Sulla cresta dell'onda

Corsica: torri costiere

Sembra accertato che, in età storica, i primi insediamenti siano da attribuire ai Focesi provenienti dalla città greca di Focea, sulle coste anatoliche, che fondarono l'odierna Aléria. Nel VI secolo a. C. la colonia è diventata un punto strategico per i Focesi, che da lì possono tenere sotto controllo i traffici mercantili del Mediterraneo e praticare la pirateria. Per questo motivo Cartaginesi ed Etruschi alleati assediano la città, che viene abbandonata.

Verso la metà del III secolo i Romani conquistano Aléria e, di lì a poco, la Corsica e la Sardegna costituiscono un'unica regione - la Sardinia - definitivamente colonizzata nel 111 A. C. da Caio Mario.

Segue un lungo periodo di prosperità ma, con la caduta dell'Impero, la Corsica si ritrova ad essere il perno della marineria mediterranea occidentale e subisce un'alternanza di dominazioni, dai Vandali agli Ostrogoti ai Bizantini. Intanto si costituiscono le prime basi saracene, da cui partono le incursioni dei pirati verso i centri rivieraschi. Le coste dell'Isola diventano sempre meno sicure e le popolazioni si ritirano verso l'interno.

Con la crescente potenza delle Repubbliche Marinare, la lotta contro la pirateria si fa più cruenta, e Pisa e Genova si alleano per sconfiggere il comune nemico. Nel 1077 papa Gregorio VII pone l'Isola sotto il controllo del Vescovo di Pisa, alla quale resterà soggetta ininterrottamente per circa due secoli.

Nel XII secolo il Papa pone sotto l'autorità di Genova la costa occidentale, i Genovesi fondano nuove città, accentuano la penetrazione nell'interno, creano feudi e attuano una saggia politica di incoraggiamento alle autonomie locali e di concessione di privilegi, in modo da assicurarsi la fedeltà dell'Isola. Finché, con la sconfitta dei Pisani alla Meloria nel 1284, la Corsica cade sotto la definitiva dominazione genovese.

La Repubblica dota il nuovo possedimento di una forte amministrazione feudale e di efficaci sistemi di difesa costiera, e fonda nuove città, tra cui Bastia, privilegiando le aree costiere e, viceversa, sfruttando le zone interne. Da queste, non a caso, partirà il movimento indipendentista; l'intero periodo di dominazione genovese è caratterizzato dalle rivolte della popolazione e dei potentati locali contro la Repubblica, dai tentativi di altre potenze di subentrare nel possesso dell'Isola, dall'incessante pressione dei pirati barbareschi.

Un particolare accenno meritano le torri di difesa del Capo-corso, se non altro per il numero: delle 94 infatti che si trovano sui mille chilometri circa di costa di tutta la Corsica, ben 27 se ne affacciano sul mare dai novantadue chilometri del litorale della penisola di Capo-corso. E' un'emozione continua, facendo in mare il giro del Capo, scorgerne una spuntare da uno scoglio, un'altra su un promontorio roccioso a guardia di una baia: la torre vi è onnipresente.

A partire dalla fine del XV secolo i Capocorsini, misero in atto progressivamente una vera politica di costruzione delle torri di difesa per contrastare la potenza dell'impero ottomano e soprattutto le incursioni barbaresche, che insidiavano le coste del mediterraneo occidentale e in particolare quelle del Capo-corso.

La Repubblica di Genova aveva a lungo privilegiato la scelta di allestire una potente flotta a difesa delle coste e delle stesse navi adibite alle attività commerciali, ma già dal 1453 veniva formulato per iniziativa popolare un piano di costruzione di edifici di difesa del litorale, finché nel 1571 il senato genovese promulgò una legge relativa alla creazione di un "magistrato delle seminiere e delle fabbriche delli torri". Il programma di costruzione portato avanti per decenni farà sì che alla fine del secolo XVI il Capo-corso sarà la regione più provvista di torri di difesa.

Il sistema difensivo delle coste corse non ha nulla di originale: si tratta di torri per lo più rotonde, con alta base a scarpa e coronamento munito di caditoie, simili agli analoghi sistemi di difesa costiera comuni lungo le coste della Penisola, della Sicilia e della Sardegna; che tuttavia colpirono Montaigne il quale, nel suo diario di viaggio verso il 1580, quando si trovava davanti alle coste dell'Italia centrale, scrisse che:

"I papi hanno fatto costruire su questo tratto di costa delle torri di difesa contro le incursioni che i Turchi vi facevano molto spesso, razziando bestiame e persone. Queste torri si avvertono l'una con l'altra con un colpo di cannone con tale tempestività, che l'allarme in un attimo giunge a Roma"

Tuttavia bisogna sottolineare le particolari difficoltà e l'onere non indifferente, data la natura del terreno e le scarse risorse finanziarie, che dovettero affrontare nel Capo-corso gli abitanti, per dotare il loro paese di una efficiente struttura difensiva, e lasciare ai posteri un patrimonio di inestimabile valore artistico e ambientale.

Molte delle torri, cadute in disuso a partire del secolo XVIII, furono abbandonate e presto degradarono; alcune vennero utilizzate per la collocazione di fari o segnali di pericolo, altre furono vendute a privati. Recentemente esse sono oggetto di restauro e utilizzazione nel quadro di un vasto progetto culturale e turistico.


Un prezioso strumento bibliografico per la descrizone delle singole torri capocorsine è, di Guy Meria, Découverte des tours du littoral du Cap-Corse: propositions pour une mise en valeur touristique de ces édifices (s.n.t.)