Sulla cresta dell'onda

Scandaglio a filo

Come scrive il prof. Capasso, tra le pi¨ antiche necessitÓ per assicurare la sicura condotta della nave, vi fu la misura della profonditÓ dell'acqua, cui si provvide con il pi¨ antico strumento idrografico, ossia lo scandaglio.

Nelle antiche pitture egizie Ŕ tipica la figura dell'uomo sull'estrema prua, con lo strumento in mano; ed Erodoto lo cita come attrezzo fondamentale per conoscere la profonditÓ e tirar su campioni di fondo. Anche gli Atti degli Apostoli accennano all'uso da parte di Paolo: "E venuta la quattordicesima notte ... credevano i marinai di scoprir terra. E gettato lo scandaglio trovarono venti passi, e tirando un po' pi¨ innanzi trovarono quindici passi".

Lo scandaglio a mano per piccole profonditÓ consiste in un peso di piombo e di ferro, attaccato all'estremitÓ di un cavo leggero di canapa, graduato e di lunghezza nota. E' stato ritrovato nel corredo di relitti di antiche navi greche.

Per profonditÓ maggiori fu successivamente realizzato uno scandaglio con peso pi¨ grande e cavo pi¨ lungo, in grado di raggiungere anche 600-700 braccia. Presentava tuttavia vari inconvenienti, tra cui l'attrito prodotto dalla superficie rugosa del cavo durante la discesa: poteva accadere che il cavo si arrestasse a una certa profonditÓ senza aver raggiunto il fondo, provocando grovigli che falsavano la misura e rendevano faticoso il recupero.

Furono pertanto inventati scandagli "a perdita di peso", come quello ideato dall'americano Brooke nel 1854, dove il peso era costituito da una grossa palla di ghisa attraversata diametralmente da un'asta di ferro munita di due bracci a gancio, ai quali si appendevano due pezzi di sagola che sostenevano la palla: quando l'asta urtava il fondo, i bracci si abbassavano, la sagola si sganciava e il peso, sfilandosi dall'asta, cadeva sul fondo.

Nel tempo il cavo di canapa fu sostituito da fili d'acciaio intrecciati, mentre dall'uso primitivo delle mani si pass= alla macchina con ruota, manovella e quadranti indicatori. La ruota era sostenuta da una colonnina fissata a poppa o a un lato della nave, alla quale era avvolto un filo sufficiente per profonditÓ di 200-300 metri; esso sosteneva un peso di circa 10 kg, formato da cilindri con incavo per la raccolta di campioni del fondo.

Molto usato in Italia fu lo scandaglio ideato dal Magnaghi, nel quale fu data al peso la forma di un pesce, che consentiva di mantenere il filo quasi verticale, procedendo a piccola velocitÓ, e di effettuare misure successive a brevi intervalli.

Scandaglio a filo Magnaghi
Lo SCANDAGLIO A FILO MAGNAGHI
particolarmente idoneo a misurazioni di profonditÓ non superiore a 100 metri, sostanzialmente si compone di una ruota di bronzo che ospita il filo di acciaio zincato, munito di peso in ferro di 4 - 13 chili, in funzione delle profonditÓ da scandagliare. Tale ruota Ŕ completa di freno e di contatore, che permette di registrare i giri compiuti dalla ruota, pari al numero di metri di filo messo a mare. Lo strumento era montato su sostegno in ghisa, atto a essere inchiavardato a poppa della nave.
Lo strumento, conservato presso l'Istituto Idrografico della Marina, Ŕ illustrato nella pubblicazione Descrizione ad uso del piccolo apparecchio a scandagliare per la R. Marina, costruito sui disegni di G. B. Magnaghi (Genova, Istituto Idrografico della Marina, 1923), ed Ŕ accompagnato dai disegni di progetto dell'Autore.

Un altro scandaglio a ruota e cavo in acciaio, diffuso presso la Marina inglese, fu quello costruito nel 1878 da William Thomson, nel quale si otteneva la misura della profonditÓ indipendentemente dall'inclinazione del filo, deducendola dalla pressione esercitata su speciali "tubi a decolorazione" dallo strato d'acqua soprastante.

Erano questi sottili tubi di vetro, lunghi 60 cm per 3 mm di diametro, chiusi ad un'estremitÓ, ricoperti internamente da un sottile strato di cromato d'argento di colorazione rosso-nera. Uno di tali tubi veniva introdotto in un apposito astuccio metallico, unito a un tratto di sagola di circa 3 metri, che si interponeva tra il peso e l'estremitÓ del cavo.

Durante l'immersione, l'acqua che penetrava nel tubo comprimeva l'aria, tanto pi¨ quanto maggiore era la pressione degli strati sovrastanti, ossia quanto maggiore era la profonditÓ; e, venendo a contatto del cromato d'argento, faceva cambiare la colorazione del tubo, che da rossastra diventava bianca, fino al livello raggiunto dall'acqua.

La profonditÓ veniva dedotta mediante uno speciale regolo graduato, leggendo nel punto ove terminava la colorazione.

A cura di Paola Presciuttini
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