mare facilmente percorribile.

La seconda parte presenta alcuni articoli e immagini rinvenute successivamente all'edizione di quel saggio. In particolare, uno scritto del prof. Riccardo (Dino) Brizzi, inedito, un altro di Antonio Barbieri, e due di Albo Casadei, apparsi nella rivista La Perla Verde , di cui fu direttore e responsabile unico.

Questo periodico, che uscì nei primi anni Settanta del Novecento, grazie alla grande passione per la sua città, s'era posto come un paladino, il più delle volte inascoltato, nella difesa di beni culturali di Riccione.

Oggi, a distanza di oltre trent'anni, fra le tante sollecitazioni fatte per la salvaguardia e valorizzazione delle peculiarità di Riccione, caldeggiate dalla "sua" rivista, a volte espresse con notevole veemenza, risulta lungimirante la proposta, che egli fece, di restaurare con finalità culturali e di testimonianza storica la Bruna, che si trovava allora in totale stato d'abbandono nel porto di Fano.



Recupero della "Bruna"


Com'è noto, in un clima di maggiore sensibilità nei confronti delle imbarcazioni del passato, avrà luogo, una ventina d'anni dopo (fine anni Novanta del Novecento), il restauro e il recupero del lancione la "Saviolina", che è tornato a solcare il mare e a rappresentare degnamente le barche riccionesi nelle manifestazioni e nei progetti sulla marineria tradizionale dell'Adriatico.

A seguire, si riporta la ricerca di Angela Ferri e di Pino Fuggiano, che illustra uno spaccato di storia delle gente di mare riccionese, nel cui ambito la "Bruna" rappresentava il più significativo emblema della flotta piscatoria locale.

In conclusione, sono trascritte le testimonianze di alcune persone anziane, parenti e amici dei marinai deceduti, che ulteriormente contribuiscono ad acclarare quei luttuosi tempi vissuta dalla marineria di Riccione e dell'intera comunità.




marzo 2009

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