Sulla cresta dell'onda

Per un recupero delle tonnare siciliane: la ricerca di un equilibrio sostenibile tra identità storica e progresso tecnologico

Il presente contributo - di Gianluca Serra (gianlucaserra.gs@libero.it ) - si propone di affrontare criticamente il tema del recupero delle tonnare siciliane. La riflessione si articola in due principali momenti: una pars destruens mirante a fare tabula rasa di inveterati convincimenti circa le ipotesi di rimessa a valore di quella che è storicamente stata una fiorente industria per l'economia costiera siciliana (par. 1); una pars costruens tesa ad impostare i termini del problema in vista di puntuali idee progettuali (par. 2).

1. Idee di recupero fuorvianti

Seguendo una logica di ragionamento a contrario, va, anzitutto, sgombrato il campo dai significati che chi scrive non ha voluto imputare al generico termine "recupero".

Ruderi della tonnara di Vendicari (SR)

1.1 La tonnara folcloristica

In primo luogo, il sostantivo "recupero" non vuole essere veicolo dell'idea che sia praticabile (e, perciò, anche desiderabile) un "retour en arrière", un ritorno al passato puro e semplice, perché un tale convincimento non potrebbe essere la premessa di alcun progetto ma l'anticamera di un sogno, di un sogno struggente e velleitario.

Più esplicitamente, recuperare le tonnare siciliane non può significare ristrutturarne le infrastrutture materiali (stabilimenti, magazzini, porticcioli) e le componenti strumentali (barcareccio, reti, ancore.…) in vista di una riattivazione dei processi poietici specifici (la pesca e la lavorazione conserviera del tonno).

Se il modello economico-produttivo della tonnara fissa non ha retto il confronto con altri paradigmi tecnologici di pesca (ed in particolare con il sistema integrato tonnara volante-tuna ranching), allora è evidente che voler oggi insufflare vita in quello stesso modello equivarrebbe ad un accanimento terapeutico su di un paziente allo stadio terminale di un morbo irredimibile.

Se riattivata nella sua veste tecnica originaria, la tonnara al massimo potrebbe ambire ad una collocazione nell'ingloriosa nicchia delle "rappresentazioni folcloristiche" di un mondo tradizionale, tramontato sotto il profilo della convenienza economica.

Vogliamo forse assistere al "presepe vivente" di uomini e donne che, nell'improbabile costume d'epoca di improvvisati tonnaroti (nota 1), inscenano l'epica atmosfera di una mattanza culminante nella cattura di qualche modesto tonnetto? Noi non vogliamo che la tonnara venga declassata a mera pesca-turismo.

Purtroppo pare sia questo il sentiero in cui si è incamminata una delle due tonnare ancora attive in Sicilia, Favignana, dove, sommato alle dispute sul valore del diritto di filmare la mattanza (nota 2), il nuovo rapporto numerico tra tonni catturati e persone a vario titolo presenti sul sito di cattura è sempre più significativo dello snaturamento della vera funzione della tonnara: 53 tonni/1500 turisti-spettatori nella prima levata del 2005 contro gli oramai leggendari 5, 7, 10 mila tonni pescati da qualche centianaio di tonnaroti (in assenza di turisti!) in annate lontane dell'Ottocento.

1.2 La tonnara-resort

D'altra parte, l'idea di recupero che qui si propone rifugge dalla troppo sbrigativa (ed ingenerosa) tentazione di riuso del "contenitore" logistico-architettonico della tonnara in chiave meramente turistica, cioè ricettivo-alberghiera.

Certo, molte tonnare, sia per l'amenità dei siti in cui sorgono sia per il pregio artistico ed i volumi dell'impianto architettonico, ben si prestano ad essere reinterpretate come "resort" da offrire a precisi segmenti della domanda di turismo balneare e/o congressuale. E, forse, una tale soluzione incontrerebbe il favore di quegli investitori nazionali ed esteri per i quali la Sicilia esiste solo nella sua riduttiva rappresentazione di contorno costiero dalle straordinarie potenzialità turistiche.

Ma un tale epilogo della millenaria storia delle tonnare siciliane non può e non deve essere accettata: il radicale stravolgimento della loro originaria funzione comporterebbe l'abdicazione ad una semantica dei luoghi (fatta di saperi, mestieri, tradizioni, linguaggio… modelli sociali) sulla quale occorrerebbe, invece, opportunamente puntare per differenziarsi e rispondere con successo alla concorrenza che gli altri territori sono capaci di fare nel mondo globalizzato.

La nostra idea di recupero si sottrae, dunque, alla tentazione di leggere la tonnara come "contenitore" progressivamente ed inesorabilmente svuotato dal trascorrere del tempo e, perciò, suscettibile di essere riempito versandovi una funzione socio-economica (come quella turistica) aliena alla sua profonda identità storica.

