Sulla cresta dell'onda

Pisa: Torre Caprona

Caprona è raggiungibile da Pisa seguendo la strada per Ghezzano. Il paese è uno dei tanti centri alla base dei Monti Pisani, che si innalzano nella pianura creata dall'Arno e rappresentano la naturale separazione tra Pisa e Lucca: per questo Dante dice nella Divina Commedia che "i Pisani veder Lucca non ponno".

Secondo alcuni fondata in età romana, Caprona ebbe un castello (documentato dal 1051), situato probabilmente sul colle che domina il paese, forse proprio su quello spuntone roccioso dove oggi è ben visibile la Torre degli Upezzinghi, all'apice di una cava dismessa, sovrastante l'abitato di Caprona, situato nel territorio di Vicopisano.

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Brutti residui degli impianti della cava, alla base dello sperone tufaceo

La torre di Caprona è citata da Dante nel XXI canto dell'inferno, là dove il Poeta descrive la battaglia del 16 agosto 1289 tra Guelfi fiorentini e Ghibellini pisani, alla quale aveva partecipato in occasione dell'attacco a Vicopisano, una delle più importanti roccaforti ghibelline:

"così vid’io già temer li fanti
ch’uscivan patteggiati di Caprona
vegendo sé tra nemici cotanti
",
(Inferno, XXI, 94-96).

L'episodio fa riferimento alla paura che i soldati pisani, usciti "patteggiati" ossia dopo aver nogoziato la resa, mostravano di fronte alla numerosa schiera di soldati fiorentini.

La Torre odierna non è quella menzionata da Dante, ma ciò che resta del castello che dominava la riva destra dell'Arno, alla confluenza con lo Zambra.

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L'antico nome di Vicopisano era "Vico Auserissola", poiché sorgeva sulle rive dell' emissario Serezza, un tempo chiamato Auserissola, cioè piccolo Auser, ossia il canale mediante il quale il Serchio, il cui nome etrusco era appunto Ausere, dopo essersi gettato nel lago di Sextum, o di Bientina, sfociava nel fiume Arno che anticamente bagnava il lato destro del paese stesso.

La sua ascesa fu certamente determinata sia da ragioni commerciali, poiché l'Arno era un fiume navigabile ed una delle principali vie di comunicazione, sia da motivi di sicurezza per la sua posizione strategica.

Le sue vicende furono sempre legate a quelle della vicina Pisa, di cui la città fu fedele alleata: un documento del 934 attesta infatti che Vicopisano rimase fino al 975 sotto la giurisdizione dei Vescovi pisani.

Nella prima metà del XIII sec., avendo deciso di sottrarsi all' ingerenza vescovile, Vicopisano passò sotto il potere politico del Comune di Pisa.

La sua importanza si accentuò durante le lotte tra Guelfi e Ghibellini perché l'eventuale occupazione da parte della lega guelfa avrebbe probabilmente provocato anche la caduta di Pisa ghibellina.

Nel 1275 il Castello di Vico fu infine occupato dal guelfo Ugolino della Gherardesca, che era stato esiliato da Pisa un anno prima, e l'offensiva della lega guelfa si accentuò con la sconfitta di Pisa alla Meloria nel 1284.

All'inizio del 1400 il paese cadde sotto la dominazione fiorentina che, salvo brevi interruzioni, durò fino all'unità d'Italia.

Sotto il dominio dei Medici Vicopisano perse la sua importanza strategica perché, nel 1599, il corso dell'Amo fu deviato e allontanato dalle mura della città, mentre la bonifica della pianura circostante la trasformarono da fortezza militare in centro agricolo.

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La suggestiva torre, all'apice della cava dismessa,
è oggi in precarie condizioni di stabilità
(Paola Presciuttini, gennaio 2005)