Sulla cresta dell'onda

Nave Polluce: un mistero finalmente risolto
da Enrico Cappelletti e Gianluca Mirto

completato il recupero dei preziosi dal relitto: vai alla pagina

L'intera vicenda, da una lontana infausta sera del 17 giugno 1841 alla recente incursione piratesca, è finalmente raccontata in un atteso libro di Enrico Cappelletti e di Gianluca Mirto. Il primo è autore di un recente avvincente resoconto di un'altra oscura vicenda di tesori sommersi; subacqueo, fotoreporter, giornalista e scrittore, pubblica piacevoli racconti nel sito italiano dei relitti nel mondo - www.relitti.it - che a oggi ne ha censiti e studiati quasi 400.

Il sito è stato creato nel 1999 dal coautore del libro, Gianluca Mirto, uno dei più accaniti studiosi di informazioni storiche atte al riconoscimento dei relitti.
Tra i membri del consiglio direttivo dell'Associazione Italiana di Documentazione Marittima e Navale, nel 2003 ha fondato l'Agenzia Relitti Italia (ARI), il cui obiettivo è la conservazione, la valorizzazione e il recupero storico e culturale dei relitti sommersi.

In altre sezioni abbiamo accennato alla nave napoletana Mongibello, poi Monzambano, prima nave idrografica italiana dopo l'unità nazionale. Ebbene, l'Unità si trovò, alla metà dell'Ottocento, al centro di una vicenda tanto misteriosa quanto affascinante - l'affondamento del Polluce - dai possibili risvolti politici di notevole rilevanza storica, e dall'immenso potenziale artistico e museale.

Gli Autori del libro - tra le opere finaliste del PREMIO CASINO' SANREMO "LIBRO DEL MARE", seconda edizione 2005 - narrano la storia della nave Polluce, dell'azione di pirateria che l'ha irrimediabilmente danneggiata, dello scavo archeologico, dei progetti di recupero e di creazione di un museo apposito. Di seguito diamo un breve riepilogo della vicenda, di cui l'HDS-Italia ha messo in rete un esauriente resoconto.

Il 17 giugno 1841 il piroscafo postale Polluce, appartenente all'armatore genovese Raffaele Rubattino, in navigazione da Napoli a Genova, fu speronato dalla nave napoletana Mongibello e affondò in meno di mezz'ora con tutti i suoi beni al largo dell'isola d'Elba, dove il relitto giace ancora ad una profondità di circa 100 metri, danneggiato e depredato da una grave recente "incursione".

Le persone a bordo, circa 80 tra passeggeri ed equipaggio, riuscirono a salvarsi, tutte meno un marinaio, trasbordando sulla Mongibello, per essere sbarcate a Livorno, pressoché nude.

Il carico perduto era imponente: un ingente quantitativo di monete d'oro e d'argento e un tesoro in gioielli e oggetti preziosi, dato che tra i passeggeri vi erano persone di alto rango, tra cui prelati, funzionari napoletani, una principessa Filomarino, un nobiluomo russo ...

Le modalità dell'incidente inducono a sospettare che lo speronamento da parte della nave napoletana sia stato volontario, e recenti ricerche storiche portano a pensare che il Polluce avesse a bordo qualcosa che non doveva giungere a Genova, forse aiuti finanziari forniti dagli Inglesi ai patrioti italiani.

Il Rubattino, assistito dal Guerrazzi, avvocato e patriota livornese, intentò causa ai Napoletani, e vinse anche il processo, che si svolse a Livorno nel 1842, ma non fu mai risarcito, così come non furono risarciti i passeggeri, perché la nave non era assicurata e perché la legge del tempo non contemplava tali sinistri in mare.

L'armatore genovese tentò anche l'impresa disperata di recuperare la nave, spendendo una cifra enorme e riducendo la sua compagnia sul lastrico. I dettagli del fallito recupero si conoscono grazie a Cesare de Laugier, colonnello napoleonico di nascita elbana, che ha lasciato un libretto di 48 pagine, pubblicato appena una settimana dopo l'inutile tentativo nel novembre 1841.

Gli atti del processo di Livorno sono invece rimasti sconosciuti finché, una decina di anni fa, non si sa come, sarebbero stati scovati e copiati da un subacqueo francese, che li avrebbe venduti ad una società inglese. Di fatto, il titolare di quest'ultima, pur non essendo uomo di mare, raggiunse Genova con svariati amici nel gennaio del 2000, noleggiò una motonave attrezzata con grande benna e, dopo aver presentato regolare richiesta alle Autorità italiane per recuperare il relitto di una nave mercantile inglese, la "Glean Logan", affondata da un sommergibile durante la prima guerra mondiale in tutt'altra posizione, si collocò invece sul relitto del Polluce e cominciò le operazioni di recupero, tirando su a caso con la benna tre tonnellate almeno di detriti, per setacciare il materiale alla ricerca di preziosi.

Dopo 21 giorni il gruppo di Inglesi ripartì con il bottino, valutato in seguito intorno al milione e mezzo di Euro (monete d'oro e d'argento, monili dei primi dell'Ottocento, vasellame, cristalli e orologi). Alla Capitaneria di Porto italiana dichiararono di aver trovato la nave britannica che cercavano, e di aver recuperato pochi preziosi e un po' di materiale.

Diversa la versione fornita alle autorità inglesi, cui dichiararono di aver trovato molto materiale, ma su una nave affondata in acque internazionali (circostanza, questa, che garantisce la proprietà del recupero nel caso che nessuno accampi diritti).

Il ricco bottino stava per essere messo all'asta da una nota galleria londinese, ma alcuni sospetti degli addetti ai lavori e i controlli incrociati tra le autorità portuali italiane, Scotland Yard e i Carabinieri preposti alla tutela del patrimonio, hanno portato all'arresto dei "pirati", i quali però hanno ottenuto l'impunità in cambio della restituzione del maltolto. Il prezioso materiale è stato restituito alle Autorità italiane e si trova ora presso i Carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio di Firenze.

Per quanto riguarda ciò che è rimasto del Polluce nelle profondità elbane, finalmente è stato disposto il recupero dei materiali preziosi dal relitto, affidato dalla Soprintendenza Archeologica della Toscana alla Historical Diving Society Italia, in collaborazione con Marine Consulting Diving Contractors e Capmar Studios che sponsorizzano l'operazione.

Sarà così possibile ricostruire un tassello di storia marinara genovese e probabilmente di storia nazionale.

Il progetto di recupero è stato presentato giovedì 22 settembre 2005
presso il Centro Iperbarico di Ravenna
via Torre 3, Ravenna - 0544.500152

uff. stampa Enrico Cappelletti 328.6624679
ecapel@fastwebnet.it

Su www.hdsitalia.com è stata aperta una pagina sul relitto del Polluce che sarà pian piano arricchita e sempre aggiornata. Durante i lavori di recupero del suo tesoro e di qualche parte dello scafo, Enrico Cappelletti e Gaetano Cafiero, ogni giorno, metteranno in rete notizie, foto e spezzoni di filmato. E' inoltre scaricabile - cliccando su Media - tutta la cartella stampa composta di testi e fotografie ad alta risoluzione.



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"Operazione Polluce"

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