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Barriera corallina

Fotografie e didascalie di Vincenzo Montalbano
e-mail vincenzomontalbano@yahoo.com.au


La barriera corallina è una particolare struttura di rocce calcaree che forma una cintura lungo le coste continentali e insulari dei mari tropicali; si è formata nel corso dei millenni con l'aggregazione di milioni di gusci di protozoi (madrepore, coralli, a volte alghe calcaree), e in particolare di piccoli polipi, che misurano da 0,25 a 1,50 cm e secernono il proprio involucro esterno calcareo.

Il polipo ha il corpo a forma di sacco coronato in cima da un ciuffo di minuscoli tentacoli, mediante i quali cattura il cibo costituito dai microrganismi trasportati dall'acqua; quando esso muore il suo involucro serve di base per un nuovo organismo, cosicché la scogliera cresce su se stessa fino a raggiungere notevole spessore.

Le barriere rendono difficile l'accesso e l'approdo alla Somalia, alla Nuova Caledonia, all'Australia, come ebbe occasione di sperimentare nel 1770 James Cook nel suo primo sfortunato contatto con la Grande Barriera Corallina.


Gorgonide - Orpheus Island,Australia, 9mt.
Un coloratissimo Corallo non calcarico (Cl. Anthozoa, Or. Gorgonacea) fa sfoggio della sua complessa ramificazione e si erge su tutti da una parete interamente colonizzata da altre specie di coralli non calcarei. Sullo sfondo piccoli pesci fanno da cornice (Pomacentridi).


Il leggendario capitano si vide costretto ad alleggerire la sua Endeavour di buona parte del carico - cannoni, lastre di ferro e di pietra, doghe e cerchioni di botti, provviste alimentari andate a male - per districarsi dall'abbraccio dei coralli e portare la nave in acque più profonde. (Gli oggetti gettati a mare da Cook si trovano nel museo di Cooktown dal 1969, quando furono recuperati da una squadra di sommozzatori).


StellaMarina & Poritide - Agicounter Reef, Australia, 5mt.
Una piccola stella marina domina l'apice di un grandissimo corallo calcareo (Fam. Poritidae) probabilmente piu' vecchio di 120 anni!


La Grande Barriera Corallina è la più grande struttura organica del pianeta: si estende per più di 2000 km lungo la costa nord-orientale dell'Australia per circa 23° in latitudine, spingendosi fino allo stretto di Torres, e nel golfo dei Papua, su una superficie totale di quasi 350.000 chilometri quadrati; si tiene a una distanza quasi uniforme di 80-100 km dalle coste, da nord fino a Townsville; più, a sud si allontana fino anche a 200 km.

Non è una struttura continua, ma è costituita da un dedalo di scogliere coralline, isolotti, canali attraverso i quali circolano forti correnti marine, banchi di sabbia e fondali bassi, che durante la bassa marea lasciano affiorare i coralli.


Coral Garden - Agincourt Reef, Australia, 11mt.
Coralli calcarei e non calcarei si contendono insieme ad Alghe, Crinoidi ed altri invertebrati uno spazio ristretto, dando vita ad una bellissima aggregazione corallina.


La costruzione dell'attuale struttura iniziò circa quindicimila anni fa quando vi fu un lento, progressivo innalzamento del mare lungo le coste dell'Australia nord-orientale; i coralli occuparono le terre inondate radicandosi su piccole colline calcaree, su resti di antichi banchi corallini, continuando nei millenni a crescere in altezza fino a raggiungere in alcuni punti il livello del mare.


Solitario Acroporide - Agincourt Reef, Australia, 11mt.
Un Corallo calcareo (Cl. Anthozoa, Fam. Acroporide) si erge solitario dai resti di un altro corallo calcareo ( Fam. Poritide). Sullo sfondo altri Coralli non calcarei e alcuni piccoli pesci (Pomacentridi).


