Sulla cresta dell'onda

Introduzione

Oggi, lungo le strade costiere italiane, 蠦requente, nei punti piᶡnzati o pi⩬evati, avvistare torrioni isolati, di dimensioni e forme diverse, molte diroccate e quasi irriconoscibili. Sono i resti di un sistema di allarme e difesa contro gli assalti dei pirati barbareschi e dei Turchi che, provenendo dalle regioni sottomesse della Grecia e dell'Albania con i loro vascelli, minacciavano l'invasione musulmana dell'Italia.

Questa fu scongiurata dalla vittoria delle flotte cristiane a Lepanto nel 1571, ma le incursioni piratesche non cessarono mai.

Battaglia di Lepanto La battaglia di Lepanto in un olio (part.) presso il Museo Correr, Venezia

Fino all'Ottocento, con la presa di Algeri da parte dei Francesi nel 1830, piccole imbarcazioni veloci provenienti da Tripoli, Tunisi e Algeri continuarono i loro assalti rapidissimi e i saccheggi nei villaggi costieri e nelle case isolate, gettando nel terrore gli abitanti.

La pirateria ha probabilmente radici remote tanto quanto la navigazione e, nelle sue manifestazioni pi᮴iche, non si distingue nettamente dalle attivit࠭ercantili ordinarie; viene riconosciuta come atto illecito non solo a danno delle vittime dirette, ma verso lo stesso diritto del mare, dopo la costituzione dei primi grandi Stati, che hanno un territiorio, un popolo e un'economia da difendere.

Come contromisura giࠦin dall'antichitࠣompaiono torri di vario tipo e funzione. Tralasciando la biblica torre di Babele, troviamo l'uso di torri nelle cinte delle mura presso gli Assiri; nelle cittࠧreche esse erano collocate sia presso le porte, sia lungo le cortine; cos젰ure le mura etrusche; numerose furono quelle costruite dall'Impero Romano, sia per difesa, sia per le segnalazioni, lungo le coste, lungo le strade e i confini; talvolta qualche torre fu innalzata come belvedere nelle ville pi⩣che.

Carta di Orano Orano in un'inusuale veduta nel portolano-atlante del Mediterraneo di Johannes van Keulen

Con il crollo dell'Impero l'entroterra divenne preda delle popolazioni germaniche, mentre le coste subirono il flagello di incursioni dal mare dei Vandali stanziati sulle coste africane, e dei Visigoti, che diventarono sistematiche dopo la morte di Maometto, nel 632, quando l'Islam cominciࡤ espandersi verso ovest.

I vocaboli "incursione" e "corsari" derivano appunto dal termine " kursoi ", coniato dai Bizantini per definire quelle scorrerie finalizzate alla predazione, da un greco arcaico " kursueo " nel senso di saccheggio; il termine razzia deriva invece dall'arabo gaziyya, nel senso di assalto. D'altro canto le coste occidentali del Mediterraneo e in particolare quelle italiane, con la loro miriade di centri marinari e di imbarcazioni di piccolo cabotaggio - da "cabotare", cio蠮avigare di capo in capo - erano una meta appetibile e fin troppo accessibile. Molti abitati si spopolarono, fuggendo la popolazione sui colli, e la palude prese da piࡲti il sopravvento.

Con l'ascesa delle Repubbliche Marinare e la pressione militare delle Crociate, le incursioni saracene si allentarono, ma nel Quattrocento Costantinopoli, le coste nord-africane e la penisola balcanica caddero in mano all'Islam, e i litorali italiani rimasero alla merc頤egli Ottomani.

Con la cacciata degli Arabi dalla Spagna e con la conclusiva liberazione di Granada nel 1492, gli Spagnoli ritennero che la minaccia musulmana andasse combattuta in casa del nemico, non essendo possibile difendere adeguatamente le coste nazionali.

Tra la fine del secolo e la prima decade del successivo fu occupata la costa da Orano a Tripoli; tuttavia quell'offensiva militare inaspr젩l desiderio di riscatto dei Barbareschi.

Pirata Barbarossa

Questo termine designava non un popolo in particolare, quindi non necessariamente Arabi o Turchi, ma semplicemente quella canaglia d'ogni provenienza, tra cui i cosiddetti rinnegati, ossia gli Europei, soprattutto Italiani e uomini dell'area balcanica, tratti in schiavit䡠bambini e poi convertitisi all'Islam per riacquistare la libert஼/p>

L'occupazione spagnola delle coste nordafricane sort젩nvece l'effetto di dare unitࠤ'intenti a una controffensiva compatta, sotto la guida di pirati di spicco, quali i fratelli Arug e Khair el-Din, detto il Barbarossa.

