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Quintino Sella:
Un tuffo nella Storia

di Massimo Giacomazzo e Alessandro Tagliapietra


Gli Autori, di ARGO - Gruppo di Ricerche Subacquee - Venezia, ci consentono di mettere in rete un articolo in origine apparso alla pagina www.argovenezia.it/sella.htm


Costruito nei cantieri Pattison di Napoli negli anni Venti, il cacciatorpediniere Quintino Sella è stato affondato l'11 Settembre 1943 da una motosilurante tedesca a 11 miglia al largo del porto di Venezia. Oggi i resti della nave giacciono ad una profondità di 24 metri.


Tutto cominciò, o purtroppo finì, quando il vivido bagliore della duplice esplosione dei siluri squarciò la luce dorata di un pomeriggio di settembre del 1943, esattamente il giorno 11 alle 17.45. Lo scafo grigio sussultò sull'acqua e l'agonia della vecchia nave fu breve: i colpi mortali che l'avevano spezzata in due avevano falciato anche le timorose speranze del folto equipaggio di militari e civili, che tentavano di sottrarsi ad uno dei momenti più tragici della storia del nostro paese. La parte prodiera affondò quasi subito, il troncone di poppa procedette invece per circa 200 metri, poi si coricò sul fianco sinistro e si inabissò, lasciando al mare il suo carico di naufraghi, successivamente raccolti dal piccolo convoglio guidato dalla motosilurante della Kriegsmarine, al comando dell'Oberleutnant Schmidt, che si allontanò in direzione di Venezia al termine della sua audace e piratesca impresa.

Il Regio Cacciatorpediniere Quintino Sella, impostato presso i Cantieri Pattison di Napoli nel 1922, era stato consegnato alla Marina il 25 marzo 1926: la classe di 4 unità (Sella, Crispi, Nicotera, Ricasoli) a cui apparteneva costituiva il primo esempio di costruzione effettivamente post-bellica, anche se le sue linee denunciavano in modo inconfondibile una progettazione ispirata ai criteri della Grande Guerra, con un dislocamento contenuto in appena 935 tons, mentre le dimensioni non arrivavano agli 85 mt. di lunghezza per poco più di 8,5 in larghezza.Il castello occupava il terzo anteriore dello scafo di disegno compatto, basso sull'acqua e privo di significativo cavallino a prua, il cui dritto scendeva al galleggiamento con una angolatura leggermente rientrante; i fumaioli erano due di diametro maggiore rispetto ai modelli immediatamente precedenti. Essenziali le sovrastrutture così come la ripartizione dell'armamento principale da 120 mm., curiosamente suddiviso inizialmente in un impianto singolo anteriore e uno binato sopra il casotto di poppa in postazioni scudate, buona la velocità di circa 35 nodi effettivi, assicurata da un affidabile apparato motore in linea coi tempi.




I difetti si riassumevano nell'instabilità del bastimento anche con mare relativamente poco mosso (problema comune a molte navi della stessa categoria in quell'epoca e parzialmente limitato dalla successiva installazione di alette antirollìo) e nell'irrimediabile imprecisione di tiro: gli impianti binati erano infatti del tipo a culla unica, che permetteva un certo risparmio in peso e minori complicazioni tecniche ma creava fastidiose interferenze delle vampe sui proietti in uscita dalle volate dei cannoni, dovute all'esigua distanza tra le canne. Unendo questo all'eccessivo scarto concesso nel confezionamento delle cariche di lancio, la dispersione della salva diventava notevole e casuale, impedendo di fatto un corretto inquadramento del bersaglio, fenomeno accentuato dall'inadeguatezza tecnologica degli impianti telemetrici per la direzione del tiro.

Già nel 1940 i Sella non svolgevano più attività di scorta alle corazzate: due di essi furono venduti alla Svezia, il Sella fu invece assegnato alla perigliosa zona del Mar Egeo, dove partecipò con onore all'occupazione di diverse isole greche e compì ben 116 missioni di scorta e alcune alla ricerca del traffico inglese durante la battaglia di Creta. Rientrato a Venezia per lavori, ricevette all'armistizio l'ordine di consegnarsi agli Alleati. Nel dilagante sfaldamento, sotto l'opprimente minaccia delle rappresaglie tedesche, la nave ormeggiata ai Giardini e in stato di notevole usura, imbarcò militari e civili ed uscì dal porto.

Le due Schnellboote S.54 e S.55 avevano lasciato Taranto il 9 settembre e dopo una fortunata crociera erano ormai in vista dell'agognata destinazione, quando fu avvistata una nave da guerra, rapidamente identificata per un cacciatorpediniere che dirigeva verso di loro...

Alla pagina citata di ARGO - Gruppo di Ricerche Subacquee, la cronaca della conseguente drammatica aggressione e le testimonianze di alcuni superstiti.


Il relitto del cacciatorpediniere Quintino Sella, spezzato in due tronconi, giace oggi su un fondale sabbioso di 25 metri a dieci miglia al largo di Venezia, di fronte al Lido.


Il Gruppo di Ricerche Subacquee ARGO dal 1992 conduce attività di prospezione, in collaborazione con la Soprintendenza Archeologica per il Veneto, effettuando ricognizioni e riprese video al fine creare una documentazione sullo stato attuale del relitto.


20 settembre 2006


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