Sulla cresta dell'onda

Operazione Polluce:

Il recupero

Finalmente è stato disposto il recupero dei materiali preziosi dal relitto del Polluce, affidato dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana alla Historical Diving Society Italia, in collaborazione con Marine Consulting Diving Contractors e Capmar Studios che sponsorizzano l'operazione.

Sarà così possibile ricostruire un tassello di storia marinara genovese e probabilmente di storia nazionale.

Il progetto di recupero è stato presentato giovedì 22 settembre
presso il Centro Iperbarico di Ravenna
via Torre 3, Ravenna - 0544.500152

uff. stampa Enrico Cappelletti - cell 328.6624679
ecapel@fastwebnet.it

Su www.hdsitalia.com è stata aperta una pagina sul relitto del Polluce che sarà pian piano arricchita e sempre aggiornata. Durante i lavori di recupero del suo tesoro e di qualche parte dello scafo, Enrico Cappelletti e Gaetano Cafiero, ogni giorno, metteranno in rete notizie, foto e spezzoni di filmato. E' inoltre scaricabile - clikkando su Media - tutta la cartella stampa composta di testi e fotografie ad alta risoluzione.


Il meteo ritarda il recupero del tesoro

Enrico Cappelletti comunica:

Quel che resta del Polluce nelle profondità elbane: modello presentato alla Conferenza stampa a Porto Azzurro, domenica 9 ottobre 2005

RAVENNA 29 settembre - Il recupero del tesoro stivato nel Polluce comincerà lunedì 10 ottobre. La complessa logistica - la sola che permetta ai sommozzatori di operare per più giorni a oltre 100 metri di profondità - con l'impianto di alto fondale della Marine Consulting di Ravenna sarà collocata il 4 ottobre su un pontone attrezzato all'ormeggio nel porto di Livorno. Meteo permettendo. Infatti l'inizio delle operazioni di recupero era stato fissato per venerdì 30 settembre, ma le cattive condizioni del mare avevano impedito il traino del pontone. Quindi il mezzo sarà rimorchiato verso Porto Azzurro, sull'isola d'Elba, dove giungerà tra il 6 e il 7 ottobre, provvedendo subito all'ancoraggio fisso sul punto a tre miglia da Capo Calvo, ove giacciono i resti del Polluce.

Il cacciamine Numana M 5557 della Marina Militare, in appoggio all'operazione, alla fonda davanti a Porto Azzurro

Una volta sul fondo, gli uomini della Marine Consulting innanzi tutto delimiteranno l'area di scavo, quindi "quadretteranno" il relitto, ossia costruiranno sopra e parallelo ai resti dello scafo un reticolo rettangolare suddiviso in quadrati: uno strumento di cui si servono abitualmente gli archeologi per ottenere sequenze fotografiche ordinate dei siti scavati. Infine i sommozzatori azioneranno pompe aspiranti particolari, realizzate appositamente per quest'operazione: completamente immerse, nella fase di aspirazione dei detriti e della sabbia, non provocano alcun danno al materiale che si sta recuperando, che è riposto automaticamente in enormi ceste di acciaio composte di più livelli filtranti. In questo modo anche gli oggetti più piccoli rimangono tra le maglie dei filtri e potranno essere più facilmente raccolte dagli archeologi a bordo del mezzo navale.

Conferenza stampa nella Sala Consiliare del Comune di Porto Azzurro

È la prima volta al mondo che per lavorare sui resti di un naufragio si sceglie la tecnologia dell'immersione in saturazione. D'altronde ne vale la pena: non solo il Polluce, affondato la sera del 17 giugno 1841, custodisce qualche mistero storico e politico dell'Italia pre-risorgimentale; ma nelle sue cabine dovrebbe esserci un autentico tesoro: gioielli di squisita fattura e 100.000 monete d'oro di vari Stati europei e 70.000 "colonnati" spagnoli d'argento, come riportato dal quotidiano Semaphore di Marsiglia del 24 giugno 1841 che, con dovizia di particolari, racconta l'accaduto e le perdite subite.

Quando, nel 2000, alcuni avventurieri inglesi e italiani calarono sul relitto una devastante benna, rinvennero nel fango e nella sabbia, oggetti molto piccoli come diamanti e acquamarine non più grandi di un'unghia. Per questo gli archeologi addetti al recupero del materiale hanno chiesto che fosse adottato un sistema idoneo e sicuro in grado di trattenere anche il più minuto frammento. I frutti di quello scavo illegale - qualche gioiello e un paio di migliaia di monete - furono sequestrati da Scotland Yard e restituiti all'Italia per il tramite dei Carabinieri addetti alla Tutela del Patrimonio Artistico e Culturale. Questa volta quanto sarà recuperato in questa prima fase sarà preso direttamente in consegna dai Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale di Firenze, che provvederanno alla sicurezza dei reperti fino che non giungeranno presso i laboratori della Soprintendenza per il restauro e la catalogazione.