Quest'ultimo disponeva di una flotta di ben centocinquanta navi, di molte migliaia di uomini e arrivࡠstringere un'alleanza con Francesco I di Francia contro lo spagnolo Carlo V.

La situazione di permanente belligeranza che ne segu젥bbe ritmi e metodi diversi: i Paesi europei rivieraschi potenziarono il loro apparato bellico, con l'impiego di artiglierie e flotte, tuttavia inevitabilmente impossibilitate a tenere sotto controllo l'intero sviluppo costiero; i Barbareschi, invece, ricorrevano come d'abitudine all'incursione improvvisa e alla guerra di corsa.

Come sempre, tale situazione determinava varie circostanze di interesse economico: i mercantili adottavano la navigazione costiera, anche a costo di dilatare tempi e costi, per restare sempre in vista della terra dove cercare rifugio in caso di arrembaggio: quest'esigenza dei naviganti port੮ qualche caso all'imposizione di gabelle di transito da parte di signorotti locali, quasi che le acque costiere fossero canali privati interni.

Inoltre, per assurdo, era proprio l'Occidente - in particolare la Francia prima e poi la Repubblica di Genova - a fornire armi e materiali per l'allestimento di navi ai Barbareschi, il che divenne uno dei pretesti della successiva belligeranza franco-genovese.

Sotto diversi punti di vista, la guerra corsara rappresentava infatti un investimento redditizio: per esempio, il tristemente famoso pirata Rais Thorgud, detto Dragut, che imperversava nel Mar Ligure, fu catturato nel 1540 dai Doria, ma dopo qualche mese ottenne la libertࠤando loro in cambio la signoria sull'isola di Tabarca (Bona) in Tunisia.

Incisione di Jacques Callot Attacco delle galere di Ferdinando I㯮 galere turche. Ferdinando I de' Medici, granduca di Toscana (Firenze 1549-1609), offr젡iuto all'Impero contro i Turchi.
Incisione di Jacques Callot su disegno di Matteo Rosselli (met࠘VII secolo), presso il Museo Navale di Genova-Pegli

D'altra parte la Repubblica possedeva prospere imprese mercantili sulla costa africana e non aveva interesse a cercare lo scontro sistematico e risolutivo. Inoltre, la minaccia barbaresca le offriva il pretesto per imporre gabelle ai centri costieri ed esigere un tributo di soldati in cambio della propria protezione.

Dopo qualche incursione particolarmente feroce, Genova organizzava spedizioni punitive, inviando vascelli da guerra a bombardare le coste algerine; ma si trattava di iniziative sostanzialmente dimostrative, sia per placare le richieste di maggior sicurezza da parte delle popolazioni rivierasche, sia per far comunque sentire la minaccia della propria presenza ai Barbareschi.

Per contro, le razzie saracene erano anche finalizzate alla cattura di soggetti variamente utilizzabili, tra i quali coloro che potevano essere restituiti dietro pagamento di onerosi riscatti, peraltro non sempre corrisposti. Algeri, e in misura minore anche Tunisi e Tripoli, aumentarono vistosamente la propria popolazione per effetto dell'afflusso di prigionieri e della risma variegata di avventurieri che gravitavano loro intorno.

Incisione di van Luyken Incisione di van Luyken in L'histoire de la Barbarie, fine sec. XVII. Rappresenta la spedizione contro Algeri di sei vascelli olandesi, al comando del capitano Lambart, nel corso della quale 125 pirati furono catturati e impiccati ai pennoni o precipitati in mare (coll. priv.)

Il fenomeno della schiavit岡 talmente massiccio che si costituirono numerose societࠤi mutuo soccorso per far fronte alle richieste di riscatto, avanzate in subordine all'interesse "commerciale" rivestito dalle diverse prede: le famiglie venivano smembrate, le donne giovani avviate verso gli harem, gli uomini vigorosi messi al remo o venduti in funzione delle loro capacit࠰rofessionali. Si chiedeva quindi il riscatto di quegli elementi che, ormai sfruttati al limite della sopravvivenza, non offrivano ulteriori possibilitࠤi lucro: gli elenchi di coloro che avevano riacquistato in questo modo la libertࠣomprendono prevalentemente soggetti non giovani, spesso disabili, con lunghe permanenze in condizioni di schiavit쯰>

Nonostante gli scontri in mare e gli attacchi ad Algeri si protraessero nei secoli fino a Ottocento inoltrato, l'Occidente cap젦in dal primo Cinquecento di dover fare assegnamento sul proprio potenziale difensivo piuttosto che su quello offensivo, fidando nella propria ingegneria militare: non solo per l'incontenibile tecnica esercitata dai pirati, ma soprattuto per il disimpegno occidentale rispetto al Mediterraneo, dopo che la conquista degli Oceani aveva richiamato verso altre rotte il potenziale militare delle nazioni marinare.