Sui banchi arrivati in superficie cominciano ad accumularsi sabbia sottile, anch'essa di origine corallina perché formata dalla decomposizione degli scheletri dei polpi, e altri materiali che lentamente si consolidano fino a divenire terraferma. Giungono allora a sostarvi gli uccelli che, con i loro escrementi, fertilizzano il terreno; con l'aiuto dell'acqua piovana, abbondante nella zona, germogliano i semi trasportati dagli uccelli, e nasce alfine una vegetazione molto varia.

La grande barriera pulsa così di un'infinità di forme di vita - sono state censite 1500 specie di pesci e 3400 specie di coralli - e le innumerevoli alghe, indispensabili per la formazione della scogliera, e le migliaia di uccelli marini, importanti anch'essi nell'ecosistema, tutto contribuisce a rendere i luoghi meravigliosi e incantati.


Maori Wrasse - S.S. Yongala, Australia, 20mt.
Primo piano di una curiosa e tenerissima espressione di un bellissimo Labride, Cheilinus undulatus (Fam. Labridae).


Un'altra barriera corallina di così straordinaria bellezza da far dichiarare il luogo Patrimonio dell'Umanità, si trova a Tubbataha, nel Mar di Sulu nell'arcipelago delle Filippine, dove le scogliere coralline si contano a migliaia, occupando circa 27000 chilometri quadrati di superficie.

In buona parte di esse però gli equilibri biologici sono stati compromessi dalla presenza dell'uomo con lo sfruttamento eccessivo delle risorse marine; l'unica che si trova allo stato vergine e offre la maggiore diversità biologica, costituendo il punto chiave dell'ecosistema di quella vasta parte di mare, è il Parco nazionale marino di Tubbataha.

Il Parco è stato creato nel 1988 nella zona centrale del Mar di Sulu per proteggere una superficie di oltre 30 000 ettari e comprende due atolli separati da un canale lungo otto chilometri; dalla laguna interna emergono alcuni scogli e isolotti frequentati da tartarughe marine e uccelli che vi nidificano.

La ricchezza della fauna che lo popola è straordinaria; sono molti gli esperti che considerano Tubbataha come uno dei due o tre migliori posti di immersione in tutto il mondo, conquistati dalla bellezza degli innumerevoli pesci tropicali, dalle tante varietà di coralli che si intrecciano per costruire l'intelaiatura sulla quale si appoggiano stelle marine, spugne e qualsiasi tipo di invertebrato, dalla facilità con cui è possibile contemplare le enormi mante, le murene multicolori e persino gli squali.

Il controllo stabilito da una fondazione non governativa riesce a ridurre al minimo gli effetti della sconsiderata depredazione delle enormi e belle conchiglie, dei coralli e di altre creature del mare, che mette in pericolo la sopravvivenza delle scogliere in tutto il paese, ma l'ultima insidia che incombe su questa magnifica zona vergine è costituita dal rapido incremento del numero di sommozzatori che attratti dalla sua fama vi giungono dal mondo intero, non sempre consapevoli che l'affollamento umano può insidiare la perfetta armonia della vita della scogliera e che il loro comportamento deve essere tale da non molestare la fauna, e in particolare le colonie di uccelli e di tartarughe.

La scogliera di coralli più meridionale del mondo si trova nell'Oceano Pacifico nelle Isole di Lord Howe, di origine vulcanica, di fronte all'Australia, ad est della Nuova Galles del Sud, occupate e colonizzate dalla Gran Bretagna nel 1860.

La barriera ha avuto origine nel Pleistocene, continuando a svilupparsi fino ai giorni nostri. A causa delle temperature meno elevate, queste scogliere hanno caratteristiche biologiche diverse da quelle formatesi più a nord in acque più calde, e rappresentano una transizione tra il banco di coralli e quello di alghe.

L'arcipelago di Lord Howe rimane ancora un paradiso perduto nel Pacifico non solo per la straordinaria abbondanza e biodiversità della fauna e della flora nelle sue scogliere; anche la flora terrestre farebbe la felicità degli amanti della botanica: sono state isolate ben sette diverse fasce di vegetazione, dalla selva pluviale tropicale delle basse altitudini fino agli alti prati di graminacee rade; e l'avifauna, con le sue numerose specie endemiche, costituisce una delle più belle peculiarità di queste isole oceaniche.

