Sulla cresta dell'onda

La Tavola Strozzi

La Tavola Strozzi, del XV sec., la più antica veduta che si conosca della città di Napoli, di m. 2,62 x 0,65, fu rinvenuta nel 1901 a Palazzo Strozzi a Firenze. E' custodita attualmente a Napoli, presso il Museo di San Martino.

Fu segnalata da Benedetto Croce nel 1904 come la rappresentazione del "Trionfo navale per Lorenzo de' Medici". Scrisse infatti Benedetto Croce il 23 marzo 1904:
" Non ci par dubbia l'occasione per la quale essa fu fatta. E' noto che nel 1479 Lorenzo de' Medici, ridotto in mal punto da Re Ferrante di Napoli e da Papa Sisto IV, collegati ai suoi danni, avendo già il Duca di Calabria riportato parecchie vittorie sulle genti di Firenze, si risolse a recarsi di persona presso il suo più potente nemico per trattare un accordo.

Sulla fine di novembre inviò il vecchio Filippo Strozzi che aveva mercatato a lungo e con fortuna nel Regno di Napoli, a Re Ferrante, per dirgli che "ei totalmente gli si rimetteva nelle braccia" [narraz. dello Strozzi in append. a G. Capponi, St. di Fir., II, 523]. Lo Strozzi trovò che il Re era stato già per altra via informato della risoluzione di Lorenzo, al quale aveva mandato a Pisa due sue galee [ivi]. Con queste galee il Medici giunse a Napoli qualche giorno dopo, il 18 dicembre 1479. A Napoli si trattenne per circa tre mesi: presto seppe guadagnare l'animo di Ferrante il quale (ammirando l'avversario si dice esclamasse: Vicit praesentia famam!) concluse infine la pace tanto bramata. E lo Strozzi fece ritrarre l'avvenimento memorabile in cui aveva avuto parte, della venuta del gran fiorentino a Napoli: il dipinto fu poi collocato nello stupendo palazzo che lo stesso Filippo, alcuni anni dopo, cominciò a edificare in Firenze.

Le galee napoletane, con la bandiera d'Aragona, fanno per ordine del Re corteo ed onore al Magnifico, giunto forse su quella di esse che innalza una bandiera col giglio di Firenze. Alcune barche vanno verso la riva, dove vari personaggi, scendendo per una gradinata o fermi su di essa, attendono l'ospite. Per la strada del Molo due cavalieri accorrono, preceduti da un gruppo di paggi, anche a cavallo e tra molti signori. Sono que due il secondogenito di Ferrante, Federico d'Aragona - che quattordicenne si era legato d'amicizia col diciassettenne Lorenzo a Pisa nel 1465, e avevano insieme giovanilmente favellato di poesia - e il nipote del Re, Ferrantino, principe di Capua: entrambi mandati da Ferrante, obviam, honoris causa [N.Valori, Laur.Med.Vita, ed. Mehus, pp.33-34 : cfr. Fabroni, Laur.Med.Magn.Vita, I, 102-103 Roscoe, ed.ital., II 113-114, Reumont,, Lor.de'Med., I, 489-90]. Lorenzo, messo il piede a terra, non si dirigerà al Banco de' Medici, che è fittato, ma prenderà alloggio di fronte a Castel Nuovo, nella casa del castellano di esso, Pascasio Diaz Garlon, Conte di Alife, poi Palazzo San Marco [Passero, Giorn., p.41, Notar Giacomo, Cronica, p. 145: e cfr. la Napoli Nobiliss., II, 16].

La città di Napoli era in quel tempo "quando regnava casa d'Aragona", assai più piccola di quella che divenne nel secolo seguente. I suoi confini dal lato di terra possono segnarsi con le porte Nolana e Capuana, la chiesa di S. Giovanni a Carbonara, la porta Donn'Orso (presso S. Pietro a Maiella), la porta Reale (presso il palazzo del Principe di Salerno, poi Gesù Nuovo), la via di Monteoliveto, una linea corrispondente al lato occidentale di Toledo, e Castel Nuovo. Contava non più di quarantamila abitanti. E piccola e leggiadra appare nel nostro dipinto.

