Preposto di mare delle Regie Gabelle di Sardegna
La presenza dei finanzieri a Portofino risale al 1805, periodo della definitiva annessione della Liguria all'impero napoleonico, allorquando nella bellissima località del Golfo del Tigullio fu istituita una delle tante piccole Brigate dei Preposti Doganali, un Corpo di polizia del tutto simile a quello dei "Preposés des Douanes", creato in Francia nel 1791 ed al quale era demandata la vigilanza doganale lungo le frontiere marittime e terrestri.
Eccetto una brevissima parentesi, rappresentata dalla distribuzione, lungo i confini liguri, del cosiddetto "Corpo Generale dei Guardiafinanze", istituito sotto l'effimera Repubblica Genovese, con decreto n. 2670 del 3 settembre 1814, i ribattezzati "Preposti delle Regie Dogane Nazionali" ricomparvero a Portofino subito dopo la Restaurazione e la conseguente unione della Repubblica al Regno di Sardegna, proclamata il 26 dicembre di quello stesso anno.
Ben presto, in virtù del nuovo Ordinamento conferito ai Preposti Sardi dal regolamento varato il 12 settembre 1819, alla Brigata del "servizio attivo di terra" fu prevista a Portofino anche l'istituzione di una modesta Brigata (altrimenti definita "stazione") del Servizio di marineria doganale, composta da un sottufficiale, un padrone di battello, un paio di marinai ed un mozzo doganale. Entrambi i reparti dipendevano dal Commissariato di Chiavari (reparto retto da un ufficiale del Corpo stesso), a sua volta inquadrato nell'ambito della locale Sotto Ispezione delle Gabelle, competente sia in ambito doganale che delle privative fiscali.
A quei tempi Portofino, comune del Mandamento di Rapallo con una popolazione che non superava le 1750 anime, si presentava come "una piccola cala, situata fra due montagne, circa un quarto di lega al di dentro di questa punta, e dal medesimo lato: esso ha circa cento quaranta tese di lunghezza e settanta di larghezza: non si può scoprir l'entrata, a meno di non esserne dirimpetto: sulla cima della punta, alla sinistra entrando, vedesi un piccol forte quasi quadrato, armato di alcuni cannoni, e sulla dritta del detto forte, il villaggio di Portofino, ove è una strada con dei pilastri per attaccare i bastimenti. Vi si possono metter sette a otto galere, avendo i remi tirati dentro, per occupare minore spazio: anzi in questa guisa se ne potrebbero collocare insino a dodici", così come evidenziava il Portolano del Mare Mediterraneo, del prof. Luigi Lamberti, edito nel 1844 a Livorno da Andrea Nanni Editore.
Lo spazio d'acqua prospiciente e compreso tra la Punta di Portofino ed il Golfo di Rapallo non era certo fra i più sicuri del Mar Ligure, essendo da millenni teatro di non poche tragedie del mare. Anche per tale ragione, la presenza dei doganieri di mare e del loro battello era stata salutata dalla popolazione e dalla marineria locale (esclusi ovviamente i contrabbandieri) con grande soddisfazione, specialmente dopo aver assistito alle numerose operazioni di salvataggio messe a segno da quei valorosi Preposti.
Fra le filantropiche azioni delle quali si resero protagonisti i finanzieri di stanza a Portofino merita un particolare ricordo quanto avvenne il 12 dicembre 1846, giorno in cui in quella parte del Mediterraneo imperversarono furibonde tempeste. In quel contesto, la Brigata di mare di Portofino si trovava al comando del Brigadiere Vincenzo Caorsi, un genovese con alle spalle una collaudata esperienza marinaresca, frutto di anni e anni di servizio prestati a bordo delle imbarcazioni doganali.
