Il vocabolo "toponomastica" di per sé ha origini antiche, greche per l'esattezza; deriva, infatti, da topos "luogo" e onoma "nome". E greca è l'origine di molti toponimi italiani, che affondano le proprie radici addirittura nella mitologia.
Altri sono connessi con le dominazioni dei conquistatori che si sono succeduti nella Penisola, dai Fenici agli Arabi agli Aragonesi ai Normanni.
Altri ancora discendono da remote origini indoeuropee, peraltro comuni a tutte le lingue occidentali; molti toponimi, infine, si ricollegano alla geomorfologia o alle caratteristiche climatiche locali.
Per illustrare le località abbiamo scelto documenti antichi, manoscritti e a stampa, che attestano le modificazioni ambientali intercorse nel tempo.
Svariate antiche rappresentazioni di città costiere italiane compaiono in Vedute di costa del Mediterraneo nella cartografia europea 1500-1900, di Paola Presciuttini, pubblicato da Priuli & Verlucca Editori, Pavone Canavese 2004, 179 p., 318 ill.
Più specificamente dedicato alla toponomastica costiera è, della stessa autrice, Toponimi costieri nella cartografia dell'Istituto Idrografico della Marina, Grafiche Amadeo, Imperia-Chiusanico, 2008, p. 397, ill.
Oggi comprende il borgo medievale di S. Erasmo e il borgo di Porto Salvo, sviluppatosi fuori le mura. Ma un nucleo abitato esisteva in età romana, detto Caieta, che la leggenda - come racconta l'Eneide - fa derivare dal nome della nutrice di Enea. Un'altra possibile origine è nella parola greca kaieta, nel significato di insenatura, per via del golfo antistante.



L'isola Gallinara si trova nove chilometri a Greco-Tramontana da Capo Mele, poco più di tre chilometri e mezzo da Alassio. Ha una superficie complessiva di 98.000 metri quadrati, una circonferenza di 1534 metri e un diametro di circa 450 metri. Si alza di 87 metri sul livello del mare, alla sommità dell'edificio che la sovrasta.
Secondo Varrone e Columella fu così chiamata per il gran numero di galline selvatiche che vi si trovavano.
Verso la metà del IV secolo vi si ritirò a vita eremitica San Martino di Tours e probabilmente divenne residenza di anacoreti, come quasi tutte le isole del litorale tirrenico.
Un'epigrafe dell'VIII secolo menziona la presenza di un abate, mentre documenti dell'XI secolo parlano dell'importante monastero dei santi benedettini Maria e Martino, che intratteneva rapporti con la Spagna e con il mondo arabo per poi estendere la propria influenza alla Provenza e alla Riviera Ligure.

La città è costituita da due aree, una più antica su un'isoletta all'estremità di un promontorio, e una successiva costruita lungo il promontorio stesso, unite da un ponte costruito nel 1603. Plinio, nella sua Naturalis Historia, riferisce che la città di origine greca Callipoli si chiama ora Anxa. Il nome odierno deriva dunque dall'originaria denominazione greca
, ossia "bella città".

Genova, come anche Ginevra, è riconducibile alle radici indoeuropee geneu- da cui "ginocchio", o genu- da cui "bocca", con riferimento alla forma del luogo, che ricorda l'arco interno del ginocchio o l'arcata di una mascella; oppure anche è in relazione alla bocca dei fiumi che sfociano nell'antistante bacino.
(vedi anche Cornigliano)

Il comune di Imperia fu costituito nel 1923 dall'unione di Porto Maurizio e di Oneglia, precedentemente autonomi. Prende il nome dall'adiacente torrente Impero, così chiamato nel Settecento in sostituzione dell'antico idronimo Aqua Unelie.
La foce è infatti situata nei pressi di Oneglia, in documenti medievali detta Unegia, mentre la valle figura come Unelia.
Porto Maurizio, importante centro marittimo già nel basso Medioevo, compare fin dal secolo VII come Portu Mauricii. Non si sa se il nome Mauricius si riferisca a un sovrano che avrebbe voluto la costruzione del porto, o se identifichi il santo cui è dedicata la chiesa parrocchiale fin dal secolo XII.


Il nome del mare deriverebbe da quello di Io, figlia del re di Argo, trasformata in giovenca da Zeus per sottrarla alle ire della divina consorte. Per sfuggire alla vendetta di Era l'animale fuggì dalla Grecia e raggiunse il mare che prese il suo nome, per poi approdare finalmente in Egitto.