Occorse tuttavia oltre mezzo secolo perch頬e comunit࠭arinare si attrezzassero per la difesa di terra: la soluzione poteva solo risiedere in un sistema che assolvesse funzioni di avvistamento, di allerta alla popolazione attraverso un codice segnaletico, e di difesa armata locale: poco dopo la seconda metࠤel Cinquecento si addivenne alla decisione di costruire, nei punti ritenuti idonei dagli ingegneri militari, una successione di torri in vista l'una dell'altra, tali da costituire, nel loro complesso, un sistema fortificato ininterrotto di avvistamento e segnalazione.

L'uso di fuochi segnaletici lungo le coste 蠤i origine alto-medievale, secondo una specie di codice costituito da fiamme o fumate, ottenute con fascine bruciate, con torce o bracieri. La torre fu quindi indispensabile quando all'esigenza della segnalazione si affiancଡ necessitࠤella difesa del territorio e del ricovero per i soldati di guardia.

In passato i segnali partivano da cofani (dal greco k਩nos=cesta) di ferro, situati in luoghi prominenti, che poi furono collocati alla base della torre stessa: il tipo di luce indicava una situazione di calma oppure l'arrivo di navi sospette, i fuochi erano tanti quante erano le navi in arrivo e la fumata era volta nella direzione da cui queste provenivano. Il suono delle campane rappresentava il preallarme acustico.

Ogni Potentato si dot౵indi di tale sistema difensivo, secondo criteri locali. In Liguria gli oneri della costruzione delle fortificazioni nei centri periferici - come, di norma, le spese per il servizio di guardia - erano lasciati all'iniziativa locale, salvo che non vi si ravvisasse una particolare importanza strategica; quindi le fortificazioni non rientravano in un piano organico generale - il che spiega la difformit࠴ra una torre e l'altra - ed erano collegate dalla sola comunicazione ottica.

Sui criteri di progettazione della struttura, se pieno massiccia, intervenivano la sua ubicazione e il tipo di artiglieria di cui poteva essere dotata. Di norma la base era a scarpa accentuata e l'ingresso, sul versante a monte, era soprelevato di almeno sei metri rispetto al piano di campagna, raggiungibile attraverso una scala retraibile o un piccolo ponte levatoio.

Torre dei Panei
Torre di Pompeiana
A sinistra la torre dei Panei, a Pompeiana (IM) con la ripida scala di accesso, a nord.
A destra, la torre dal lato mare

Nel 1528 la Repubblica di Genova si era legata militarmente alla Spagna - dove giࠥsercitava una forte influenza mercantile - e aveva sottomesso il libero comune di Savona. Il possesso della Corsica le assicurava quindi il pieno controllo dell'Alto Tirreno e la inseriva contemporaneamente nel conflitto franco-asburgico.

Essendo i confini settentrionali divenuti sicuri quando Milano entr೯tto l'influenza spagnola, il pericolo venne dal mare: dalla Francia che aspirava all'egemonia nel Mediterraneo, alla quale si alleଡ Turchia, che spiegava le sue potenti flotte ma si avvaleva anche delle forze corsare nord-africane che avevano in Algeri il loro quartier-generale.

Algeri XVII sec. La bianca cittࠤi Algeri nel portolano-atlante del Mediterraneo di Johannes van Keulen
Algeri XVII sec. Immagine ravvicinata di Algeri, in una xilografia nello stesso portolano, databile alla prima metࠤel Seicento

Gi࠮el 1529 il pirata Barbarossa, signore di Algeri, sembrava voler assediare le coste dalla Liguria a Cadice, chiave di volta dei commerci ispano-genovesi con l'Europa settentrionale.

La minaccia divenne ancor pi毲te nel 1534, quando egli si ripresent࣯n una flotta di settanta galee ma invece di attaccare la Repubblica and࡬la conquista di Tunisi e ne fece una propria base navale.

L'anno successivo Carlo V con numerosi alleati mosse al contrattacco e scacci੬ Barbarossa, che trov಩fugio presso l'imperatore turco Solimano, di cui divenne ammiraglio. Ecco quindi che l'alleanza franco-turca provoc൮a ripresa delle ostilitࠦranco-spagnole che coinvolsero Genova.

Il Governo della Cittࠡffid࡬l'architetto Olgiati l'innalzamento di una cinta muraria possente, con la "consulenza" di Antonio Sangallo, che richiese dieci anni di lavoro. Contemporaneamente iniziଧopera di fortificazione della Corsica e prosegu젩 lavori di difesa delle Riviere.