IL TESORO C'È
Cominciato il recupero dal relitto del Polluce

Enrico Cappelletti comunica:

Alcune fasi del recupero. Sono emersi blocchi di monete in perfetto stato, avvolte in contenitori di piombo: se ne può dedurre che fossero imballate per essere trasportate e consegnate a un ignoto destinatario. Foto SBAT-HDSI-EC

PORTO AZZURRO (Isola d'Elba) 16 ottobre 2005 - Parecchie migliaia di "colonnati" spagnoli d'argento, molte decine di monete d'oro da 20 franchi francesi. E poi una forchetta e un cucchiaio d'argento, un calamaio di vetro nero d'inchiostro essiccato, qualche bottiglia rotta, un vaso di terracotta in perfette condizioni, brandelli di fasciame con conficcati chiodi di rame, qualche pezzo di carbone compatto e pesante per i 164 anni trascorsi a oltre cento metri di profondità. Dalla notte del 17 giugno 1841 - quando il Polluce, piroscafo a ruote fiore all'occhiello della flotta De Luca - Rubattino affondò in seguito alla collisione con il "pacchebotto" napoletano Mongibello - a questa mattina alle 9.45 , quando le prime ceste con i reperti raccolti dai sommozzatori d'altofondale della Marine Consulting sono stati issati in coperta sul pontone attrezzato Meloria.

L'operazione, che è proseguita fino al tardo pomeriggio, si è svolta sotto la supervisione del prof. Claudio Mocchegiani Carpano, responsabile della sezione tecnica per l'archeologia subacquea del ministero per i Beni Culturali e Artistici e della dottoressa Pamela Gambogi della soprintendenza toscana; e alla presenza di personale dei Carabinieri del Nucleo di Firenze per la tutela del patrimonio culturale nazionale. Gli stessi carabinieri hanno preso in custodia i reperti sbarcati a Porto Azzurro.

Oltre alle monete sono stati recuperati oggetti d'uso comune che, puliti e imballati, saranno consegnati alle Autorità competenti. Gianluca Mirto sorride soddisfatto, nel mostrare sacchetti di monete pronte per la consegna: si deve a lui e ad Enrico Cappelletti se l' "Operazione Polluce" ha potuto prendere avvio. Il relitto del Polluce, con il suo carico depredato, è l’unico tesoro sottomarino che si sia fino ad ora ritrovato in acque nazionali. La Historical Diving Society Italia, dopo che la Soprintendenza Archeologica della Toscana avrà provveduto al restauro dei reperti, organizzerà mostre itineranti in città italiane ed all'estero, di cui la prima sarà realizzata a Ravenna in collaborazione con il Comune di Ravenna. Foto SBAT-HDSI-EC

Si è trattato - hanno chiarito gli archeologi - di una raccolta manuale preliminare di reperti visibili sulla fiancata sinistra del relitto, probabilmente oggetti ricaduti dalla benna usata dai saccheggiatori che aggredirono i resti del Polluce nel febbraio 2000. "In mezza giornata abbiamo recuperato più monete di quante ne raccolsero quei clandestini in un mese. Dire che sono felice è poco" ha dichiarato il sindaco di Porto Azzurro, dottor Maurizio Papi.

L'idea di recuperare il carico prezioso del Polluce - destinato a un museo dedicato sull'isola d'Elba - è stata ispirata da tre anni di ricerche effettuate da Enrico Cappelletti e Gianluca Mirto che hanno ricostruito nel libro su citato, L'oro dell'Elba, la storia della nave, fino al saccheggio compiuto da un gruppo di avventurieri italo-inglesi, all'intervento dei Carabinieri, e quindi di Scotland Yard, fino alla restituzione all'Italia delle 2000 monete d'argento, 400 d'oro e dei gioielli strappati al relitto con una benna, alla cieca.

La Soprintendenza Archeologica della Toscana ha redatto un progetto - affidato alla Historical Diving Society Italia, con un contratto di sponsorizzazione - in esecuzione da parte dei professionisti della Marine Consulting Diving Contractors e della Cooperativa Nazionale Sommozzatori.


