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Affonda il traghetto Cariddi:
grave colpo per il patrimonio marittimo italiano


di Giovanni Panella, giornalista, già presidente dell' Atlantic Challenge Italia


La Cariddi entrò in servizio nel 1932 come traghetto ferroviario e la sua attività continuò anche durante la guerra. Le navi che operavano nello Stretto furono oggetto di numerosi attacchi, che però non la danneggiarono mai seriamente.

Finchè, il 16 agosto 1943 il traghetto, ancora carico di mezzi militari, fu portato al largo per affondarlo su un fondale di venti metri.

Recuperato nel 1949 superando notevoli difficoltà tecniche, il traghetto fu rimorchiato nel cantiere di Riva Trigoso. Qui fu tagliato in due e allungato di 11 metri, con l’aggiunta di un quarto binario. Inoltre fu installato un portellone prodiero: il dislocamento a pieno carico passò a circa 5.000 tonnellate e la velocità massima a 16,7 nodi. Il nuovo varo, con conseguente inizio della seconda vita della nave, avvenne il 20 ottobre 1953.

Da allora la Cariddi fu una di quelle navi che, con la loro attività silenziosa, tennero letteralmente insieme l’Italia. La sua lunghissima carriera si concluse solo nel 1991.




Nel 1992 la nave è stata ceduta dalle Ferrovie dello Stato alla Provincia di Messina, perché fosse trasformata in un museo del mare galleggiante. Tuttavia, nonostante la Sovrintendenza avesse sottoposto a vincolo l’unità, dichiarandola “bene di interesse storico ed etnoantropologico”, non sono state reperite le somme necessarie per l'operazione.

La nave è stata quindi abbandonata ed è stata vittima di un’opera di vandalismo che l’ha ridotta pian piano a un relitto.

La cosa era particolarmente grave, sia perché si trattava dell’ultimo traghetto storico dello Stretto, sia perché questo tipo di nave, che dispone di ampi spazi sul ponte e sottocoperta, avrebbe potuto ospitare mostre ed esposizioni sulla marineria ma anche sull’evoluzione dei mezzi, sulle tecnologie e sulla storia delle Ferrovie dello Stato.




Il 12 marzo scorso la nave ha cominciato a imbarcare acqua e a inclinarsi, ma ci ha messo parecchio ad affondare: solo dopo due giorni all’improvviso il peso della Cariddi ha schiantato di colpo tutte le cime che la trattenevano alla banchina.

Ora la nave è scomparsa sott’acqua, appoggiata su un fondale di 30 metri. Dal mare emerge solo l’estrema poppa, sulla quale si può ancora leggere il nome: Cariddi e il porto di armamento: Messina.


Un particolare ringraziamento al dr Giovanni Panella
per aver fornito testi e immagini

20 luglio 2006


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