Appartiene alle isole Partenopee, chiamate nell'antichità "Pithecussae", ossia "isole delle scimmie". Il mito greco vuole infatti che i Cercopi, i due figli di una delle Oceanine, si dedicassero al brigantaggio, fintanto che Zeus, irritato da tale comportamento, non li trasformò in scimmie, relegandoli a Ischia e Procida.
Il nome attuale deriva dal basso latino iscla, diminutivo del latino insula.



Località residenziale a poca distanza da Roma, è famosa per le proprietà terapeutiche della sabbia delle sue spiagge, ricca di ferro. Fu fondata alla fine dell'Ottocento dal principe Ladislao Odescalchi, da cui il nome Ladis + polis, ossia "città di Ladislao".
In provincia di Agrigento, il comune comprende le isole di Linosa e Lampedusa e ha sede nella seconda. La denominazione latina - Lepadusa - deriva dal greco Lopadousa, forse da lopas, cioè il mollusco 'patella', che in latino si chiamava lopada, da cui il vocabolo toscano 'lampita'.

La città fu probabilmente costruita dopo la distruzione di Luni nell'XI secolo, quando i suoi abitanti cercarono rifugio in un sito più sicuro, che chiamarono Hospitia, da cui il nome attuale.


Così si chiamava una delle Sirene, che abitavano le isole a largo di Sorrento, sorella della più nota Partenope. E come dal nome di quest'ultima fu chiamata in origine Napoli, così Licosa dette il suo nome all'isoletta di fronte a Paestum.
Citata con il nome Livorna già nel X secolo, diventa castello e poi piccolo porto fortificato, in difesa del vicino Porto Pisano. Con la caduta di Pisa fu genovese per pochi anni e poi fu acquistata da Firenze, che ne potenziò le difese e vi costruì un arsenale.
Alla fine del Cinquecento un'apposita costituzione consentiva piena libertà di residenza agli immigrati, tra cui molti Ebrei, cosicché la città si espanse, favorita dal nuovo porto franco, tanto che alla fine del Settecento era la seconda città della Toscana.
Il nome è forse da mettere in relazione all'imbarcazione liburna - una specie di feluca - tipica delle genti del Quarnero note come Liburni.

Il nome del pittoresco centro balneare sulla Costiera Amalfitana è da mettere in relazione al limitrofo paese chiamato Minori; entrambi sono collegati ai nomi dei fiumi Reginna Maior e Reginna Minor, quest'ultimo oggi detto Reginuolo.


In epoca classica la città, nei pressi di Capo Lilibeo, corrispondeva appunto a D i l u b a i o n, la cui origine è oscura.
Distrutta nel Medioevo, fu ricostruita e fortificata dal Conte Ruggero e assunse il nome arabo di marsa Ali, cioè "porto di Alì o Allah".

Stazione balneare della Penisola Sorrentina, citata in documenti del XIV secolo, mentre precedentemente era nota anche come Massa di Sorrento e prima ancora, come Massa Publica.
Il termine massa indica la tenuta agraria, nell'alto Medioevo costituita da poderi coltivati da coloni e servi sotto la supervisione di un conduttore; verso il X secolo si trasforma in feudo, quando il casale centrale viene fortificato e diventa sede di un feudatario. Il secondo nome deriva da lobra, la zona più pittoresca della città, dove si trova il cinquecentesco Santuario di S. Marina della Lobra. L'origine dell'appellativo è probabilmente connesso con un tempio di Minerva ancora ricordato in documenti settecenteschi.

Nell'827 la cittadina fu conquistata dagli Arabi e divenne un emirato. Assunse l'attributivo del Vallo per essere stata il capoluogo di uno dei tre valli, ossia suddivisioni amministrative, della Sicilia.
Il toponimo figura nei classici latini e in molti testi arabi medievali, e probabilmente deriva dal nome dell'adiacente fiume Màzaro, di origine latina.

Il nome della città deriva dal greco M e s s h n h, divenuto in latino Messana, e registrato con vocabolo simile negli scrittori arabi medievali. In epoca precedente la città era invece chiamata Z a g k l h, derivato dal vocabolo che significa "falce", per via della forma del suo porto naturale.

