Sulla cresta dell'onda

Genova-Cornigliano: Castello Raggio

Il Castello sorgeva in fondo alla strada di Cornigliano, sul territorio che dalla "Fossa a Calcinara", arrivava poco oltre l'antico scoglio di Sant'Andrea, luogo conosciuto come "Deserto", roccioso, brullo, nero e dirupato.

Le prime notizie su questa singolare località risalgono al 1131, anno in cui un certo monaco Alberto si trasferì alla Badia di Sant'Andrea: il detto "Sant'Andrea predica al deserto" potrebbe significare che le sue parole cadevano nel vuoto, ma potrebbe invece riferirsi proprio al luogo dove egli aveva il suo romito.

Non essendoci la strada costiera, il convento era raggiungibile solo mediante un sentiero: documenti dei secoli successivi accennano alla necessità di assicurare la viabilità e di sviluppare la litoranea. Alla fine del 1772 l'ingegnere militare Giacomo Brusco ricevette l'incarico di migliorare il tratto di strada antistante lo scoglio di Sant'Andrea.

Il "Disegno di una porzione della strada del Deserto di Sestri ..."
in una tavola del Brusco (Genova, Archivio di Stato)
L'isola di Sant'Andrea, da Matteo Vinzoni,
Pianta delle due Riviere della Serenissima Repubblica di Genova divise ne' Commissariati di Sanità
Biblioteca Civica Berio, Genova. Riproduzione commentata a cura di Massimo Quaini
Genova, Sagep editrice, 1983, fig., p.229)

Già da tempo il Deserto era in mano ai briganti, il cui capo - un certo Gabbaia - fu alla fine catturato e condannato a morte: fino all'inizio del Novecento esisteva ancora, su uno sperone di roccia in prossimità dello scoglio di Sant'Andrea, un cippo di marmo che indicava il punto dove il bandito era stato decapitato.

E fu proprio nel Deserto che il Foscolo ambientò l'Ode A Luigia Pallavicini, sottotitolandola, appunto, "caduta da cavallo nella riviera di Sestri".

Panoramica del Deserto in una litografia di Domenico Cambiaso,
presso l'Archivio Storico del Comune di Genova

Lo scoglio di Sant'Andrea era collegato al Deserto mediante un ponte ma, con il progressivo insabbiamento dovuto ai detriti trasportati dai locali corsi d'acqua, nel primo Ottocento era già unito alla terraferma, sovrastato dal secentesco fortilizio costruito dal Governo della Repubblica ad uso di polveriera. Dopo il 1860 il fortino fu occupato da un piccolo distaccamento di soldati di Marina e fu poi abbandonato.

Nel 1879 il Demanio mise in vendita il comprensorio, che fu acquistato da Edilio Raggio, il quale affidò all'architetto Luigi Rovelli, cavaliere al merito dell'Accademia di Belle Arti per Ornato ed Architettura, il compito di edificare il Castello.

Edilio Raggio, benché laureato in Giurisprudenza, non esercitò mai l'attività forense, orientando i propri interessi verso il commercio e l'industria. Uomo di larghe vedute, forte e tenace, pose le basi della propria ricchezza grazie ad una vantaggiosa convenzione per la fornitura del carbone alle ferrovie e successivamente alla Marina sia Militare che Mercantile. Estese, poi, tale commercio alle più importanti industrie italiane.

Nel 1874, a 34 anni, si presentò candidato per la 12° legislatura nel collegio elettorale di Novi Ligure, facendosi promotore della costruzione dell'acquedotto e dell'apertura di due importanti stabilimenti: la Carbonifera Industriale Italiana e il Cotonificio. Divenne membro della Giunta generale del Bilancio e di varie commissioni, oltre che Relatore del Bilancio della Regia Marina. Nel 1879 comincio l'attività di armatore con due vaporetti, il Risveglio e il Persevero, cui seguì un piroscafo di maggior stazza, l'Iniziativa.

