Sulla cresta dell'onda

Il Castello di Noli (SV)

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Noli è considerata di origine bizantino-longobarda da Nino Lamboglia il quale, nonostante alcuni ritrovamenti di epoca romana, esclude un impianto romano di qualche rilievo, sulla scorta del fatto che i Romani edificavano le loro città "in valli aperte, allo sbocco delle principali vie di comunicazione con l'interno". Noli, invece, non è toccata dalla via romana Julia Augusta ed è chiusa a levante e a ponente dai dirupi di Capo Noli e del monte Ursino.

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Dopo la distruzione di Varigotti ad opera di Rotari nel 641, Noli sviluppò la propria vocazione marinara, che la portò a fornire uomini e navi alla prima crociata (1096-1099) e ad avviare la propria affermazione come libero comune.

Le incursioni saracene e gli attacchi dei Pisani probabilmente indussero la popolazione a cercare rifugio all'interno della cinta muraria alle falde del Monte Ursino - che culmina nel castello - come indicherebbero i numerosi resti di abitazioni tra gli oliveti della collina, che dovevano far parte di un castro Naboli , citato in un documento del 1004. Il castello consentiva anche di controllare le due strade di collegamento con l'interno della regione, verso Voze e verso l'altopiano delle Manie.

Nel secolo XI la popolazione tornò sulla costa e, dopo la prima crociata, affermò la propria indipendenza dai Marchesi di Savona, ottenendo dalla Repubblica di potersi governare con propri consoli. Pur tuttavia, nel 1154 il castello fu assalito con l'appoggio della stessa Genova che temeva la concorrenza mercantile di Noli.

Dopo anni di conflitti, insidiata dai Marchesi di Savona e dai Del Carretto, all'inizio del Duecento Noli si alleò con Genova, che aveva bisogno di una base navale protesa verso il Ponente e le avrebbe garantito l'indipendenza fino al 1797.

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Noli e le sue fortificazioni nella pianta settecentesca di Matteo Vinzoni,
Il Dominio della Serenissima Repubblica di Genova in terraferma, 1773,
edizione anastatica in 2010 copie dell'Istituto Geografico De Agostini, pubblicata nel 1959 in occasione del cinquantenario (1905-1955) della Compagnia Imprese Elettriche Liguri (C.I.E.L.I.), (coll.priv.). L'originale, in due volumi, si trova presso la
Biblioteca Civica Berio di Genova

La città è munita di tre cinte murarie che racchiudono il castello e le sue pertinenze, la città vera e propria, il "borgo di San Giovanni"proteso verso l'entroterra. Ogni area possiede almeno una torre avamposta verso l'area adiacente o verso l'esterno delle mura, unita da un arco o da un ponte all'abitato retrostante.

Il castello esercitò egregiamente la sua funzione di roccaforte militare nei secoli ma, verso la metà del Cinquecento, le incursioni barbaresche indussero la Repubblica di Genova ad imporre a Noli un potenziamento delle fortificazioni e a tenere una guarnigione nel castello.

Ulteriori interventi di riparazione sono documentati nel 1624, mentre presso l'Archivio di Stato di Genova è conservato un progetto di Giovanni Azzi del 1764, che prevedeva un considerevole ampliamento del castello, per renderlo in grado di alloggiare fino a 200 soldati, e il rinforzo delle mura del borgo. Il progetto rimase tuttavia inattuato, salvo qualche basso muro di sbarramento, di cui resta traccia nell'oliveto a sud-ovest della fortezza.

Attorno alla torre cilindrica si sviluppa un piccolo ma robusto recinto poligonale, con alte mura rettilinee, che mostra evidenti segni di manomissioni: i merli guelfi furono tamponati in epoca cinquecentesca perché non più utili alle tecniche belliche e alle armi del tempo, mentre numerose feritoie furono aperte nella muraglia; parimenti fu aggiunta una scarpa nella parte posteriore, per rinforzare l'ormai inadeguata muratura medievale.

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La torre è l'impianto più antico, in posizione dominante sulla porta di ingresso alla roccaforte, costruita in corsi regolari di pietre di varie dimensioni, rozzamente squadrate; aveva una piccola porta di accesso, come di consueto soprelevata di parecchi metri rispetto al piano di campagna, e una cisterna nella parte bassa.

Più o meno coeve sono le due cortine che scendono a valle, difese da torrette semicircolari aggettanti, collegate internamente dal camminamento di ronda, oggi restaurate, di cui solo una, verso ponente, era rimasta in buone condizioni.

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I merli che si intravedono nella cortina di ponente sono di restauro
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La cortina di levante e Capo Noli in distanza

Le due cortine furono saldate al castello per mezzo di due torri, una trapezoidale a est, molto robusta ma quasi del tutto crollata, che ospitava una cappella; e una rettangolare a ovest, utilizzata nei secoli come alloggio per soldatesche. Oggi il castello è chiuso al pubblico.

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(Paola Presciuttini, 20 agosto 2006)