Le fonti più antiche risalgono al V secolo, per mano del cronachista Damiani, originario di Amalfi, di cui il resoconto della Vita di S.Corrado (lib3,c.12,fol.460), con le prime notizie, è conservato presso la biblioteca della Curia Vescovile di Molfetta. Sono pochi scritti sopravvissuti all'incendio che nel 1529, durante l'assedio dei Francesi, distrusse gli archivi cittadini e "ha tolto alla patria nostra gli originali documenti per addimostrare l’ epoca certa della sua fondazione" (Antonio Salvemini, Storia di Molfetta, Atesa editrice, copia anastatica).
Altri storici - come Francesco Lombardi, Orazio Torsellini e Scipione Gazzella - dicono che Molfetta è stata edificata 500 anni prima di Roma, colonia dei Greci, sotto il re Appulo (donde il nome della regione Apulia): "Durò questa loro signoria sino a che non ebbero conosciuti i Romani". Il Lombardi è certo che Molfetta "è messa dove ne’ tempi antichi sorgeva Respa". Tutti gli storici sono in ciò concordi, commentando l’ Itinerario di Antonino da Roma a Brindisi per la via Flamminia: "Iter Flaminia ab Urbe per Picenum Brundusium usque Aufidena Respa XXIII Bario XIII". Da ciò, con chiarezza rilevasi che Respa distava dal fiume Ofanto XXIII miglia e da Bari XIII. Se misurar si volessero i gradi di longitudine dal meridiano di Parigi, troverebbesi che Barletta dista da Molfetta XVIII miglia cui aggiunte le altre IV miglia poco più da Barletta all’ Ofanto formerebbero appunto XXIII miglia e da Molfetta a Bari XIII miglia, giusta l’ Itinerario di Antonino. Il primo che pose innanzi questa opinione fu l’ eruditissimo Canonico Mazzocchi fissando l’ antica Respa dove oggi è Molfetta..." Quell'antico nome è oggi ricordato in una strada della città.
Giuseppe Micali, nella sua Storia degli antichi popoli italiani (prima ed. Firenze 1832), riporta la carta della Apulia Peucetia di monsieur d'Anville (metà XVIII sec.), su cui si trova Trani con il nome di Turrenum , poi Molfetta con quello di Respa, e poco distante Giovinazzo con il nome di Natiolum.
Successivamente la città asssunse il nome di Melphium, poi Melfacta, poi Melfita, infine Molfetta. Il toponimo, di cui non è nota l'origine, viene ricondotto a un tema "mediterraneo" melp/malp - che avrebbe generato anche Melfi e Amalfi, gli idronomi Melpes e Melpis nell'Italia centro-meridionale, e Melpum nella Pianura Padana - al quale si attribuisce il significato di "concavità della terra".
Fu in tutti i tempi e per antichità di origine, e per dovizie di memorie e per ingegni sublimi una delle più cospicue città della penisola, come scrive Serafino Gatti nell’ elogio funebre del concittadino Giuseppe Saverio Poli. (Gatti S., Elogio di Giuseppe Saverio Poli, Napoli, 1825).


Tradizione vuole che sia stata fondata in epoca medievale, dopo la distruzione di Egnazia. Ritrovamenti archeologici attestano la sua collocazione in un sito apulo, e documenti alto-medievali l'identificano con l'antica Dirium. Il toponimo è di origine bizantina, composto da m o n o V "solo" e p o l i V "città", con probabile riferimento alla precedente Dirium, nel senso di città abbandonata o isolata.

In riva al mare di fronte a Trieste, è una cittadina di aspetto tipicamente veneziano, su cui dominano i resti del castello trecentesco. Sorta su un impianto precedente, nel Medioevo è il Castrum Muglae, prima feudo di Aquileia e poi definitivamente veneziano. Mugla deriva dal latino mutila, nel senso di sporgenza mozzata.

Un primo nucleo abitativo, chiamato Partenope, fu creato dai Greci e in particolare dai Rodii, ai quali seguirono i Cumani, intorno al VII secolo a.C., che rinomirano l'insediamento Neapolis, cioè "città nuova". L'antica denominazione deriva dal nome della sirena Partenope che, con le sorelle, abitava un'isola del Tirreno meridionale, presumibilmente a largo della Penisola Sorrentina. Gettatasi in mare, fu sbattuta dai flutti sulla costa napoletana, dove le fu eretto un monumento funebre. Secondo una diversa versione, Parteneope era una bella giovane originaria della Frigia, che si innamorò di Metioco. Per punirsi di tale sua passione, si tagliò i capelli e si relegò in Campania, dove si consacrò a Dioniso. Afrodite, irritata per questo suo rifiuto dell'amore, la trasformò in Sirena.



Pittoresca cittadina a circa 500 m, in bella posizione dominante sull'omonimo lago. Il toponimo deriva dal latino Nemus "bosco", perché nel luogo si celebrava il culto di Diana, da cui Nemus Dianae.
