Sulla cresta dell'onda

La Torre di Petacciato

La torre di Petacciata (v.nota 1), sorge lungo la strada statale che costeggia il mare Adriatico (SS 16), verso il lato della costa, allo stesso livello della strada e a circa 7 m sul livello del mare. È sita ai piedi della località omonima, "marina di Petacciato". Ultima torre (la 25a, stando alla numerazione apportata dal marchese di Celenza Carlo Gambacorta).

Per questa, come per tutte le torri, la collocazione in una posizione privilegiata è il risultato di precise scelte di carattere strategico. Tali manufatti dovevano, infatti, avere la vista su tutti e quattro i lati ed essere in collegamento visivo tra loro e con i paesi retrostanti.

Comunicava a nord con la torre del Trigno, distante 6-8 km e a sud con la torre Sinarca, distante da essa 6,5 km (miglia 4 secondo la ricognizione del Gambacorta).

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Disegno del Gambacorta: a sinistra la descrizione, in alto a destra la rappresentazione del luogo in cui sorge la torre di Petacciato e in basso quella del prospetto e della pianta, ed. MARINO L., La difesa costiera contro i Saraceni e la visita del marchese di Celenza alle torri di Capitanata, p. 56. (archivio A. Mucci)

Notizie storiche

1568: anno di edificazione ad opera di Bernardino Capuano
1573: torriero cap.le Mannarino Gianmatteo, risulta di pertinenza di Guglionesi (Cb) (Archivio di Stato di Napoli) (v.nota 2).
1577: torriero cap.le Mannarino Gianmatteo, pertinenza Guglionesi (Cb) (Archivio di Stato di Napoli)
1583: torriero cap.le Diego Demalgareso, pertinenza Guglionesi (Cb) (Archivio di Stato di Napoli)
1590: i guardiani rifiutano di presidiare la torre perché in condizioni pericolose (v.nota 3)
1594: relazione del Gambacorta, che la dichiara di buona fabbrica e propone solo l'acquisto di un falconetto dato che gli archibugi che possedevano erano sufficienti (v.nota 4)
1610: torriero cap.le Maselli Loreto, pertinenza Termoli (Archivio di Stato di Napoli)
1674: torriero cap.le De Corvo Giulio, pertinenza Termoli (Archivio di Stato di Napoli)
1777: risulta custodita dagli Invalidi
1842: risulta essere posto doganale (v.nota 5)
1893: viene comprata da Carolina d'Avalos, dal demanio, tramite asta pubblica
1894: viene data in affitto per 7 anni, insieme a 11 ettari di terra adiacente, al sig. Felice Caroli
1900: la Principessa autorizza i cittadini petacciatesi a prelevare pietre dalla torre per costruirsi case nel borgo nuovo. Lei stessa utilizzò quelle pietre per farsi costruire un magazzino attiguo alla propria abitazione (v.nota 6)
1955: ridotta in stato di rudere in base alla riproduzione fotografica di Neri Scerni
1976: rudere in base alla ricognizione di Vittorio Faglia (nota 5).

Relazione del marchese di Celenza Carlo Gambacorta 1594

"Questa 25a torre della Petacciata in territorio di detta terra, sta distante dalla retta torre della Senarca miglia 4, verso l'Abruzzo dalla torre della Penna miglia 18. Ben collocata di buona fabrica, guarda la spiaggia di detta terra. Ha corrispondenza con la detta torre della Senarca e verso l'Abruzzo con la detta torre della Penna, però n'è il fiume Trigno sei miglia distanti, che ci bisogna una torre in territorio di Abruzzo, prima di quella già… Bisogna un falconetto che con gli altri archibugi ne sono basta" (v.nota 7).

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Ruderi della torre di Petacciato, in una foto risalente agli anni Ottanta (archivio A. Mucci)

Descrizione

La sua forma architettonica rientra nella tipologia di torri del periodo vicereale spagnolo, a base quadrangolare di circa 11 m per lato, corpo troncopiramidale di circa 12 m , con tre caditoie per lato. Dalla pianta disegnata dal Gambacorta risulterebbero vani più larghi del solito, risultato del minore spessore dei muri (v.nota 8).

È la prima torre che s'incontra da nord verso la Capitanata, completamente in pietrame.

L'interno, come quella del Sinarca, era a due piani coperti da volte a botte; nel primo si trovava la scuderia e nel secondo l'armamento e il ricovero dei soldati.

L'ingresso era a monte, raggiungibile attraverso una scala in muratura in due rampe, con una passerella di legno, facilmente retraibile in caso di necessità.

La sua forma quadrata le permetteva di disporre di tre lati di fuoco ed era orientata in modo tale da avere un lato a mare e due lungo la costa.

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Veduta della torre nel suo stato attuale (archivio A. Mucci)

Stato attuale

Oggi la torre si presenta spaccata in due sezioni da una frana del terreno; il tratto di costa che la circonda, almeno per un paio di chilometri, è interessato da fenomeni di smottamento.

Dei due tronconi, quello posto sul lato della strada è rimasto pressoché fermo, mentre quello di fronte ad esso, lato mare, ha subìto un abbassamento di circa 2 m e una traslazione verso la spiaggia all'incirca di 4 m, con una rotazione in senso orario.

Conserva solo pochi settori dell'elevato, di cui il più alto arriva all'intradosso degli archetti delle caditoie, mentre gli altri arrivano in media ai 5 m. Non è rimasto nulla dell'ingresso.

I muri, di spessore variabile da poco più di 2 m a quota terra, a 80 cm a livello del davanzale delle finestre del piano superiore, sono di una struttura mista di pietre, scaglie di materiali tufacei e alcune pietre raccolte dal mare.

Le murature hanno una struttura generalmente compatta, eccetto che per qualche breve tratto ad est.

Al piano terra e per piccolo tratto al superiore sono visibili i resti delle volte (v.nota 9).

Note

1)  La denominazione "Petacciata" è quella data dal Gambacorta nella sua ricognizione del 1594.
2)  I documenti riferibili alle date sopra proposte, segnalate con la sigla A.S.NA. (Archivio di stato di Napoli), sono stati studiati direttamente presso tale archivio, nel fondo Torri e Castelli, indice Torri di Capitanata.
3)  PASANISI O., Costruzione generale delle torri marittime ordinata dalla regia corte del regno di Napoli nel XVI sec., Napoli, 1926, p. 18.
4)  Carlo Gambacorta studiato tramite il contributo di MARINO L., La difesa costiera contro i Saraceni e la visita del marchese di Celenza alle torri di Capitanata, Campobasso, 1977, p. 58.
5)  Per le date 1568-1777,1842 vedi FAGLIA V., Visita alle torri costiere di Capitanata (1594-1976), Roma, 1977, p. 40.
6)  Per le date 1893-1894-1900 vedi DE FILIPPO G., Petacciato, il passato ritrovato, Napoli, 2003, pp. 40-42.
7)  Carlo Gambacorta da FAGLIA, Visita cit., p. 41.
8)  Le caditoie sono le buche agli sporti attraverso cui veniva lanciato materiale da difesa contro gli assalitori.
9)  MARINO, La difesa cit., p. 66.
Foto e testi di Alessandra Mucci, gennaio 2010
e-mail: alessandramucci@libero.it