Nel 1854, per volontà di Cavour, venne costruita la strada ferrata Genova-Torino che favorì l'emergere dell'attività siderurgica, quindi l'ascesa dell'Ansaldo e della Robertson a Sampierdarena, e della Westermann a Sestri Ponente. Raggio, naturalmente, si inserì in tale lucroso giro d'affari, fondando l'acciaieria-fonderia Raggio&Ratto e, probabilmente, scoprì lo Scoglio di Sant'Andrea proprio durante le ricerche effettuate per reperire l'area su cui edificare lo stabilimento.

Castello Raggio in un'incisione da La Terra / trattato popolare / di / geografia universale ...,
di G. Marinelli e altri, vol. IV, Milano, Vallardi, 1894

Per la costruzione del Castello non si badò a spese: il costo complessivo dell'opera ammontò all'incredibile cifra (per quei tempi!) di 660.000 lire. L'edificio era composto da un elemento parallelepipedo, ad uso abitativo, e dalla torre a pianta quadrangolare, saldati insieme mediante un corpo che si prolungava a 90° dall'elemento principale. L'accentuato verticalismo, sottolineato da alte bucature a sesto acuto, lo rendevano simile nell'aspetto al famoso Castello Miramar che Massimiliano d'Asburgo aveva fatto costruire verso il 1855 sulla Punta di Grignano, nella riviera triestina.

Ad ovest del corpo principale svariate aperture immettevano alle scuderie, al giardino e al piccolo orticello. Dalla parte opposta partiva una galleria, i cui archi erano sostenuti da una fila di colonnette, da cui si ammiravano il mare e la costa fino alla Lanterna di Genova.

Internamente il Castello si divideva in quattro piani: il terreno, il piano nobile, la zona notte con le camere da letto e i mezzanini. Il pian terreno svolgeva funzioni di rappresentanza, con l'ampio atrio illuminato da una vasca circolare di cristallo inserita nel soffitto, colma d'acqua e di pesci; tutt'intorno archi, sostenuti da colonnette di bardiglio, mentre lungo le pareti si alternavano arabeschi, fregi e stemmi.

La residenza fu attivamente frequentata da illustri personalità, fra cui re Umberto e la regina Margherita, la contessa Fiammetta Doria, il duca di Galliera, il principe di Napoli, il conte di Torino, il presidente del Consiglio Giolitti ...

Purtroppo, il 22 ottobre 1906 Edilio Raggio morì e con la sua scomparsa si concluse un epoca ricca di intensi traffici commerciali e importanti alleanze politiche.

La sua fortuna, stimata oltre i 200 milioni di lire, esclusi i beni immobili e i numerosi impianti industriali che via via nel tempo vennero fatti costruire con l'espandersi del progresso in campo siderurgico, rappresentava, secondo l'annalista Caffaro, il più grande patrimonio liquido d'Italia. La sua brillante carriera venne portata avanti, seppur come meno successo, dal fratello.

Il 4 novembre 1911 scomparve anche l'architetto Rovelli che, grazie ai numerosi incarichi affidatigli da Edilio, aveva raggiunto l'apice del successo e della notoriètà, sia in Italia sia all'estero.

La magnificenza e lo sfarzo del Castello andarono incontro ad un destino alquanto triste dopo la II Guerra Mondiale: la crisi socio-economica conseguente al conflitto si riflesse anche sullo stupendo edificio - che fino ad un trentennio prima era stato un ambito polo di attrazione per nobili e politici - e il castello fu abbandonato e lasciato in balia di balordi e disperati. Nel 1951 fu abbattuto e nell'area sorse l'attuale aeroporto, inaugurato circa dieci anni dopo.

Così, chi ha avuto la fortuna di vederlo ne conserva intatto il ricordo mentre, per chi lo ha sentito soltanto nominare, è davvero arduo riuscire ad immaginare una realtà storica, artistica e ambientale così diversa da quella attuale.


(Paola Presciuttini, 2004)