POLLUCE: si allestisce il cantiere sottomarino

Enrico Cappelletti comunica:

Il cacciamine Numana M 5557 della Marina Militare alla fonda davanti a Porto Azzurro

Porto Azzurro (Isola d’Elba) 17 ottobre - Il relitto del Polluce ha continuato anche nella mattinata di oggi a restituire migliaia di monete d’argento e d’oro che i sommozzatori in saturazione della Marine Consulting di Ravenna raccolgono sulla sabbia del fondo, dove giacciono sparpagliate. È molto probabile che le monete siano quelle sfuggite alla benna adoperata nel febbraio del 2000 dal gruppo di Inglesi e Italiani che asportò illegalmente circa 2000 colonnati spagnoli d’argento e poche centinaia di luigi d’oro dal fondale dove il piroscafo a ruote battente bandiera del Regno di Sardegna si era adagiato la sera del 17 giugno 1841.

Ma il piano di recupero del carico con l’impiego di sommozzatori prevede l’uso di potenti pompe aspiranti, le sorbone, per rovesciare tutta la sabbia del sito in apposite ceste da vuotare - una volta collocate a bordo del pontone attrezzato Meloria - mediante forti getti d’acqua, per portare alle luce monete e altri oggetti di interesse storico.

Posa del cantiere di recupero: sarà il recupero archeologico subacqueo più profondo effettuato finora in Italia da operatori tecnici subacquei in saturazione, con l’ausilio delle stesse tecnologie adottate nella ricerca sottomarina delle scatole nere nei disastri aerei; è anche la prima volta che un’azienda privata italiana sponsorizza un progetto di recupero di beni artistici e culturali in ambiente marino. Foto SBAT-HDSI-EC

Nel pomeriggio di oggi la raccolta degli oggetti è stata sospesa e i quattro OTS - Operatori Tecnici Subacquei - Fabrizio Cappucci, Stefano Lunardini, Giorgio Verdura, Roberto Zicché, si sono dedicati ad allestire il cantiere a 103 metri di profondità, liberando i resti del Polluce dai brandelli di rete e collocando la quadrettatura necessaria agli archeologi per una ricostruzione più fedele possibile del piroscafo di 164 anni fa. Quando il sito di scavo sarà reso più agibile tornerà al lavoro anche Pippo Cappellano che, con la sua troupe, cura la realizzazione di un documentario.

L’intera Operazione Polluce, sponsorizzata dalla Historical Diving Society Italia, si svolge sotto la supervisione del prof. Claudio Mocchegiani Carpàno, responsabile della sezione tecnica per l’archeologia subacquea del ministero per i Beni Culturali e Artistici, e della dottoressa Pamela Gambogi della soprintendenza toscana; e alla presenza di personale dei Carabinieri del Nucleo di Firenze per la tutela del patrimonio culturale nazionale. Gli stessi Carabinieri hanno preso in custodia i reperti finora sbarcati a Porto Azzurro. Un calcolo empirico ha permesso di valutare intorno ai 25 grammi il peso di ciascuna moneta, il che significa che in un giorno e mezzo di lavoro sono state recuperate circa 4.700 monete d’argento. Più alcune decine di “luigi” d’oro da 20 franchi.


OPERAZIONE POLLUCE:
Il maltempo allontana il pontone Meloria

Enrico Cappelletti comunica:

Il pontone Meloria. Foto SBAT-HDSI-EC

Porto Azzurro, 19 ottobre - Il vento di scirocco ha costretto il pontone Meloria, attrezzato dalla Marine Consulting con l’impianto per le immersioni in saturazione per il recupero del carico del Polluce, a mollare gli ormeggi e a farsi trainare dal rimorchiatore Tito Neri II a ridosso nella rada di Portoferraio.

I quattro OTS - operatori tecnici subacquei - Fabrizio Cappucci, Stefano Lunardini, Giorgio Verdura, Roberto Zicché, impossibilitati ad abbandonare l’ambiente pressurizzato a 10 atmosfere, corrispondente a 90 metri di profondità, nel quale devono restare rinchiusi, invece che in mare si sono immersi nella lettura de L’Oro dell’Elba, il libro di Enrico Cappelletti e Gianluca Mirto la cui pubblicazione è all’origine di tutta l’ Operazione Polluce.