Emblematica è, a tal proposito, l'immagine di una vecchia muciara di rais trasformata in bar all'interno dell'Hotel & Residence "La tonnara di Bonagia" (TP)!

La "tonnara-resort" esporrebbe al verosimile rischio di un definitivo smarrimento di importanti pezzi di memoria collettiva locale: l'assuefazione dello sguardo all'azzurro di una piscina olimpionica, al luccicare delle cromature di panfili ormeggiati ad un pontile mobile, al rosso terra di qualche campo da tennis pensile sul mare… condurrebbe, nel volgere di qualche generazione, all'irriconoscibilità dei luoghi in cui la tonnara definiva ed organizzava le sue funzioni.

Venuto meno il ricordo veicolato dall'ultimo canuto genius loci e andata smarrita, nell'ennesimo trasloco, l'ultima ingiallita fotografia, non rimarrebbero che le pagine dei libri a ricordare a sé stesse e a pochi volenterosi ricercatori e curiosi che quel resort - magari dall'esotico nome "La tonnara" (nota 3) - un tempo non intercettava flussi di turisti (o conferenzieri) ma di tonni!

1.3 La tonnara-museo

Il passato, tuttavia, per quanto irrinunciabile, non può avere la pretesa di assorbire per intero, con la sua "messa in scena", lo spazio fisico e funzionale che le tonnare hanno lasciato libero ritraendosi dalla storia.

Ecco, allora, profilarsi un terzo significato di "recupero" che non ha diritto d'asilo presso la nostra riflessione: restauro conservativo e conseguente ridestinazione museale delle tonnare. Una tale opzione potrebbe sì salvare fabbricati, ciminiere, ancore e barconi dall'inesorabile azione corrosiva della salsedine, placando il sentimento di impotenza e frustrazione di chi anno dopo anno ne constata il decadimento; ma, a ben vedere, la cristallizzazione di questi, ed altri, elementi nella loro inanimata integrità si tradurrebbe nell'implicita dichiarazione di resa del modello socio-economico della tonnara fissa all'impietoso urto delle forze della contemporaneità.

In questa tonnara-museo il passato verrebbe come "imbalsamato", privato della possibilità di interagire con il presente per "fare futuro". Ci aspettiamo che il turista tedesco corrisponda un prezzo per acquistare il diritto a lasciarsi suggestionare da un mondo che Goethe ha dimenticato di descrivere nel suo melenso e paranoico Viaggio in Sicilia? Ci pare assai più ragionevole supporre che, una volta consegnate ai cataloghi dell'archeologia industriale, le tonnare difficilmente riusciranno a emergere come imprese culturali redditive, cioè in grado di ricavarsi uno spazio fra le innumerevoli attrattive archeologiche -puniche, magno-greche, romane, arabo-normanne, barocche…- che, per motivi sistemici (carenze di capacità ricettiva, di infrastrutture viarie, di collegamenti internazionali…), già a fatica attraggono o intercettano i flussi mondiali del turismo culturale.

2. Una diversa idea di recupero

In sintesi, "recupero" non può essere ritorno al passato (la tonnara folcloristica), né astrazione dal passato (la tonnara-resort), né musealizzazione del passato (la tonnara-museo).

Le considerazioni finora svolte pongono, con evidenza, l'accento sul rapporto tra idea progettuale per il recupero delle tonnare siciliane e identità storica delle stesse. La vera sfida è tutta concentrata nella ricerca di una soluzione in cui passato e progetto non entrino in conflitto ma si integrino nel senso che il secondo sostenibilmente si innesti sul primo, sfruttando la profondità delle sue radici per attecchire nel terreno della contemporaneità.

L'impostazione logica scelta impone che si fornisca, a questo punto del discorso, una definizione in positivo del concetto di "recupero". Ebbene, il significato che per noi il termine ricopre è essenzialmente quello di "rimessa a valore" delle tonnare attraverso la ricerca di un sostenibile rapporto tra identità storica e progresso.

2.1 Rimettere a valore

"Rimettere a valore" è cosa sensibilmente diversa da "valorizzare". Si valorizza un oggetto (o un'attività) quando lo si sottrae ad un originario stato di gratuità (libera disponibilità) e quiescenza economica e lo si colloca, corredato di un prezzo (valore, appunto), sul mercato. Così, ad esempio, per non uscire dal tema, l'amministrazione normanna valorizzò i litorali siciliani affidando in concessione, dietro corrispettivo, il diritto di sfruttarli per "crociar tonnara". Si mette a valore un oggetto (o un'attività) quando, con convenienza, lo si integra in quel sistema di relazioni economiche che si collocano a monte e a valle del processo sfociante nella realizzazione di un output (bene o servizio) cui il mercato riconosce un valore (prezzo) nel quale è contenuto il costo complessivamente sostenuto ed un margine (profitto).

