Sulla cresta dell'onda

Tonnare di Liguria: la tonnara di Camogli

Foto e testi di Annamaria "Lilla" Mariotti
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La tonnara di Camogli è fra le più antiche delle poche ancora esistenti in Italia: quella di Carloforte (o Isola Piana), quella di Portoscuso, entrambe in Sardegna, e quella siciliana dell'isola di Favignana, della quale si hanno notizie fino dal 1200. Altre storiche tonnare, come quelle di Stintino in Sardegna e di Bonagia in Sicilia, hanno ormai cessato di operare.

Le prime notizie della tonnara di Camogli risalgono al 1603, anno in cui un solenne Decreto del Magistrato dei Censori stabiliva che "delli tonni che si fossero presi alla tonnara di Camogli se ne dovesse dare agli abitanti di Camogli e di Recco per loro uso dieci di un rubo, venticinque di due, sei sino a cento rubi". Il rubo è una misura antica che corrisponde a circa 8 Kg e che, tra i pescatori di Camogli, viene usata ancora ai giorni nostri.

Più tardi, nel 1612, si legge "....anno 1612. Si introdusse l'appalto della tonnara di Camogli, con che dovesse l'appaltatore provvedere di pesci il Comune e non potesse salariare in marinai ed inservienti che persone della parrocchia...". Questo certamente per favorire la popolazione meno abbiente.

Bisogna considerare che in quell'epoca Camogli era un piccolo borgo di poche case, collegato con un ponte ad un isolotto roccioso sormontato da un castello dove forse trovavano rifugio gli abitanti durante le scorrerie dei pirati, e che i suoi uomini era dediti sopratutto alla pesca ed in particolare alla pesca del tonno.

Questo impianto era così remunerativo che negli anni Venti del 1600 i suoi proventi servirono per costruire strade, per finanziare l'allungamento del molo e anche per completare la costruzione del Santuario della Madonna del Boschetto, dove oggi si conserva una delle più belle collezioni di ex-voto marinari. Questo impegno di consegnare tonni al municipio si ripete nel tempo fino al 1817, anno al quale risale l'ultima notizia su questo uso.

Nel 1600 la pesca del tonno era considerata così importante, finanziariamente, che la Riviera Ligure era tutto un susseguirsi di tonnare e, a metà di quel secolo, la tonnara di Camogli era la prima in ordine di importanza, seguita da quelle di Monterosso e di Santa Margherita.

La storia della tonnara di Camogli attraversa i secoli passando di mano in mano, finché, nel 1889, il Prof. Pietro Pavesi, nella sua " Relazione alla Commissione reale per le Tonnare " scrive " Non posso iscriverla tra le tonnare attive, perché la concessione è estesa alla pesca con bestinara, mugginara, ecc… " . Nonostante questo, nel 1914 la tonnara di Camogli è di nuovo tra le prime, ma nel 1923 cessa di operare.

Nel 1937 viene creata la Soc. An. Cooperativa Tonnarella di Camogli, fortemente voluta dal Podestà Giuseppe Bozzo. La Cooperativa riprende a gestire la tonnara che opera senza sosta fino al 1979, anno in cui viene di nuovo dismessa. Nel 1982 la Cooperativa Pescatori di Camogli, di recente costituzione, prende in gestione la tonnara, rimettendola in mare quell'anno stesso, e da allora essa ha continuato ad operare fino ai giorni nostri.

La tonnara di Camogli, o "tonnarella", come sarebbe più giusto chiamarla sia per le sue ridotte dimensioni rispetto alle tonnare sarde e siciliane, sia per il fatto che ormai non pesca più tonni ma qualsiasi pesce che incappi nella rete, viene calata da secoli sempre nello stesso posto, a circa 400 metri da Punta Chiappa, all'interno della Area Marina Protetta di Portofino, e viene legata a terra ad uno scoglio chiamato " pedale " da cui parte verso il largo la rete d'arresto, che si chiama, appunto, "pedale" ed è lungo 340 metri.

