Sulla cresta dell'onda

Circolo meridiano di Ertel

Presso l'Osservatorio astronomico dell'Istituto Idrografico della Marina si trovava - dalla fine dell'Ottocento - un circolo meridiano di Ertel, montato su due monoliti di granito che poggiavano sulla parte più solida del muraglione cinquecentesco del Forte San Giorgio, sede dell'Istituto stesso.

Lo strumento fu realizzato presso l' Istituto matematico-meccanico di Monaco, di cui fu proprietario Traugott Lebrecht Ertel (Friburgo 1778-Monaco di Baviera 1858), che vi aveva completato i suoi studi scientifici, il quale produsse apprezzati strumenti per la ricerca astronomica, anche in collaborazione con i figli Georg e Gustav.

Circolo meridiano di Ertel Il cerchio meridiano di Ertel sui monoliti di granito in una fotografia dei primi dell' Ottocento. (P.Presciuttini, L'Istituto Idrografico della Marina in Forte San Giorgio, Genova, IIM, 1995)
Lo strumento

Circostanze contingenti, tuttavia, non assicuravano la necessaria stabilità allo strumento, che venne sostituito prima dallo strumento dei passaggi di Cook e poi da quello di Bamberg.

Il circolo rimase pertanto inutilizzato e, nel 1924, fu concesso in prestito all' Osservatorio di Brera, in occasione dell'apertura della succursale di Merate.

Nel 1942 il Ministero della Marina ne dispose la definitiva cessione a titolo gratuito. Oggi lo strumento è conservato nella sala-museo di quell' Ente.

Il circolo meridiano è disposto come uno strumento dei passaggi, e con esso si può quindi rilevare l'istante del transito al meridiano degli oggetti celesti.

E' però dotato anche di cerchi graduati che permettono di stabilire la distanza zenitale dell'oggetto celeste. Con un cerchio meridiano si possono quindi ricavare entrambe le coordinate (ascensione retta e declinazione).

Lo strumento consiste di un telescopio sorretto da un asse perpendicolare alla sua lunghezza; il telescopio e l'asse si intersecano reciprocamente a metà.

Sia il telescopio sia l'asse sono formati da due tronchi di cono: le quattro parti si uniscono per mezzo di un cubo situato nel punto di intersezione, formando una croce (le due parti dell'asse formano un corpo unico con il cubo, mentre le due parti del telescopio sono fissate con viti).

L'asse era disposto nella direzione est-ovest, così che il telescopio, ruotando attorno all'asse orizzontale, potesse percorrere tutto il meridiano passante per il sud e il nord (meridiano locale).

Attaccati alle due estremità dell'asse si trovano due cerchi uguali di ottone. Entrambi hanno il lembo diviso ogni 3', con indicazioni numeriche per ogni grado; le divisioni sono incise su una lastrina d'argento. Uno dei cerchi è fissato stabilmente all'asse per mezzo di viti; l'altro può invece ruotare attorno all'asse ed essere bloccato nella posizione voluta, agendo su una vite.

L'asse appoggia su due sostegni fissati a pilastri di granito. Al posto dei contrappesi, per alleggerire il carico sull'asse vi sono due bracci con un sistema a molle avvitati su due sporgenze dei pilastri. Per mezzo di una macchina per l'inversione scorrevole su due binari (nella figura è quel carrello con due bracci verticali che formano una specie di forchetta), si può sollevare lo strumento dai suoi sostegni e ruotarlo attorno alla verticale, in modo da portare ogni estremità dell'asse sull'appoggio opposto. Tramite osservazioni eseguite prima e dopo l'inversione, si riconoscono alcuni degli errori dello strumento.

Per la verifica accurata dell'orizzontalità dell'asse si usava una lunga livella a bolla, appoggiate su di esso per mezzo di un braccio. Sull'asse si trovano altri due piccoli cerchi, equidistanti dal centro: su uno di questi agiva una morsa di bloccaggio del movimento del telescopio.

In corrispondenza di ciascun cerchio diviso dello strumento si trova un cerchio fissato al pilastro di granito. Su ognuno di questi erano disposti a distanze uguali quattro microscopi micrometrici per la lettura delle divisioni, e un microscopio per il puntamento approssimato del telescopio prima dell'osservazione (attualmente mancano quasi tutti questi microscopi di lettura). Su uno dei cerchi ci sono gli attacchi per una livella a bolla. L'oculare era dotato di un micrometro impersonale.

Nel centro di ciascuna delle due facce libere del cubo che si trova all'intersezione del telescopio con l'asse orizzontale c'è un foro. I due fori sono chiusi con coperchietti circolari; al centro di uno di questi è fissato il sostegno dello specchietto per l'illuminazione dei fili del micrometro. I due fori erano praticati in previsione dell'uso di due cannocchiali collimatori per determinare l'angolo tra l'asse ottico del telescopio e l'asse geometrico di rotazione, cioè l'errore di collimazione, anche se non sembra che a Merate sia stato seguito questo metodo.

All'interno del cubo si trova anche un piccolo dispositivo oscuratore, comandato dall'esterno per mezzo di un'asta terminante con una vite.

(Scheda tratta integralmente da La strumentazione nella storia dell'Osservatorio Astronomico di Brera, Milano, Università degli Studi, 1989)
A cura di Paola Presciuttini
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