Il Caorsi era già allora famoso per essere stato, almeno tra le fila del suo Corpo, fra i sottufficiali più decorati. Sul suo petto brillavano, infatti, varie ricompense al valor civile e di marina, alcune delle quali conferite dallo stesso Re di Sardegna, così come da quello di Francia e delle Due Sicilie, per altrettanti salvataggi avvenuti in mare, sugli scogli dell'isola della Palmaria, nei pressi di Porto Venere e nella stessa Portofino.
Completavano l'organico della piccola unità tre Preposti di mare ed un mozzo doganale (che per tradizione era il più giovane assunto, non ancora maggiorenne), al quale era affidata la gestione del battello doganale, un natante di circa 8 metri, armato a remi e con una vela a randa, ancorato alla banchina del porto naturale, dirimpetto alla caserma ed agli uffici della Regia Dogana.
Ebbene, sin dalle prime ore del mattino di quel fatidico 12 dicembre del 1846 la situazione generale del tempo non dava speranza di miglioramento, tanto che il Comandante del Porto di Portofino, il Capitano della Marina Sarda Francesco Romero, aveva fatto divieto assoluto a chiunque di uscire in mare. In realtà il terribile fortunale avrebbe mietuto presto le sue prime vittime.
A farne le spese furono due barche da pesca, uscite nottetempo dalla rada, colte di sorpresa dalla burrasca mentre tiravano le reti nei pressi di San Fruttuoso. Una di esse, pur lottando contro la furia delle onde, s'inabissò miseramente con tutto l'equipaggio, mentre l'altra, la più grande e resistente, cercava disperatamente di resistere agli elementi, anche grazie alla forte determinazione dei sette pescatori che l'armavano.
Nel frattempo, il segnale di pericolo lanciato dalla minuscola guarnigione militare di stanza presso la "Batteria dell'Olivetta" aveva raggiunto il Brigadiere Caorsi, oltre naturalmente al Capitano Romero. Il Caorsi, decise di levare gli ormeggi del battello delle Regie Dogane, guadagnando coraggiosamente il largo, assieme ai Preposti di mare Andrea Capello, Bernardo Riccobaldi, Giuseppe Caviglio, nonché dei marinai del posto Bartolomeo ed Emanuele Viacava.
Con non poca fatica, doganieri e marinai riuscirono a raggiungere la barca da pesca, la quale fu rischiosamente "accostata" e presa a rimorchio. Dopo quasi un'ora di durissimo lavoro di remo, vincendo la violenta azione dei venti e delle correnti marine, i salvatori riuscirono a guadagnare la rada, raggiungendo infatti il porticciolo verso le ore due del pomeriggio, coadiuvati da terra da altri coraggiosi marinai di Portofino, quali Francesco e Lorenzo Oneto, Domenico Benzo, Giovanni Battista De Bernardi, Francesco Gimelli e Cesare Fresco, i quali si avvalsero di una lunga cima da ancora. Tutti furono accolti da una festante popolazione, la quale, inneggiando al patrono San Martino, corse verso la piazza del molo, felice di poter abbracciare quei sette padri di famiglia, scampati - almeno loro - all'orribile fine toccata, invece, alla barca più piccola.
Ma l'emergenza maltempo non era certo terminata, in quanto tre ore dopo, infuriando ancora la tempesta, poco al largo dell'imboccatura del porto fu avvistato un brigantino che tentava invano di entrare nel medesimo porto, correndo il serio rischio di infrangersi contro gli scogli di ponente. Si trattava del brigantino toscano Il Corriere di Cipro, di 160 tonnellate e con un equipaggio di dieci uomini, iscritto al compartimento marittimo di Livorno, porto dal quale era partito in "cabotaggio" (navigazione costiera) il giorno prima diretto a Genova.
A quel punto: "A spettacolo sì straziante non venne meno il coraggio del Caorsi, ma postosi di nuovo in mare cò suoi bravi compagni, arditamente si cacciò là dove succedeva il sinistro. Riuscito vano ogni sforzo per condurre in porto il legno, salvava i dieci che v'erano a bordo, e con essi le loro robe", così come riportò il giornale L'Artigianello nel suo numero del 20 febbraio 1847.
