Sulla cresta dell'onda

Genova, La "Lanterna"

La "Lanterna" è il simbolo di Genova, da sempre città portuale, che si raggiungeva soprattutto via mare: esistente da circa nove secoli, la torre annunciava la Città ai naviganti e compariva sulle antiche carte nautiche, come immagine emblematica nelle vedute prospettiche della Città.

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Prospetto di Genova, di cui si riconoscono chiaramente la Lanterna e il Castelletto, in una carta manoscritta del Mediterraneo, di Albino de Canepa, realizzata nel 1489, oggi presso la James Ford Bell Library

Edificio in pietra tra i più antichi della Città, non se ne conosce l'origine e l'anno di costruzione, attorno alla quale ruota la fosca leggenda della morte inflitta al suo mirabile artefice, precipitato in mare dagli spalti affinché non ne costruisse altrove una replica.

La prima notizia di una torre a Capo di Faro risale a un decreto del 1128, che stabiliva i turni di guardia imposti agli abitanti dei paesi circostanti affiché la torre assicurasse il controllo del traffico marittimo.

Un successivo documento del 1161 faceva obbligo ai padroni di navi di provvedere alla legna per il fuoco, dal che si deduce che il faro serviva non solo per l'avvistamento e la difesa, ma anche per la tutela della navigazione.

L'uso di fuochi segnaletici lungo le coste è di origine alto-medievale, secondo un codice costituito da bandiere, fiamme o fumate, ottenute con fascine bruciate, con torce o con bracieri. I piccoli presidi sulle alture, detti "guardie", erano in comunicazione visiva gli uni con gli altri, e permettevano di trasmettere messaggi da un paese all'altro lungo la costa, ma anche verso l'entroterra fino alle soglie di Milano.

L'edificazione di torri divenne indispensabile quando all'esigenza della segnalazione si affiancò la necessità della difesa del territorio e del ricovero per i soldati di guardia.

In passato i segnali partivano quindi da "cofani", o "coffe" di ferro (dal greco kóphinos=cesta), situati in luoghi prominenti, che poi furono collocati alla base delle torri: il tipo di luce indicava una situazione di calma oppure l'arrivo di navi sospette, i fuochi erano tanti quante erano le navi in arrivo e la fumata era volta nella direzione da cui queste provenivano. Il suono delle campane dava il preallarme acustico.

In origine la torre di Capo Faro constava di un unico corpo a base quadrata, sul quale fu successivamente eretto un secondo troncone, con merlatura alla ghibellina, che la rese visibile da ogni punto della Città. Iniziarono quindi segnalazioni diurne e notturne dalla sommità dell'edificio, con bandiere e fuochi, che comunicavano la presenza di imbarcazioni in avvicinamento.

Nel 1326 i fuochi furono sostituiti dalla lanterna vera e propria, costituita da lampade a olio, per segnalare ai naviganti l'accesso al porto. La torre acquistò quindi una fisionomia simile a quella attuale, seppur più bassa e tozza.

Il numero delle lampade variava in funzione delle stagioni e delle condizioni meteorologiche, si badava alla qualità degli stoppini, al consumo di olio, alla pulizia e alla funzionalità dei vetri collocati a protezione della cupola. Questi ultimi venivano acquistati in luoghi diversi, dalla Liguria alla Toscana, per assicurarne la migliore qualità, sino alla decisione finale di acquistarli presso i sommi maestri vetrai di Venezia.

Per tradizione antica, le esecuzioni capitali avvenivano in prossimità delle porte delle città: documenti medievali attestano che a Genova le forche furono collocate sul Capo Faro e solo all'inizio del Cinquecento furono spostate sulle alture, nel comprensorio del Castellaccio.

Nel XIV secolo la torre fu contesa tra Guelfi e Ghibellini: è registrato un cruento scontro nel 1318, quando i primi lanciavano pesanti massi sugli avversari, mediante una catapulta; ma i Ghibellini scavarono sotto le fondamenta per minare la stabilità della torre, e così costrinsero i Guelfi alla resa, poi precipitandoli in mare per mezzo della loro stessa catapulta.

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È considerata la più antica carta a stampa di Genova. È una delle 1809 xilografie che illustrano il Liber chronicarum di Hartmann Schedel, Norimberga 1493.

Nel 1498 Leonardo da Vinci, al seguito di Ludovico il Moro, visitò la torre. All'inizio del Cinquecento, dopo la sottomissione a Luigi XII di Francia, la torre fu inglobata nella nuova fortezza della Briglia. Dopo qualche anno i Genovesi, guidati dal doge Giano Fregoso, la espugnarono e distrussero a cannonate la metà superiore della torre. La ricostruzione fu iniziata solo nel 1543, grazie a un finanziamento del Banco di San Giorgio - come attesta un'epigrafe collocata all'interno dell'edificio - e l'anno successivo la Lanterna assunse il suo aspetto definitivo.