Il manifesto dell'Operazione Polluce e un libro d'epoca che racconta la vicenda

I professionisti dell’immersione profonda, di norma impiegati nell’industria estrattiva del petrolio, di solito non mostrano particolari curiosità: sono semplici esecutori di ordini precisi impartiti dal “superintendent” dalla cabina di controllo. Ma questa volta è diverso: i sommozzatori sono l’ingranaggio più importante della complessa macchina del recupero, sono al centro dell’interesse mediatico perché è la prima volta al mondo che si fa ricerca archeologica (o meglio: storica) ricorrendo a questi specialissimi lavoratori del mare. Ed essi vogliono sapere tutto dei fatti e della circostanze che li hanno portati, per una volta, a raccogliere ceste di monete d’oro e d’argento invece che a stringere bulloni o a far saldature.

Del resto, l’interesse e la curiosità per l’ “Operazione Polluce” stanno montando. Non solo a Porto Azzurro ma in tutta l’isola d’Elba. Quando la sera di domenica 16 le prima casse di reperti furono sbarcate in banchina e, sotto l’occhio vigile di funzionari della soprintendenza e dei carabinieri, portate alla fortezza spagnola per esservi custodite, molta gente presente domandava se si trattasse di pesce. Ma i manifesti che annunciano il recupero del Polluce parlano chiaro: Elbani e turisti si sono subito appassionati all’evento. E, specialmente i più anziani tra gli isolani, cominciano a farsi avanti e a offrirsi come volontari: decisi a dare il loro contributo al chiarimento d’una vicenda di 164 anni fa che è parte integrante della storia di questa terra.


OPERAZIONE POLLUCE
Ripreso il recupero dopo il fermo per brutto tempo

Enrico Cappelletti comunica:

Porto Azzurro, 24 ottobre - Dopo tre giorni di mare agitato, che non permetteva l’ancoraggio, da ieri pomeriggio il pontone Meloria è tornato in posizione e sono riprese le operazioni di recupero dei materiali che appartengono al relitto del Polluce a – 103 metri. Tutto ciò che giace sul relitto viene aspirato con una potente sorbona idraulica comandata dalla superficie e guidata sul fondo dal sommozzatore. Con l’uso di questo sistema, tutto ciò che è contenuto nel limo vischioso del fondale, in cui si trovano i reperti, viene aspirato e riposto in un enorme contenitore metallico che, una volta pieno, viene alato a bordo ed appoggiato su di un apposito trespolo. Il fango, rovesciato su un paio di setacci dalle maglie molto fini, è lavato con getti d’acqua. In questo modo la melma si liquefa e gli oggetti rimangono intrappolati.

Nel tardo pomeriggio di oggi, dopo che la sorbona ha ripulito una parte del relitto, nei pressi della macchina a vapore nei vagli sono state rinvenute molte monete in argento, colonnati del 1824 e del 1799, oltre ad altre in oro, tra cui alcune 20 lire di Genova in perfetto stato di conservazione - valore numismatico circa mille euro. Fino ad oggi le monete in argento, recuperate in buono stato, ammontano a circa 6500 in argento, pari ad un valore attuale di oltre mezzo milione di euro

I pezzi storicamente più affascinanti, rimasti intrappolati nei retini, sono stati un orologio da tasca in oro con quadrante con una sola sfera puntata sulle dodici, uno stupendo anello composto da otto minuti cammei con raffigurazioni di visi di fattura greca, un piccolo crocefisso, un medaglione, un frammento di catena in oro ed altri piccoli particolari di gioielleria.

Il recupero dei resti del Polluce vede impegnate circa settanta persone, tra tecnici addetti all’impianto di saturazione, sommozzatori, equipaggio del pontone e del rimorchiatore, addetti alle riprese cinematografiche guidati dagli archeologi della Soprintendenza di Firenze, alle quali collabora il Servizio Tecnico per l’Archeologia Subacquea del Ministero dei Beni Ambientali e Culturali.


OPERAZIONE POLLUCE:
L'operazione si conclude nella cabina d'una signora

Porto Azzurro, 29 ottobre - Il lavaggio dell'ultima cesta finisce ch'è buio. Nei pochi giorni di effettivo lavoro subacqueo concessi dalle condizioni meteomarine si è sempre tirato tardi. L'operazione "Recupero del Polluce" che, dal 22 settembre quando fu annunciata, ha tenuto tutti col fiato sospeso, è conclusa. Domani mattina alle 6 i quattro OTS - operatori tecnici subacquei - cominceranno a decomprimersi.

