Sulla cresta dell'onda

Sicilia - costa settentrionale:
Torre Muzza - Castel di Tusa - Finale di Pollina - Torre Caldura a Cefalù

Procedendo da Capo d'Orlando verso Cefalù, sulla costa settentrionale della Sicilia, si incontrano svariate torri saracene risalenti alla metà del Cinquecento; tra il 1535 e il 1557, infatti, Ferdinando Gonzaga e poi Giovanni De Verga assicurarono la difesa della costa attraverso un sistema di torri che comunicavano con fumate di giorno e fuochi di notte, tra le quali la Torre Muzza, la torre di Castel di Tusa, la torre di Finale di Polline, la torre di Cefalù.

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Torre Muzza (PA) è un piccolo fortino in muratura di pietra con tracce dell'intonaco originale, alta base a scarpa e due garitte circolari sul fronte mare; a monte è sovrastato da un torrione a pianta quadrangolare, con merli alla ghibellina e residui dello scudo.

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La torre di Castel di Tusa (ME) è stata restaurata ed è di proprietà privata, all'interno di un parco.

Finale è una frazione di Pollina (PA), piccolo comune delle basse Madonie a 750 m sul livello del mare, a circa 13 km di distanza dalla costa, dall'aspetto tipicamente medievale.

Il toponimo e lo stesso paese, secondo alcuni studiosi, potrebbero essere ricondotti all'antica Apollonia Sicula.

La torre, detta "del Marchese", è stata recentemente restaurata ed è stata circondata da un ampio piazzale panoramico che, nelle giornate limpide, consente di spaziare da Capo Zafferano a Capo Milazzo.

Ha pianta quadrata, di circa cinque metri di lato, alta scarpa, cordolo di raccordo al corpo soprastante, e terrazza di copertura con residui dello scudo. I prospetti presentano due aperture sul lato mare e una sugli altri tre, alle quali il restauro ha aggiunto una cornice di pietre squadrate. L'apertura a monte è più ampia e probabilmente era il varco d'accesso alla torre, raggiungibile mediante scala retraibile.

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La baia di Cefalù è delimitata da un pittoresco piccolo promontorio roccioso, sul quale si erge la torre Caldura in tutto simile alle precedenti, ma in stato di abbandono.

Paola Presciuttini, novembre 2005