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Veduta di Genova di Cristoforo de Grassi, firmata a datata 1597, ma in effetti copia di un quadro collocabile intorno al 1481: lo dimostra la parata navale a ricordo della battaglia di Otranto (1481), edifici costruiti in quegli anni e la presenza del Castelletto, abbattuto nel 1528.
(Genova, Galata Museo del Mare)

Ricostruita nuovamente in due tronconi sovrapposti, ma più alta e slanciata, per complessivi 117 metri sul livello del mare - compresi i 40 metri di altezza dello sperone roccioso su cui si erge - richiese 2000 quintali di calce, 120.000 mattoni e 160 metri quadri di pietre squadrate estratte dalla vicina cava di Carignano, mentre per le balaustre di coronamento dei due corpi, poggiate su mensoloni aggettanti - al posto delle merlature medievali - fu impiegata la pietra di Finale. Probabilmente in concomitanza con quei lavori fu realizzata la scala interna in muratura, di 375 gradini di cui 172 conducono al primo ballatoio oggi visitabile, in sostituzione delle antiche scale retrattili di legno e corda.

Si ritiene che il progettista fosse lo stesso Gio Maria Olgiati al quale si deve la cinta cinquecentesca delle "Mura Vecchie".

Nel 1632 la Lanterna fu inserita nell'opera difensiva delle "Mura Nuove" e, per collegarla nella sua elevazione ai nuovi bastioni di altezza contenuta, furono realizzati corpi ulteriori alla base. Fu anche potenziata la portata del faro, con l'aggiunta di nuove sorgenti luminose.

Dopo d'allora iniziarono le esibizioni di acrobati che scendevano lungo cavi tesi tra la sommità della torre e imbarcazioni ancorate nel porto, come attestano documenti della metà del Seicento e del Settecento.

Nel 1684 la flotta francese, al comando di Abraham Duquesne, bombardò Genova arrecando danni ingentissimi ai quartieri costieri e alla stessa Lanterna: nei conseguenti lavori di ricostruzione fu rifatta e rinforzata la cupola insieme con il fanale, fu messo in opera il parafulmine, di recente invenzione, e fu dipinto lo stemma della Città sulla facciata settentrionale.

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Nel 1684 i Francesi bombardano la Città.
Olio presso il Galata Museo del Mare, a Genova

Nel 1841 fu impiantato un primo faro lenticolare, secondo il sistema inventato da Augustine Fresnel (1788-1827), e l'intera parte ottica fu resa girevole. Alla fine del secolo il petrolio fu sostituito dal gas di acetilene, di lì a pochi anni rimpiazzato con petrolio pressurizzato.

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Louis Le Breton Genova, in una veduta di maniera non datata ma collocabile a metà Ottocento. Collezione topografica del Comune di Genova, presso il Museo Sant'Agostino
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La Lanterna oggi

Nel 1913 fu messo in opera un nuovo meccanismo di costruzione francese, che prevedeva parte ottica galleggiante su mercurio, lampada a vapori di petrolio, e incastellatura di lenti e schermi rotante mediante congegno a orologeria. Nel 1936 la lampada a gas di petrolio fu sostituita con una ad incandescenza. Oggi la sua portata raggiunge i 50 chilometri.

Negli anni 1967-70 la torre fu sottoposta a un intervento conservativo, mentre l'affresco con lo stemma della Città fu rinfrescato nel 1991.

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Nell'arco degli scorsi dieci anni la Lanterna con le sue pertinenze è stata radicalmente restaurata: raggiungibile attraverso una passerella che la congiunge al Terminal Traghetti, ospita - nelle antiche fortificazini alla base della torre - un museo che racconta la cultura materiale, i personaggi e le tradizioni del territorio genovese; una sezione contiene fanali, lenti e oggetti relativi ai fari e ai sistemi di segnalamento in mare. Il sito del museo offre una ricca panoramica di fotografie antiche e moderne, di grande interesse.

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Il museo è visitabile il sabato, la domenica e i giorni festivi dalle ore 10.00 alle 19.00 oppure su appuntamento, telefonando allo 010910001, e-mail lanterna@muvita.it.

(Gennaio 2005, aggiornamento 20 maggio 2005, Paola Presciuttini)
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La Lanterna e il porto di Genova in due foto di Giampaolo Baratelli,
scattate dal Castello D'Albertis nel luglio 2007

Altro articolo di Annamaria "Lilla" Mariotti intitolato CONOSCERE IL PROPRIO SIMBOLO: la Lanterna in questa pagina