Sulla cresta dell'onda

Cervo: il Castello

È la Liguria una terra leggiadra. / Il sasso ardente, l'argilla pulita, / s'avvivano di pampini al sole.
È gigante l'ulivo. A primavera / appar dovunque la mimosa effimera. / Ombra e sole s'alternano
per quelle fondi valli / che si celano al mare / per le vie lastricate
che vanno in su, fra campi di rose, / pozzi e terre spaccate, / costeggiando poderi e vigne chiuse. / ... /
O chiese di Liguria, come navi / disposte ad essere varate! / O aperti ai venti e all'onde / liguri cimiteri! / Una rosea tristezza vi colora / quando di sera, simile ad un fiore / che marcisce, la grande luce / si va sfacendo e muore.

(V. Cardarelli)

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Cervo in un disegno di Franco Ferrero

Il pittoresco centro, arroccato sul mare - di cui la storia variegata è narrata con eloquenza e completezza da Franco Ferrero, subì il flagello dei Barbareschi sia sulla terraferma, per effetto delle abituali incursioni, sia in mare aperto dove le barche "coralline" erano oggetto di caccia.

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cervochiesa La Chiesa settecentesca (Foto V. Rossi)

Un'attività peculiare dei Cervesi era infatti la pesca del corallo, nel Quattrocento praticata fin sulle coste tunisine e successivamente nelle acque meno insidiose della Sardegna e della Corsica. Un documento del 1575 parla di centocinquanta battelli in attesa che le autorità spagnole dessero loro il permesso di corallare in Sardegna, dietro pagamento di una tassa applicata ad ogni barca. Gabelle più esose esigeva Genova per la pesca nelle acque della Corsica, dominio della Repubblica. La florida attività cessò nella prima metà del Settecento e la flottiglia corallina fu trasformata per la pesca ordinaria e per il piccolo cabotaggio. Una memoria tangibile di quella remota attività è la bella Chiesa settecentesca di San Giovanni, edificata anche con le "elemosine" dei corallari alla "fabbrica".

La debole difesa delle barche ara affidata al fatto che partivano in flotta, scortate da una feluca armata, ma poi - arrivate sui banchi di pesca - inevitabilmente dovevano sparpagliarsi e diventavano quindi facile preda.

A terra il borgo era difeso dalla cinta muraria, dal Castello, dal bastione eretto intorno al 1557 in posizione dominante, opportunamente armato, e dalle torri di avvistamento in riva al mare. Il Castello, edificato sulla roccia nella parte più elevata del borgo, inglobata una torre quadrata di epoca romana, fu la residenza fortificata dei marchesi di Clavesana fin dal 1100. L'esterno ha oggi mantenuto le mura perimetrali, che agli angoli presentano torrioni circolari con ampie feritoie, un tempo molto più alti. Rappresentò nei secoli la più efficace difesa anticorsara della zona.

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Il Castello visto da ponente
(Edizione Casa delle Cartoline, Sanremo)
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La facciata anteriore. La porta di accesso al borgo è stata ricavata demolendo un locale pre-esistente
(Edizione Casa delle Cartoline, Sanremo)
cervo3 (Disegno M. D. Dal Negro da Ferrero 1994)

All'inizio del Seicento, diminuita la pressione barbaresca dopo la battaglia di Lepanto, il Castello fu svuotato all'interno per essere trasformato in oratorio dei Disciplinanti di Santa Caterina. Alcune modifiche interessarono anche l'ingresso rialzato, sulla parete a ovest adiacente a una delle torri, che fu sostituito dalla scalinata sul lato meridionale; parimenti furono murate le finestre originali e si aprirono i finestroni attuali. Non vennero invece alterate le strutture fortificate, a ribadire la natura di edificio religioso a difesa della comunità.

Nel 1736, inaugurata la chiesa di San Giovanni, il castello tornò a un uso esclusivamente civile, trasformato in ospedale, in sostituzione di quello trecentesco fondato dai Cavalieri di Rodi, per un brevissimo periodo feudatari di Cervo. Lo spazio interno fu suddiviso in camerate rettangolari con volte a botte in mattone, mentre nei locali quadrati, all'epoca assegnati al personale, le coperture sono a crociera; una delle torri fu trasformata in cucina e in un vasto locale intermedio si realizzò un fienile.

Nel tempo l'ospedale divenne anche cronicario per anziani non autosufficienti, e tale rimase fino al 1920, quando la funzione ospedaliera venne a cessare e il Castello fu nuovamente trasformato e occupato da famiglie indigenti. Nei primissimi anni Ottanta è stato restituito all'uso pubblico.


Sulla facciata di un edificio alla base del paese, sulla via Aurelia,
si trova una meridiana