Sulla cresta dell'onda

San Fruttuoso di Camogli, Torre dei Doria

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Prospero, vescovo di Tarragona, fugge nel 711 dopo l'invasione araba, e porta con sé le spoglie di San Fruttuoso, marirtizzato nel III secolo. Si stabilisce nell'insenatura che prenderà il nome del Santo, e vi fonda un insediamento religioso, ampliando quello già esistente da circa due secoli.

L'abazia acquista peso spirituale e politico presso la Repubblica, ed è sostenuta dai Doria, che la scelgono come luogo di sepoltura di molti membri della famiglia. Verso la metà del Cinquecento Andrea Doria, per contrastare il decadimento dell'Ordine Benedettino e quindi il possibile abbandono dell'abbazia, interviene con restauri radicali che, se alterano l'impianto originale, ne assicurano però la soppravvivenza.

Il papa Giulio II concede alla dinastia dei Doria il patronato dell'insediamento ma chiede che sia costruita la torre di levante, a protezione del monastero dalle incursioni barbaresche, cui si affianca poco dopo una torre simile ma più piccola, sullo sperone che chiude la baia a ponente.

La Torre dei Doria ha tre piani, ed è fondata direttamente sul terreno, con scarpa poco accentuata e camminamento non molto sporgente; in origine con terrazza di copertura e parapetto merlato, è stata alterata nell'aspetto dalla sovrapposizione di un tetto a quattro falde. Si è invece parzialmente conservato lo stemma della famiglia, affrescato sul prospetto a mare.

Oggi l'intero complesso monumentale - perfettamente restaurato e leggibile nelle sue stratificazioni, attrezzato per l'accoglienza, raggiungibile a piedi da Portofino vetta o da Portofino mare in circa 90 minuti, o con battello da Camogli in mezzora di piacevolissima panoramica navigazione - è amministrato dal Fondo per l'Ambiente Italiano (FAI), per effetto della donazione di Orietta Pogson Doria Pamphilii nel 1977.

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(Paola Presciuttini, 30 settembre 2004)
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