Alla fine della rete si trovano due camere : "la camera di raccolta " che conduce alla "camera della morte ". Quest'ultima è l'unica ad avere un fondo a sacco ed è quella che viene sollevata dai pescatori tre volte al giorno: al primo albeggiare, a metà mattina e nel tardo pomeriggio.

L'equipaggio della tonnara è formato da dodici pescatori che si alternano in turni di sei per settimana, con cambio al sabato pomeriggio. I pescatori siciliani e sardi hanno nomi esotici, sono chiamati "tonnarotti " e l'uomo che li comanda si chiama " Rais", nome di chiara origine araba: si dice infatti che furono gli Arabi ad importare questo sistema di pesca nel Mediterraneo. A Camogli, invece, il pescatore che lavora in tonnara si chiama semplicemente "pescou da tonnaea " e il loro capo è il "capoguardia ".

La tonnara impiega tre barche : la prima, la più grande, detta "poltrona ", rimane sempre ancorata alla rete; la seconda, detta "asino ", va avanti e indietro dal porto di Camogli tre volte al giorno, portandosi a rimorchio una barca più piccola senza motore, chiamata "vedetta", perché è la barca usata dal capoguardia per controllare se ci sono pesci nella camera della morte e se vale la pena di effettuare la " levata ". La rete viene sollevata dai pescatori che stanno sulla poltrona e il pescato viene caricato sull'asino. A Camogli non si effettua la mattanza, come si usa nelle altre tonnare.

La rete della tonnara è fatta di filetto di cocco che viene importato ogni anno dall'India in grosse balle. Durante l'inverno sono i pescatori stessi a cucire la rete in due magazzini, dove pazientemente mettono insieme il grande impianto. I cavi che limitano la rete in alto ed in basso e ne tengono tesa la struttura, vengono fabbricati a San Fruttuoso di Camogli ogni inverno, rigorosamente a mano e usando strumenti antichissimi. A Marzo, sul molo di Camogli, appare la rete finita che viene tesa lungo il muraglione e sul molo stesso, e tutti i giorni i pescatori si riuniscono per assemblare i vari pezzi, collegandoli ai cavi. Per lavorare a questa fase tutti danno una mano ed è bello vedere giovani e meno giovani che, tenendo in mano una matassa di filetto di cocco, annodano velocemente i vari pezzi, facendo prendere forma all'impianto.

Un decano della tonnara, che non è difficile vedere ancora in giro per Camogli con il suo passo ondeggiante, è Lorenzo Gelosi, detto "Cen", ormai ultranovantenne, che ha lavorato in tonnara per più di 40 anni e che fino a pochi anni fa ha ancora partecipato alla lavorazione delle reti e alle operazioni a mare per la messa in opera dell'impianto.

"Cen" al lavoro, in una foto d'epoca

Durante l'estate alla rete, che è di fibra naturale, si attaccano alghe e micorganismi marini che attirano non solo i pesci di grossa taglia, ma attirano anche i pesci "neonati", diventando una specie di nursery, con grande vantaggio per l'ecosistema locale; nello stesso tempo ne diventa impossibile il recupero per cui, alla fine della stagione, la rete viene tagliata ed abbandonata sul fondo dove, non essendo materiale inquinante, diventa pastura per i pesci.

Foto anni Cinquanta
1954: tonno di 35 kg

Questa è la storia della tonnarella di Camogli, un retaggio del passato proiettato verso il futuro, anche se questo è molto incerto, perché ogni anno diventa sempre più difficile trovare giovani che si adattino a questo faticoso lavoro, mentre i più anziani, che la portano avanti con determinazione, dovranno prima o poi ritirarsi: e allora cosa ne sarà della nostra tonnara ? La tonnara in se stessa non è più molto remunerativa e si continua a calarla forse solo per tenere in piedi una tradizione piuttosto che per un motivo commerciale. Arriverà il giorno in cui qualcuno deciderà che non è più possibile sostenere quest'onere e allora anch'esso finirà, e un altro pezzo di storia della nostra città se ne andrà per sempre.


Lorenzo Gelosi, detto "Cen", non c'è più. Annamaria "Lilla" Mariotti ne pubblica un commosso ricordo nel suo sito