Genova XVII sec Francesco Maria Accinelli, Stato presente della metropolitana di Genova. Pianta di Genova con tutte le parochie [sic] contenute nel recinto delle "mura vecchie". Nella prima metࠤel Cinquecento le mura medievali furono ampliate e potenziate secondo i nuovi canoni architettonici imposti dall'evoluzione della poliorcetica e delle armi da fuoco. Furono definite "mura vecchie" il secolo successivo quando una seconda cinta fu innalzata sulla sommitࠤei colli che fanno da corona alla Citt஠Ms., seconda met࠘VIII sec. Biblioteca Civica Berio, Genova

Nel 1543 il Barbarossa torn࡬l'assalto, saccheggiଥ coste meridionali, bombardലatti di costa ligure e si ricongiunse con la flotta francese, attaccando Nizza e Sanremo. L'anno successivo la Francia e la Spagna stipularono un accordo di pace che incluse la Repubblica e quindi, per qualche anno, le coste liguri furono tranquille. Ma nel 1549 Rapallo fu saccheggiata dal pirata Dragut, e nuove difese furono approntate insieme con un sistema di allerta alla popolazione, per segnalare l'arrivo dei Barbareschi.

Le Ulugh-Al좠title=

Negli anni ad essa precedenti il Ponente fu assediato e saccheggiato dai corsari di Ulugh-Al쬠ammiraglio della flotta turca, poi eroe a Lepanto, figura emblematica della pirateria mediterranea.

Era, questi, infatti, il calabrese Giovanni Galeni, tratto in schiavit䡠ragazzo, durante un'incursione nei pressi di Capo Rizzuto guidata dal Barbarossa.

Convertitosi all'Islam - probabilmente per sottrarsi alla schiavit࣯me tanti altri "rinnegati" - acquist೥mpre maggior rilevanza presso la corte di Solimano, dopo la morte di Dragut nel 1565, fino a diventare una figura chiave nella marineria ottomana.

Nel 1583 un attacco pesante fu rivolto nuovamente verso la Corsica e di l젡 poco fu devastato il borgo di Sori, alle porte di Genova. La Repubblica, quindi, non solo realizz൬teriori opere difensive, ma dispose anche presidi armati a proprie spese. Complessivamente, tuttavia, il sistema di difesa restava disorganico e quindi poco efficace.

Le coste pi峰oste furono comunque, da sempre, quelle della Sicilia e dell'Italia meridionale, per effetto della vicinanza alle basi nordafricane e balcaniche: la Sicilia, occupata militarmente dai Saraceni (dalla parola araba sciarqiun che vuol dire 'oriente' od 'orientale') intorno all'anno Mille, fu comoda base di partenza per le loro incursioni navali per circa un secolo, finch頥ssi non furono cacciati dai Normanni.

Il forte Vittoria Il forte "Vittoria" (1567), costruito sugli scogli a protezione della cittࠤi Augusta

Valenti architetti militari previdero tre diversi tipi di torri: le "torri-lanterne", di piccola mole, per lo pi㵬le alture dall'ampia visuale, prevalentemente destinate alle segnalazioni e munite di armi per la propria sola difesa; le "torri di difesa di piccola mole", dotate di un armamento leggero (due pezzi di artiglieria di medio calibro); le "torri di difesa di grande mole", che possedevano un armamento che andava dai quattro ai sei pezzi di artiglieria.

Nacque cos젵na rete di avvistamento semplice ed efficiente: quando un vascello sospetto si avvicinava sotto costa il guardiano del torrione sparava un colpo di avviso per chiedere all'imbarcazione di accostarsi e farsi riconoscere; se essa si allontanava rapidamente - e ciॲa segno delle sue cattive intenzioni - dalla torre si inviavano subito segnali o con l'artiglieria o con opportuni "fani" alle altre due torri con le quali la prima era in collegamento visivo; queste, a loro volta, trasmettevano il segnale di pericolo fino alla pi橣ina guarnigione o al pi魰ortante porto, dal quale salpava un vascello armato per dare la caccia a quello pirata.

Contemporaneamente dalle torri costiere in allarme partivano messaggeri a cavallo, ad avvisare gli abitanti delle case isolate e i villaggi di pescatori del pericolo imminente.