Il brigantino Il Corriere di Cipro verrà poi recuperato nei giorni seguenti, rimesso in sesto e condotto a Livorno per essere completamente riparato in quei cantieri navali. Dieci anni dopo, esattamente il 15 novembre del 1856, appena partito da Livorno verso Cipro ed Alessandrella, con un carico di vino, il mercantile fu colto da una nuova e più terribile tempesta, nei pressi di Montenero, salvandosi però grazie ad un aiuto molto più importante e decisivo: l'intercessione della Santissima Vergine di Montenero, presso il cui Santuario è possibile ancora oggi ammirare l'ex voto realizzato nel 1857 dal pittore Gaudenzio Toci, su richiesta del Capitano Luigi Molena e dell'intero equipaggio del "Corriere di Cipro", grati alla Divina Provvidenza per avere avuta salva la vita (la riproduzione è stata gentilmente fornita da Don Alessandro Paradisi, Priore del citato Santuario e si trova pubblicata nel volume La Pietra sotto la Croce: gli ex voto di Montenero, di Luigi Bernardi, Giorgio Fontanelli e Antonella Malfatti, Vallecchi Editore, Firenze, 1982).
Il brigantino Il Corriere di Cipro nell'ex voto di Gaudenzio Toci
La memorabile giornata contraddistinta da così puro eroismo umano, di cui fu testimone la popolazione di Portofino, fu salutata con il conferimento di doverosi ed ambiti premi. Mentre il Re di Sardegna promosse "sul campo" il Brigadiere Vincenzo Caorsi al grado di ufficiale, esattamente a Commissario alle Brigate (Tenente), responsabile delle Brigate di mare operanti a Genova, il Granduca Leopoldo II di Toscana, su proposta del Console toscano di stanza nel capoluogo ligure, conferì al medesimo sottufficiale la medaglia d'oro di benemerenza al valore civile; mentre quella d'argento fu conferita ai tre Preposti delle Dogane, così come 20 zecchini d'oro furono ripartiti fra i quattro marinai che avevano preso imbarco sul battello doganale, fra cui i citati fratelli Viacava, di Portofino.
Il Commissario Caorsi, nonostante le nuove incombenze del grado e la "più comoda sede" cittadina non rinunciò mai alla sua vocazione marinaresca, rendendosi quindi protagonista di altri salvataggi ed azioni filantropiche. Ciò almeno sino al marzo 1861, data in cui, per effetto della nuova e temporanea riorganizzazione territoriale conferita al Corpo dei Preposti delle Regie Dogane Nazionali, l'ormai maturo Commissario fu congedato dai Preposti, ma non dall'amministrazione delle Gabelle. Passato, infatti, nel ramo delle Privative, Vincenzo Caorsi fu nominato "Verificatore dé Sali" presso il magazzino di spedizione di Savona, città ove continuò ad operare almeno sino al 1870, come confermerebbe l'Annuario del Ministero delle Finanze relativo proprio a tale anno.
Riguardo, infine, alla presenza dei Finanzieri a Portofino ricordiamo brevemente che, dopo la proclamazione del Regno d'Italia (17 marzo 1861), nella stupenda località ligure furono confermate due Brigate dei Preposti (una di terra e l'altra di mare), dipendenti dal Commissariato di Santa Margherita Ligure, riconfermate anche l'anno dopo, nell'ambito del neo costituito Corpo delle Guardie Doganali (sorto infatti nel maggio del 1862), entrambi dipendenti dalla Luogotenenza di Santa Margherita. Mentre la Brigata di mare verrà soppressa verso la fine dell'Ottocento, l'altra continuò ad operare fino all'8 gennaio del 1971, allorquando fu soppressa anch'essa, cedendo così la competenza territoriale inizialmente alla Tenenza di Santa Margherita Ligure e successivamente all'odierna Brigata di Rapallo.
Gli antichi castelli di Portofino in una stampa ottocentesca