La torre di Petacciata (v.nota 1), sorge lungo la strada statale che costeggia il mare Adriatico (SS 16), verso il lato della costa, allo stesso livello della strada e a circa 7 m sul livello del mare. È sita ai piedi della località omonima, "marina di Petacciato". Ultima torre (la 25a, stando alla numerazione apportata dal marchese di Celenza Carlo Gambacorta).
Per questa, come per tutte le torri, la collocazione in una posizione privilegiata è il risultato di precise scelte di carattere strategico. Tali manufatti dovevano, infatti, avere la vista su tutti e quattro i lati ed essere in collegamento visivo tra loro e con i paesi retrostanti.
Comunicava a nord con la torre del Trigno, distante 6-8 km e a sud con la torre Sinarca, distante da essa 6,5 km (miglia 4 secondo la ricognizione del Gambacorta).
"Questa 25a torre della Petacciata in territorio di detta terra, sta distante dalla retta torre della Senarca miglia 4, verso l'Abruzzo dalla torre della Penna miglia 18. Ben collocata di buona fabrica, guarda la spiaggia di detta terra. Ha corrispondenza con la detta torre della Senarca e verso l'Abruzzo con la detta torre della Penna, però n'è il fiume Trigno sei miglia distanti, che ci bisogna una torre in territorio di Abruzzo, prima di quella già Bisogna un falconetto che con gli altri archibugi ne sono basta" (v.nota 7).
La sua forma architettonica rientra nella tipologia di torri del periodo vicereale spagnolo, a base quadrangolare di circa 11 m per lato, corpo troncopiramidale di circa 12 m , con tre caditoie per lato. Dalla pianta disegnata dal Gambacorta risulterebbero vani più larghi del solito, risultato del minore spessore dei muri (v.nota 8).
È la prima torre che s'incontra da nord verso la Capitanata, completamente in pietrame.
L'interno, come quella del Sinarca, era a due piani coperti da volte a botte; nel primo si trovava la scuderia e nel secondo l'armamento e il ricovero dei soldati.
L'ingresso era a monte, raggiungibile attraverso una scala in muratura in due rampe, con una passerella di legno, facilmente retraibile in caso di necessità.
La sua forma quadrata le permetteva di disporre di tre lati di fuoco ed era orientata in modo tale da avere un lato a mare e due lungo la costa.
Oggi la torre si presenta spaccata in due sezioni da una frana del terreno; il tratto di costa che la circonda, almeno per un paio di chilometri, è interessato da fenomeni di smottamento.
Dei due tronconi, quello posto sul lato della strada è rimasto pressoché fermo, mentre quello di fronte ad esso, lato mare, ha subìto un abbassamento di circa 2 m e una traslazione verso la spiaggia all'incirca di 4 m, con una rotazione in senso orario.
Conserva solo pochi settori dell'elevato, di cui il più alto arriva all'intradosso degli archetti delle caditoie, mentre gli altri arrivano in media ai 5 m. Non è rimasto nulla dell'ingresso.
I muri, di spessore variabile da poco più di 2 m a quota terra, a 80 cm a livello del davanzale delle finestre del piano superiore, sono di una struttura mista di pietre, scaglie di materiali tufacei e alcune pietre raccolte dal mare.
Le murature hanno una struttura generalmente compatta, eccetto che per qualche breve tratto ad est.
Al piano terra e per piccolo tratto al superiore sono visibili i resti delle volte (v.nota 9).