Sulla cresta dell'onda

Varese Ligure: castello

Varese Ligure (SP), in posizione strategica tra le strade transappenniniche che collegavano la Liguria con l' Emilia e il Piemonte, sorge sul sito di un insediamento bizantino, di cui si sono trovati i resti sotto il castello. D'altronde alcuni toponimi - il "Monte dei Greci" o il "quartiere di Grecino" - confermano questa origine antica.

All'inizio del secolo XI il territorio apparteneva ai Conti di Lavagna, di cui i due rami Fieschi e Pinelli entrarono ben presto in conflitto, spartendosi la proprietà: le terre a levante della "Torre dei Pinelli" - i quali si erano trincerati nella località di Carbello, dove avevano innalzato la torre per difesa - appartenevano appunto ai Pinelli, mentre le terre a ponente erano dei Fieschi.

Altre fortificazioni sorsero numerose nell'area per mano dell'una e dell'altra fazione, finché i Fieschi conquistarono il controllo sull'intera Alta Val di Vara entro la fine del XIII secolo e lo mantennero, con alterne vicende, fino al fallimento della "congiura dei Fieschi" contro Andrea Doria, nel 1547, quando la casata fu sconfitta e i suoi possedimenti furono incamerati dalla Repubblica di Genova.

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Nel frattempo avevano fondato un borgo fortificato secondo canoni architettonici precisi: l'abitato aveva pianta ellittica ed era costituito da case di pietra, uguali tra loro, costruite ai margini della piazza centrale, circondata da portici nei quali si aprivano i magazzini; questi erano costituiti da vani voltati, affiancati da una scala che conduceva all'abitazione nel piano superiore. Dalla strada mediana, rettilinea, si dipartivano stretti vicoli verso il perimetro esterno, che costituiva un'efficace cortina difensiva.

Successivamente fu eretta una cinta muraria con due porte, di cui oggi sopravvive quella meridionale. Sul versante settentrionale del borgo fu innalzato il castello in varie fasi tra il 1435 e il 1479, che comprende la torre eretta da Nicolò Piccinino al servizio del Duca di Milano, in origine munita di ponte levatoio, successivamente affiancata dal torrione costruito da Manfredo Landi, munito di bocche da fuoco e ampio basamento terrazzato con base a scarpa.

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Passato nel possesso della Repubblica, il complesso - modificato con l'apertura di grandi finestre nella torre e con il probabile abbassamento del torrione - fu residenza del Podestà e ospitò le carceri nel basamento, fino a tutto il XVIII secolo; successivamente fu adibito ad abitazione fino alla metà del secolo scorso e oggi è di proprietà privata.

Nella stessa piazza V. Emanuele, sulla facciata di un edificio esposto a levante, si trova una meridiana.

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Courtesy Aldo B. e V. Rossi, 25 settembre 2006