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CRISTINA FREGHIERI



Milford Haven: l'ultimo sospiro

Il disastroso incendio della petroliera Milford Haven, annunciato con la morte di cinque persone dell'equipaggio, tra cui il Comandante, è terminato con l'affondamento della nave e parte del carico di prodotto petrolifero.

Il pericolo di inquinare, disperdendo il petrolio in mare, non solo le acque liguri ma anche quelle francesi, ha innescato una serie di problematiche a catena, richiedendo un alto impegno da parte delle persone che si sono adoperate per salvare il salvabile. Portare in salvo le vite umane era il primario obiettivo, compito non semplice data la vastità del disastro. Consecutivamente scattava l'emergenza per la gestione del gigantesco rogo che ormai dilaniava la nave.

Il petrolio, inesorabilmente sparso in mare, ha innescato un'azione devastante per l'ambiente marino.

I "giganti del mare", così sono soprannominate le petroliere per la loro grandezza, svolgono trasporti marittimi, il cui carico spesso è prodotto petrolifero, greggio o raffinato. Questi "imperi" galleggianti hanno fatto molto parlare di sé nella storia del mare.

L'agonia in diretta della petroliera in quei giorni di macabro stupore dell'aprile 1991, non ha fatto altro che rilevare le conseguenze ecologiche ambientali, non solo immediate ma anche future, di cui la ricerca biologica si occupa ancora oggi.

Attraverso questo viaggio nel passato, grazie alla testimonianza di chi in quei giorni era attivamente presente all'evento, ho potuto ricostruire la storia non sola, di pura cronaca.

Molti anni sono trascorsi dall'affondamento involontario della nave ed ancora il suo nome suscita un certo brivido nel pronunciarlo.

Oggi la petroliera Milford Haven è tornata a "vivere", seppur in modo diverso, trasformandosi in una "secca involontaria", aggredita dallo sviluppo della vita marina, che con il susseguirsi dei suoi insediamenti, ne ha colonizzato ogni parte.

La petroliera Milford Haven è ad oggi il relitto più grande del Mare Mediterraneo. Sono molti i subacquei che si immergono alla scoperta di questo gigante. Ogni immersione diventa il richiamo per tornare ancora. Duecento metri circa di lunghezza, per una larghezza di cinquanta (così misura la nave priva della prua, che si trova a 490 metri di profondità): è ciò che rimane della nave adagiata sul fondale di ottanta metri a due miglia dalla costa del ponente ligure.

La documentazione fotografica subacquea che accompagna questo testo è il risultato di tre anni d'immersioni. Ogni tuffo è stato un viaggio alla scoperta di questo relitto. Ogni volta, Max ed io, ci siamo immersi accompagnati dall'incognita della situazione, e tante volte siamo riemersi da immersioni molto faticose, senza riuscire a raccogliere immagini.

Con pazienza abbiamo accettato questo luogo, assecondandolo e riprovando infinite volte con lo scopo di portare in superficie la magica grandiosità di questa nave che, relegata in fondo al mare, continua a raccontare la sua storia. Il mare è stato nostro compagno e padrone assoluto nell'emozione di questa avventura.

Il breve passato di petroliera della Milford Haven si è concluso molto in fretta, pochi viaggi e molte ferite. La nave non sarebbe dovuta affondare ma è stato impossibile evitarlo. Il fuoco ha trasformato la petroliera in un trofeo rovente per poi regalarlo vergine alle acque devastate dal petrolio che trasportava. La vita meravigliosa del mare ne ha fatto un luogo proprio e gli amanti dell'immersione su relitti godono di una magica calamita ancora da "scoprire".

Questo testo vuole essere un invito per tutti, subacquei e no, a rispettare questo relitto e imparare a conoscerlo con amore e pazienza.

Ogni luogo ha la sua "anima", anche un involucro di ferro, specie se ne conosce la storia.

Durante la realizzazione di questo libro ho incontrato persone che mi hanno offerto, senza remore, il loro aiuto credendo, insieme a me, nell'obiettivo di rendere visibile, non solo l'aspetto materiale di eventi già scritti, ma anche l'emotività che ha accompagnato molti uomini nella speranza di salvare qualche cosa in mezzo alla "morte" che si è sdraiata sulle vite umane e sulla natura.

Fu un errore dell'uomo a causare tutto ciò? Forse. Se questo è accaduto, l'uomo ha fatto di tutto per riscattare l'involontario gesto.


La petroliera Milford Haven:
" L'ultimo sospiro "


Il libro che racconta la storia del più grande relitto del Mediterraneo: l’incendio, la tragedia umana, l’affondamento, i lavori subacquei, la vicenda giudiziaria e la sua rinascita attraverso la colonizzazione marina. Il viaggio sommerso di ciò che oggi è diventata un’emozionante meta per gli appassionati subacquei di immersioni sui relitti.


Questa opera è dedicata a tutte le persone che mi hanno accompagnato nel percorso che mi ha permesso di ricomporre il "puzzle" della storia della superpetroliera Haven in superficie e nel sommerso.


La foto di copertina è di Massimo Paolini


 

I miei ringraziamenti al


CORPO NAZIONALE
dei VIGILI del FUOCO

Dipartimento dei Vigili del Fuoco,
del Soccorso Pubblico e della Difesa Civile
Comando Provinciale di Genova


A Luciano D'Amato Vigile del Fuoco di Genova, che si è reso disponibile nella ricostruzione di eventi e testimonianze. Sue sono le immagini che mostrano l'incendio della petroliera. Luciano D'Amato, dall'elicottero dei VV.FF., ha filmato per settanta ore l'agonia della nave avvolta in una montagna di fuoco e fumo.


Al Direttore del Servizio Sicurezza del Porto di Genova, Ing. Giuseppe Ciarli e al Comandante Giuseppe Olivieri, per avermi illustrato come avviene il carico e scarico del prodotto petrolifero a bordo di una petroliera.


Ad Adriano Passeri, titolare della Ditta Drafin Sub, persona che ha dedicato la vita al mare e mi ha guidata , attraverso i nostri incontri, alla conoscenza dell'importante lavoro di tanti operatori subacquei che, con lui, hanno lavorato con professionalità e dedizione sulla petroliera affondata. Loro sono le immagini inedite della prua, che si trova a 490 metri, riprese con il ROV.


Al Dott. Giuseppe Zolesi, biologo, che ha visionato e supportato la documentazione relativa alla biologia.


A Paolo Farinella, titolare della Ditta Fa&MI di Angera, produttrice di illuminatori subacquei, che ci ha fornito il materiale necessario per la realizzazione delle immagini.


A Silvio Reina, titolare della Ditta Fraco sub di Trezzano sul Naviglio, e a Dario Lambertini, titolare della Ditta FM Fotovideo di Bologna, per l'assistenza prestata alle nostre attrezzature fotografiche subacquee.


A Gianni Parodi, Responsabile del Settore Logistico dell'Economato e Ragioneria della Procura della Repubblica presso il Tribunale di Genova, per la preziosa collaborazione nella ricerca del materiale degli atti processuali.


Infine, a Sandro Tagliapietra, webmaster del sito www.cristinafreghieri.it, che, con l'abilità e l'entusiasmo di sempre, ha accompagnato la "nascita" del libro sulla pagina web.

            

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