L'arrivo dell'uomo bianco, che vi ha praticato una incontrollata e spietata caccia e pesca, vi ha portato gravi danni, tanto da determinare la scomparsa di alcune specie endemiche; ultimamente perciò sono stati presi seri provvedimenti per mantenere per quanto possibile intatti gli ecosistemi tipici delle isole: sono state pianificate le strutture turistiche in modo tale da non danneggiare l'ambiente e gli abitanti stessi hanno diminuito i loro rifornimenti ittici nella barriera corallina, consci di quanto sia importante per l'uomo non sperperare le immense ricchezze che il mare gli dona.

Purtroppo a volte però è il mare stesso, o meglio l'intero pianeta con i suoi sconvolgimenti tellurici, a distruggere in poche ore ciò che si era formato lentamente nei millenni, come è avvenuto con il grande terremoto seguito dallo spaventoso tsunami della fine dell'anno 2004.

Una spedizione italo-indonesiana a Sumatra e nell'isola di Simeulue, che si è svolta nello scorso mese di febbraio, alla quale hanno dato un forte contributo l'Università Politecnica delle Marche e l'Università di Genova, ha rilevato e documentato con fotografie gli immensi danni provocati all'ambiente, principalmente dal sisma.

E' stato questo infatti, sollevando letteralmente il fondale marino, a causare la fuoruscita, per oltre un metro sul livello del mare, di almeno 100 km della barriera corallina, che si trovava prima un paio di metri sotto il pelo dell'acqua, cambiando in tal modo per sempre la morfologia della costa. Lo spettacolo è impressionante: tutti i coralli sono ormai morti e con essi la infinita e varia fauna che abitava le cavità della scogliera, e la desolata zona non ha più alcuna possibilità di recupero.

Diversa è la situazione delle coste devastate dallo tsunami (che d'altra parte ha provocato incommensurabili e dolorosissime perdite di vite umane), sulle quali gli esperti indicano in cinque-dieci anni il tempo necessario per la ripresa.



Gli atolli

Il nome deriva da una voce maldiva che significa "isola-laguna". Sono isole di origine madreporica a forma di anello, o anche ellittica, o più irregolare, che circondano una laguna centrale, comunicante col mare per uno o più canali; sono numerosi e di molto varia dimensione nella fascia tropicale dell'Oceano Indiano e del Pacifico: i più grandi raggiungono fino a 100 km di lunghezza e l'anello di terra emersa, coperta da una ricca vegetazione, non supera in media i 200-500 m di larghezza; flora e fauna, caratteristiche delle corriere coralline prosperano presso ogni isola.


Nessun Dorma - Orpheus Island,Australia, 13mt.
Un meraviglioso Corallo non calcareo (Cl. Anthozoa, Subcl. Octocorallia) mette in evidenza tutta la sua bellezza nella forma e nel colore, mostrando aperti quasi tutti i suoi tentacoli.


La più antica ipotesi sull'origine degli atolli fu formulata da Charles Darwin, il grande scienziato il cui nome rimarrà per sempre legato alla teoria dell'evoluzione, che seppe anche spiegare misteri biologici molto diversi.

Secondo la sua spiegazione un atollo si forma inizialmente come una barriera corallina, che cresce intorno a un'isola in acque poco profonde, limpide, ossigenate e calde, come sono quelle dei mari tropicali; quando l'isola, in seguito a movimenti tellurici o eruzioni vulcaniche è sprofondata fino a scomparire sotto il livello del mare, i coralli - trovando il loro optimum di vita verso la superficie e il mare aperto - hanno continuato a crescere in direzione centrifuga.

Secondo altri scienziati, gli atolli si sarebbero invece formati su antiche rocce vulcaniche sommerse, vale a dire su crateri, ciò che spiegherebbe la loro forma circolare, o anche la loro formazione è stata messa in rapporto con i periodi glaciali; ma la teoria del Darwin ha ancor oggi buone ragioni per essere accolta.

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