Ne avranno per cento ore, un'ora per ciascun metro, visto che hanno lavorato a una quota di 103 metri sotto il livello del mare: finiranno giovedì 3 novembre alle ore 16. Avevano preso posto nell'angusto abitacolo pressurizzato la sera di venerdì 14. È stata la prima volta al mondo che la tecnica dell'immersione profonda in saturazione è impiegata in uno scavo subacqueo finalizzato al recupero di reperti contenuti in un relitto moderno.

Con "archeologia", infatti, si intendono studi e ricerche su materiali datati dalla preistoria alla caduta dell'impero romano, al massimo fino al VII secolo; poi si deve parlare correttamente di archeologia medioevale, rinascimentale e così via. La prima campagna di scavo archeologico subacqueo con sommozzatori fu condotta nel 1974 nelle acque dell'isola di Lipari, sul relitto di una nave oneraria romana giacente a 85 metri di profondità, sul quale, nel tentativo di depredarlo, avevano perso la vita dei sub tedeschi.

Tra i sommozzatori c'era Franco Gargiulo, "dive superintendent" ossia responsabile del lavoro degli OTS nell'Operazione Polluce. Il piroscafo della De Luchi, Ribattino & C., abbordato e affondato dal "pacchebotto" napoletano Mongibello la notte del 17 giugno 1841, è un relitto moderno in termini archeologici e tuttavia di grande interesse storico. "Per esempio ci può dare indicazioni importanti sulla circolazione monetaria dell'epoca" dice la dottoressa Pamela Gambogi della Soprintendenza per i beni artistici e culturali della Toscana.

Ed effettivamente, sin dalla prima raccolta manuale effettuata dai sommozzatori e sino all'ultima con la sorbona, l'afflusso a bordo del pontone Meloria di monete d'argento e d'oro è stato continuo e copioso: almeno 10.000 d'argento, qualche centinaio d'oro. E sono "colonnati" delle colonie spagnole di Perú, Cile, Vanezuela e "maravedeis", "pezzi da otto" di Spagna; e "luigi" d'oro da 20 franchi. L'ultima incursione è compiuta dal sommozzatore in quella che sicuramente era una cabina di prima classe e ospitava una signora, ricca e devota.

Lo rivelano gli oggetti da toilette ritrovati: un pettine, uno spazzolino da denti e uno da unghie, senza setole, probabilmente di tartaruga; una spilla d'oro raffigurante un cane da caccia che balza sulla preda; il tacco d'una scarpa da donna; bottoni d'osso; una moneta d'oro - sotto 164 anni di concrezioni si legge una data, 1789; e si riesce malamente a intravedere un Carolus Imp. , una moneta d'oro da 30 ducati del 1830 di Ferdinando II delle Due Sicilie; addirittura una moneta da 100 lire in oro con l'effige di re Carlo Alberto e la data del 1832, una somma enorme all'epoca; un rosario di pasta vitrea; parecchi rotoli di monete d'argento.

Una cabina violata certamente dai saccheggiatori inglesi nel 2000, ma con una benna: che fece più danni di quanto valore riuscì a strappare al fondo del mare.

Questa volta è andata meglio, per gli oggetti e per i loro cercatori. Del resto, i protagonisti di questa operazione Polluce 2005 sono ciascuno professionista nel proprio campo: il ministero per i Beni e le Attività Culturali Culturali che, attraverso la Soprintendenza di Firenze, ne ha avuto la direzione scientifica; la Historical Diving Society Italia che ne è stata lo sponsor ufficiale, affiancata dal Comune di Porto Azzurro; la Marine Consulting che ha impiegato i suoi uomini e le sue tecnologie; la Capmar Studios che ha documentando col mezzo televisivo lo svolgimento delle operazioni e i reperti rinvenuti; il Comando Carabinieri Tutela Patrimonio Culturale.

Il recupero del Polluce ha avuto termine ma non è finito.

Dal punto di vista della documentazione storica l'operazione ha avuto un esito più che positivo: ce n'è quanto basta per allestire un museo sull'isola d'Elba. Ma una seconda missione, magari già l'anno prossimo, potrebbe far tornare alla luce diretta del sole l'imponente macchina a vapore, quel che resta delle ruote e altre parti della nave. E magari fare luce piena sui molti misteri che circondano il Polluce e che il libro-inchiesta di Enrico Cappelletti e Gianluca Mirto, L'oro dell'Elba, ha svelato ma non ha risolto.

Foto SBAT-HDSI-EC

ufficio stampa:

Enrico Cappelletti 328.6624679

ecapel@fastwebnet.it

http://www.hdsitalia.com

Angolo arrotondato Angolo arrotondato Angolo arrotondato Angolo arrotondato
Facebook Twitter Linkedin