testata4
Angolo arrotondato Angolo arrotondato


London Valour



La sciagura della London Valour


Un articolo del comandante Augusto Meriggioli sulla Rivista Marittima di luglio 2005 ne dà un resoconto dettagliato.


Il brano che segue è stato scritto da Paola Presciuttini con la collaborazione di Giancarlo Merialdi.




Era il 9 aprile 1970. Sul porto di Genova si era abbattuto un fortunale, con libeccio forza 7-8 e mare grossissimo. Il mercantile britannico London Valour, ancorato da un paio di giorni a circa 1300 metri a sud della diga foranea Duca di Galliera, verso le 14.30 cominciò a scarrocciare verso la scogliera che protegge la diga. Evidentemente l'ancora non aveva più presa.

Mentre sul posto convergevano rimorchiatori, ormeggiatori, pilotine, barcaioli e motovedette della Capitaneria, dei Carabinieri, della Finanza e della Polizia, la poppa della nave si schiantò contro le rocce. Alle 14.45 due soccorritori riuscirono a creare un "va e vieni", cioè un doppio filo di nylon teso tra la diga e il ponte di comando, sul quale scorreva una carrucola munita di cintura a braga, così consentendo il salvataggio di un naufrago per volta.




La nave si spaccò in due tronconi e i membri dell'equipaggio si trovarono divisi in due gruppi, tutti muniti di giubbotto salvagente. La moglie del comandante, imbragata, fu strappata dalla cintura e precipitò in mare, sotto gli occhi del marito, nonostante i tentativi di salvataggio di un vigile del fuoco che si tuffò invano più volte.

I depositi di nafta cedettero e il combustibile, nero e denso come catrame, si sparse in mare e avviluppò i naufraghi caduti in acqua. Tra questi, il comandante del mercantile, che rifiutò l'aiuto di un soccorritore, si slacciò il giubbotto e si lasciò andare.





Volteggiava sulla scena del disastro, sfidando la bufera, il leggendario elicottero dell'ardimentoso capitano Enrico, eroe dei Vigili del Fuoco, che poco tempo dopo non sarebbe rientrato da un'ennesima operazione di salvataggio.

Nonostante la mobilitazione dei soccorsi in mare e a terra, le vittime furono venti e la nave andò perduta.

Rimorchiata al largo, fu affondata in acque profonde, dopo il recupero del timone a ruota, donato all'Ospedale San Martino che aveva assistito i superstiti; della campana, oggi conservata presso la Chiesa Anglicana di Genova; e della bandiera, consegnata alla Capitaneria di Porto.

Fu una tragedia inverosimile, a poche bracciate dalla costa, sotto gli occhi attoniti della città impotente.



Notizie dettagliate e ampia documentazione fotografica alla pagina http://www.altomareblu.com/?p=380



Un particolare ringraziamento a Giancarlo Merialdi, ANMI-Genova,
per aver fornito notizie e immagini

15 giugno 2006




(aggiornamento 2 febbraio 2007).



Angolo arrotondato Angolo arrotondato
Facebook Twitter Linkedin