L'edificio che prima di ogni altro attira lo sguardo è appunto Castel Nuovo, quale era stato di recente ricostruito da Alfonso il Magnanimo. Il lato verso il mare e le due torri, la Beverella con la sua elegante loggia a due piani e la Torre dell'Oro, sono ai giorni nostri in parte mascherati dalle costruzioni posteriori: così anche il tratto che va fino all'altra torre detta dell'Incoronata. Dell'arco di entrata e delle mura di cinta, e del torrione, e di una porta merlata che lo circondavano dal lato di terra, non avanza al presente se non solo la porta, che fu rifatta da Re Federico, dopo il 1496. Nel dipinto che abbiamo sott'occhio spunta, dal mezzo dell'edificio, il campanile di Santa Barbara, e a sinistra la parte superiore di una delle due torri che serrano l'arco trionfale del Magnanimo.

Innanzi al Castello, nel mare, su un isolotto è l'antica Torre di San Vincenzo: abbattuta poi nel secolo XVIII pel prolungamento della nuova darsena. Qui, come intorno a Castel Nuovo, dovevano combattersi le più feroci fazioni nel 1495, tra Aragonesi e Francesi, alla conquista di Carlo VIII e alla riconquista di Ferrantino.

Un arco è a capo della strada del Molo grande, il quale era stato ampliato e migliorato da Re Ferrante nel 1470. Manca il faro che fu la prima volta costruito, in quel posto, soltanto nel 1487.

Percorrendo la Marina a destra del riguardante, s'incontra, dopo il Molo grande, un recinto fra due torri che era l'Arsenale aragonese; e, prossimo ad esso, il Molo piccolo (l'Arcina del tempo del Ducato): all'estremità di uno dei bracci di questo, è una torre.

Sulla spiaggia si notano varie porte delle mura della città: quelle di S. Pietro Martire, della Marina di Porto, di S. Andrea, o come altro variamente si denominavano; fino al baluardo del Carmine.

Dietro di esse è tutta la città, nel cui aspetto possono scorgersi ancora abbondanti le architetture alla gotica. Una serie di grandi chiese - cui il dipintore ha dato speciale risalto - le fa quasi corona. Si riconoscono: Monteoliveto, in quel tempo fuori delle mura; indi S. Chiara e San Domenico Maggiore; le altre sono forse S. Pietro a Maiella, il Duomo, S. Giovanni a Carbonara. Nel folto delle fabbriche spiccano i campanili di S. Pietro Martire, di S. Agostino alla Zecca, di S. Eligio; e alla estremità destra Porta Nolana.

Nel fondo del quadro, in questa parte, le colline di S. Erasmo e di Capodimonte. Sulla prima è il castello angioino di Belforte o di S. Erasmo, che fu poi alla metà del secolo seguente sostituito dalla ancora esistente fortezza spagnuola; e, appena accennata, la Certosa di S. Martino, anche ingrandita sulla fine del secolo XVI e nel XVII. La collina, fino alle sue radici, cioè al luogo dove poi sorsero i quartieri e si aprì la strada di Toledo, è tutta alberata, con rare fabbriche. Nel secolo seguente le sue falde furono quasi per incanto coperte di fitte abitazioni: "che veramente si vede essere una nuova colonia di fuor venuta ad habitarvi" [Summonte, Hist. Di Nap., ed. 1675, I, 68].

Portando lo sguardo dall'altro lato di Castel Nuovo si vede, accanto a questo, un palazzo con una torre, che è quello fatto ai principii del secolo XIV da Re Carlo II d'Angiò per Giovanni e Pietro, ultimi suoi figliuoli, e che in seguito si disse Ospizio Durazzesco (distrutto nel sec. XVI). Dietro si stendono i giardini del Castello, sui quali fu edificato, alla metà del sec. XVI il Palazzo Vecchio dei Vicerè e, sui principi del XVII, il nuovo Palazzo Reale.

La collina che è in questa parte del fondo, prese nel secolo XVI il nome delle Mortelle. Prossimo ad essa è il promontorio, scosceso sul mare, di Pizzofalcone, col baluardo aragonese. Il dipintore ha, non senza sforzo, fatto rientrare nel quadro questa parte fuori le mura della città, e il Castello dell'Uovo, che termina la veduta a sinistra."

Dopo qualche tempo lo Spinazzola ci dà un'altra interpretazione, tuttora accettata e consolidata. Si tratterebbe del Rientro trionfale della flotta aragonese dopo la vittoria riportata contro il pretendente al trono Giovanni d'Angiò, che voleva sostituire, (come dopo qualche tempo avvenne) la casata d'Aragona nel regno di Napoli.

La data dell'evento : al largo dell'isola d'Ischia il 7 luglio 1465.

(Paola Presciuttini, 2004)