In alcuni canti popolari della tradizione marinara 蠲imasta traccia di quegli episodi, un vero e proprio stato di assedio nel quale vissero per secoli le nostre popolazioni rivierasche. Uno di questi, conosciuto in tutta Italia anche perch頭esso in musica qualche tempo fa, consiglia, con rassegnazione, di riparare al piಥsto le scarpe per fuggire nelle campagne prima dello sbarco dei pirati:

All'armi, all'armi la campana sona
Li Turchi sunnu iunti alla marina!
Ch'havi scarpi rutti si li sola,
Ca eu mi li sulavi stamatina.

Ma un altro canto incita alla resistenza contro l'invasore:

Pigghiati l'armi, curriti, picciotti.
Cci voli forza e curaggiu di tutti.

E un altro ancora 蠤i beffa contro il Turco che arriva spavaldo davanti a Messina, al quale lo schiavo in catene (probabilmente il rematore della galea) risponde che la cittࠨ forte e non si puలendere, ha i castelletti sulla marina, il Salvatore e Porta Reale e Don Blasco che spara la sua columbrina e fa volare gli uomini senza le ali:

Dissi lo Turcu: "Che bedda Missina!
Missina, chi t'avissi a li me' mani!"
Arrispunniu lu scavu 'n catina:
"Missina 蠦orti e non si po' pigghiari:
Teni li castidduzzi a la marina,
Lu Sarbaturi cu Porta Riali,
Spara Don Brascu la so culumbrina
E fa vulare l'omini senz'ali".

Lungo tutte le coste peninunsulari del Meridione il Regno di Napoli avviଡ costruzione di imponenti strutture foranee, dotate di pesanti bocche da fuoco che, se furono in grado di contrastare la pressione ottomana, tuttavia restavano inadeguate per un'efficace azione repressiva nei confronti delle agili e veloci imbarcazioni corsare.

Fu quindi progettato un sistema difensivo ininterrotto di torri robuste, armate con artiglieria leggera, che rappresentarono un'invalicabile frontiera di fuoco, ma si mostrarono imprendibili anche all'occasionale attacco ravvicinato, cos젲appresentando una definitiva difesa della navigazione di cabotaggio.

Le torri, che poi il popolo chiamࢳaracene" a significare che erano state costruite contro i Saraceni, servirono ancora per qualche tempo, per segnalare i movimenti di qualsiasi flotta nemica al largo delle coste italiane, ma all'inizio del XIX secolo erano ormai pressoch頡bbandonate; alcune divennero posti di Dogana, su altre venne installato il sistema telegrafico ad asta che sostitu젩 segnali di fuoco, e le rivitalizzലasformandole in "torri semaforiche".

Ma con l'avvento del telegrafo elettrico venne definitivamente abbandonato qualsiasi sistema ottico, e le gloriose torri costiere, con non molte eccezioni, furono lasciate all'incuria del tempo.


Non meno interessanti, e sempre spettacolari, sono le fortificazioni e le fortezze non necessariamente connesse con la minaccia turco-barbaresca, richieste dall'evoulzione della poliorcetica e delle tecniche di guerra, e dalle vicende politiche e militari nei secoli, fino all'Ottocento. Non mancher࠯ccasione di descriverne qualcuna che riteniamo meno nota ai pi࣯me per esempio le torri Specola e Quezzi, a Genova, tra i pochi esempi residui di architettura militare sabauda in Liguria.


Segnaliamo inoltre alcuni siti che, nell'ambito di una ricerca storico-artistica ad ampio spettro, dedicano belle pagine illustrate alle fortificazioni italiane ed estere:

- le fortificazioni genovesi al sito www.fortidigenova.com

- le fortificazioni di Messina al sito www.festungmessina.org

- le fortificazioni del Moncenisio al sito www.moncenisio.com

- le fortificazioni del Nord-est d'Italia al sito www.fortificazioni.net

- www.mondimedievali.net, con pagine dedicate alla filmografia medievale;

- pagine diverse dedicate alla Corsica;


In lingua inglese, uno sconfinato portale precipuamente inteso a rappresentare monumenti diversi della Roma barocca, che tuttavia dedica numerose pagine a:
- svariate "fortezze dei Papi" in Italia e ad Avignone;
- fortificazioni veneziane in Grecia (di cui l'equivalente in lingua italiana si trova alla pagina Castelli della Grecia);
- fortificazioni in Turchia sulla costa mediterranea e sul Mar nero.


Ricordiamo, inoltre, il Museo storico dell'Arma del Genio, con la sezione dedicata all'Architettura Militare che, con dovizia di plastici e modelli, illustra la storia dell'architettura militare italiana ed europea, a cominciare dai castellieri preistorici ai nuraghi sardi, per continuare con le fortificazioni romane, i castelli medioevali, i forti dalle varie epoche sino ad oggi.


Bibliografia

A cura di Paola Presciuttini