Sulla cresta dell'onda

BELLEROFONTE

Bellerofonte è un mitico eroe onorato soprattutto a Corinto e in Licia. Suo padre "umano" è Glauco, ma il suo culto è legato a quello di Poseidone, di cui è considerato figlio, da cui è protetto in tutte le sue imprese; e il cavallo alato Pegaso, figlio anch'esso del dio del mare, lo accompagna solitamente nel mito, così come nelle raffigurazioni artistiche.

Bellerofonte

Le sue vicissitudini cominciano con l'uccisione accidentale di un tiranno di Corinto, chiamato con vari nomi nelle varianti del mito, tra cui quello di Bellero (ciò che darebbe un'etimologia al suo nome: "Uccisore di Bellero"); in seguito a questo delitto dovette lasciare la città e andò a Tirinto dal re Preto.

Ma anche da qui dové presto partire: accusato dalla moglie di Preto, che si era offesa per la sua indifferenza verso di lei, di aver tentato di sedurla, fu mandato dal re presso Iobate, re di Licia, latore di alcune tavolette scritte, nelle quali Preto chiedeva di far morire il giovane, indicando la causa della sua condanna. (Da qui vengono dette Bellerophontis tabellae tutte le lettere che sotto falsa apparenza sono poi causa di gravi mali al loro latore).

Bellerofonte Pegaso in un decadramma del III sec. a. C. Londra, British Museum

Iobate sottopose perciò Bellerofonte a prove durissime, dalle quali pensava che non sarebbe tornato vivo. Prima gli ordinò di uccidere la Chimera, un essere mostruoso - leone davanti, ma con una testa caprina che sputava fiamme, drago di dietro - che devastava il paese; ma Bellerofonte piombò dall'alto sulla Chimera a cavallo di Pegaso e la uccise con un colpo solo. Allora Iobate lo mandò a combattere i Solimi, popolazione limitrofa feroce e bellicosa, e poi contro le Amazzoni, e infine riunì una truppa dei più forti Lidi e ordinò loro di ucciderlo in un'imboscata.

Da tutte queste imprese e insidie Bellerofonte tornò vincitore, per cui Iobate riconobbe la sua origine divina, si convinse della sua innocenza, e lo invitò a restare con lui; inoltre gli dette in moglie la figlia e morendo gli trasmise il regno.

Bellerofonte era così passato dalla misera condizione di esule a quella di principe, ma ciò non gli bastò ed egli decise di ascendere col suo cavallo alato fino all'Olimpo e di accedervi come un immortale. Era un peccato di eccessiva ambizione e Zeus lo punì; mandò un tafano che punse Pegaso, il quale sgroppò, facendo precipitare sulla terra Bellerofonte, che morì. Pegaso rimase a Zeus, che lo usò per il trasporto delle sue folgori, e infine fu trasformato in costellazione.