Ecco, dunque, apparire in filigrana dietro al concetto di "rimessa a valore" quello di profitto, dal quale il nostro ragionamento non intende assolutamente fare astrazione, forte com'è della convinzione che la tonnara, al netto di ogni contenuto antropologico-culturale, pure importante, è storicamente stata un'impresa e non può non esistere, se non snaturata, al di fuori di questa forma organizzativa.

La tonnara Florio di Favignana (TP) nei suoi anni gloriosi

Concretamente, rimettere a valore le tonnare siciliane significa reinserirle, in condizioni di redditività, nella catena del valore del tonno, cioè in quel circuito di attività economiche che vanno dalla cattura del grande pesce pelagico alla commercializzazione dei prodotti che se ne possono ricavare.

2.2 Ricercare un rapporto sostenibile tra identità e progresso

Nella ricerca di un equilibrio sostenibile (sia sul piano economico che ecologico) tra identità e progresso la partita si gioca essenzialmente sul piano tecnologico, visto che è stata proprio l'incapacità di adeguarsi alla concorrenza delle tonnare di più elevato contenuto tecnologico (quelle volanti) a condannare le tonnare fisse alla marginalizzazione dal mercato. Alla luce di questa premessa, occorre esplicitare il significato dei due termini i quali l'equilibrio va costruito.

2.2.1 Identità storica: la tonnara fissa ovvero la "territorializzazione" della pesca del tonno

La cattura dei tonni con impianti fissi stagionalmente ubicati a distanza relativamente contenuta dalla costa può considerarsi il tratto più caratterizzante, sotto il profilo tecnologico, dell'identità storica della tonnara siciliana e, più in generale, di quella mediterranea. La fissità dell'impianto è sì un dato tecnico ma le sue implicazioni non si esauriscono nella tecnica; la trascendono immediatamente.

Ormeggiata al fondale per mezzo di ancore, la tonnara non è mare ma "protesi della terraferma", suo artificiale prolungamento. I significanti che tradizionalmente designano i due principali elementi costitutivi dell'apparecchio di reti della tonnara, costa e isola, confermano questa connessione segnica tra terra e mare in perfetta adesione all'assioma che il filosofo tedesco Heiddeger ha elaborato in tutt'altro contesto: "il linguaggio è la casa dell'essere". Nel punto in cui la rete di costa veniva "attaccata" al litorale, si materializzava la giunzione simbolica tra terraferma e mare, tra terra-abitata-da-uomini-organizzati e mare-governato-dalla-natura… tra cultura e natura.

La tonnara fissa

Il calare tonnara ha, su molteplici livelli, implicato un fenomeno di "territorializzazione" del mare, cioè di assoggettamento della informe massa liquida marina alle logiche e alle regole che mediano il rapporto tra l'uomo e lo spazio nella terraferma.

Così, riportando sulle carte nautiche i luoghi di calo delle tonnare, si è alterata la rappresentazione del profilo costiero naturale con un segno umano, un'impronta di appropriazione tesa a marcare il confine tra il "padrone del mare" e l'universo dei soggetti esclusi: i natanti in transito e soprattutto i "padroni" di limitrofe zone di calo, per consuetudine tenuti a garantire un "mare di rispetto" di almeno tre miglia.

E, ancora: le pareti di rete distese in mare per centinaia, migliaia di metri "ingabbiavano" le acque, conferivano loro una forma idealizzata, tratteggiavano una geometria tridimensionale, fatta di punti, segmenti e piani, capace di assecondare in modo intelligente il non euclideo linguaggio del mare, fatto di flussi d'acqua (flutti, maree, correnti) e di vita (la periodica migrazione genetica dei tonni).

Un'altra importante connessione tra terra e mare va ricercata nella sequenza delle fasi del processo produttivo della tonnara fissa. La fase a mare (calo e messa in funzionamento dell'ordigno di reti) era tecnicamente incastonata tra due fasi a terra (armatura e lavorazione conserviera).

Proprio in questa successione è racchiuso il significato di "territorializzazione" del mare (o, se si vuole, della pesca del tonno) maggiormente rilevante ai fini del nostro discorso: il valore tratto dal mare con la cattura dei tonni non era "congelato" e trasferito in mercati lontani (come quello di Tsukiji in Giappone) ma veniva "sbarcato" sulla terraferma immediatamente prospiciente la zona di calo, investiva le comunità rivierasche ed un indotto che si spingeva fin nell'entroterra, creava localmente opportunità di lavoro, di reddito, di spesa, di risparmio, di investimento.

La pesca del tonno in Sicilia lasciava valore al territorio costiero e in questo senso si configurava come un'attività "territorializzata", radicata nel territorio.

Questa capacità di trattenere valore ci pare, più di ogni aspetto etno-antropologico, che pure è importante, il tratto irrinunciabile dell'identità storica della tonnara siciliana.

2.2.2 Progresso: la tonnara volante ovvero la "de-territorializzazione" della pesca del tonno

E il progresso, cioè l'altro termine col quale l'identità va messa a confronto per trarne un equilibrio sostenibile? Il progresso è tutto incarnato dalla tonnara volante a vista, il paradigma tecnologico sul quale il capitalismo alieutico nipponico ha, con strepitoso successo, costruito il suo mercato del tonno.

La tonnara volante

La nuova tecnica di pesca è sottesa da logiche e regole diametralmente opposte a quelle della "territorializzazione". Un'anonima schematizzazione sarà utile a comprendere perché. Moto-pescherecci oceanici battenti la bandiera del compiacente Stato X e imbarcanti equipaggi a basso costo di nazionalità Y, "setacciano", guidate da ricognitori decollati dallo Stato Z, le acque internazionali per catturare vivi branchi di tonni da condurre in gabbie d'ingrasso ubicate nelle acque territoriali dello Stato M; raggiunto il peso commerciale ottimale, i tonni sono macellati e, al culmine di un processo di lavorazione in larga parte effettuato a bordo di titaniche navi frigorifero battenti bandiera dello Stato N, sono venduti e consumati sul mercato dello Stato J.

Rimorchio dei tonni catturati con la tonnara volante
Gabbie da ingrasso per tonni (tuna farms)

Ma cosa significa, per la Sicilia e per il Mediterraneo, questa globalizzazione dell'industria del tonno se non "de-territorializzazione" di un modello economico-produttivo che fino a non molto tempo fa aveva una sua specificità locale?

La tonnara volante recide l'intimo legame tra terra e mare, tra cultura e natura. Essa non risponde a una benefica logica appropriativa ma innesca una dannosa dinamica espropriativa: non disegna cioè linee di confine a garanzia di diritti esclusivi ma "scarabocchia" in maniera spregiudicata il grande foglio del mare, drenando voracemente risorse.

E ancora: quella della tonnara volante non è una geometria umana che asseconda con intelligenza i flussi della natura marina ma li spezza, alterando delicati equilibri ecologici e pregiudicando la disponibilità di risorse per le generazioni future.

La tonnara volante spezza, inoltre, la contiguità spaziale e la continuità funzionale tra le zone di mare in cui si effettua la pesca e i luoghi di terra, inclusi quelli dell'indotto, in cui ci si "arma" per la pesca e si lavora il pescato. Saperi e mestieri, forme organizzative e manifestazioni culturali, valori e, soprattutto, valore economico svaniscono: al litorale non rimane che la consolazione della lontana linea dell'orizzonte e qualche romantico tramonto da inserire sulla cartolina di una rilettura in chiave unicamente turistica di luoghi che hanno invece avuto una precisa identità industriale.

La nostra idea di recupero è ovviamente contraria a questa "de-territorializzazione" che paradossalmente taglia fuori la costa siciliana dalla catena del valore dei tonni che vi transitano davanti; tuttavia non si concede all'aprioristico rifiuto del progresso tecnologico, nel quale vede anzi l'unica possibilità di perpetuare, con convenienza, un'attività altrimenti destinata a trovare posto nei libri di storia economica regionale.


Note:
1. Si veda la puntata di "Linea Blu" andata in onda su Raiuno l'11 giugno 2005.
2. Si veda all'articolo "Mattanza, Sammartino: filmarla è un lusso", Giornale di Sicilia del 9/6/2005, pag. 11.
3. Vi sono, poi, casi in cui già la stessa titolazione della tonnara riutilizzata per finalità non propriamente ricettive ma comunque ricreative si pone come ostacolo alla conservazione della semantica di luoghi. Ci pare questo il caso della tonnara dell'Arenella (Palermo) nei cui "Quattro pizzi" di stile neo-gotico inglese progettati dall'architetto Giachery per la famiglia Florio è attualmente ospitata una discoteca di tendenza dal suggestivo, e snaturante, nome "Kandisky-Florio". Va bene ricordare i Florio ma Kandisky? Non ci pare fosse uno dei rais dell'Arenella!

Gianluca Serra alla fine del 2007 ha messo in rete un sito dedicato a Capo Granitola, http://www.capogranitola.tk, ricco di notizie sulla storia passata e presente, l'ambiente marino, le tonnare, le saline della costa della Sicilia occidentale.