Sulla cresta dell'onda

PERSEO

Perseo è un eroe di origine argiva; figlio di Zeus e di Danae, figura tra i diretti antenati di Eracle. La storia di Perseo comincia nel mare, perché Acrisio, padre di Danae, vi fece gettare il bimbo di pochi mesi e la madre, dentro un'arca di legno.

Questo perché un oracolo aveva detto ad Acrisio che un figlio di Danae, divenuto adulto, l'avrebbe ucciso; egli allora aveva rinchiuso la figlia in una camera di bronzo inaccessibile. Ma Zeus, in forma di pioggia d'oro, era sceso nella stanza da una fessura e si era unito a Danae, così mettendo al mondo Perseo; Acrisio aveva allora deciso di liberarsi del nipote affidandolo al mare con sua madre.

Sarcofago con il mito delle Danaidi Sarcofago con il mito delle Danaidi, del IV secolo, da Tuscania, oggi a Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia

L'arca fu sospinta dai flutti sulle rive dell'isola di Serifo, nelle Cicladi, dove i naufraghi furono salvati e ospitati da Ditti, fratello del re Polidette. Quest'ultimo, quando Perseo fu adulto, gli ordinò di recidere e portargli la testa di Medusa (l'unica, delle tre Gorgoni, mortale) come dono per le sue nozze con Danae, cui egli aspirava.

Statua in bronzo di Benvenuto Cellini Statua in bronzo di Benvenuto Cellini, nella Loggia dei Lanzi a Firenze.

Il giovane, con l'aiuto di Atena e di Ermes, riuscì nell'impresa: andò prima dalle sorelle Graie - le "vecchie donne" mai state giovani - che egli privò dell'unico occhio e dell'unico dente che avevano in comune, riuscendo così ad estorcere loro il segreto della sede delle Ninfe.

Esse gli dettero i calzari alati, la cappa (o secondo un'altra versione, un elmo) che rendeva invisibili, e una bisaccia dove porre la testa recisa di Medusa.

Perseo si innalzò nel cielo grazie ai calzari alati e, con l'aiuto di Atena, che teneva al disopra di Medusa uno scudo di bronzo levigato, che faceva da specchio, decapitò il mostro.

Mentre dal collo decapitato della Medusa scaturivano Pegaso, il cavallo alato, e il gigante Crisaore, Perseo mise la testa nella bisaccia e ripartì, inseguito dalle due altre Gorgoni, inutilmente perché reso invisibile dalla cappa avuta dalle Ninfe.

Sulla via del ritorno liberò, nella terra degli Etiopi, la figlia del re Cefeo, Andromeda, che era stata esposta su una roccia per essere divorata da un mostro marino: l'aveva condannata Poseidone, irato per un'offesa ricevuta dalla moglie di Cefeo.

Perseo, giunto in volo sul cavallo alato, uccise il mostro e, dopo aver vinto in duello il pretendente di Andromeda, la sposò e la condusse con sé.

Perseo e Andromeda Perseo e Andromeda, pittura parietale da Pompei, I sec. Napoli, Museo Arch. Nazionale
Ermes, con copricapo alato Ermes, con copricapo alato e caduceo, in uno specchio etrusco del IV sec. a. C., oggi a Roma, Museo Nazionale di Villa Giulia

Giunto a Serifo si vendicò di Polidette, che aveva tentato di usare violenza a Danae, e pietrificò il re e i suoi amici, mostrando loro la testa di Medusa. Restituì poi ad Ermes i sandali, la bisaccia e il manto, che il dio rese alle Ninfe, loro legittime proprietarie, mentre Atena poneva la testa della Medusa al centro del proprio scudo.

Tornato con la madre ed Andromeda ad Argo, per ricongiungersi al nonno, non lo trovò, perché Acrisio era fuggito nel paese dei Pelasgi, temendo sempre l'avverarsi dell'oracolo; si recò allora colà per persuaderlo a ritornare ad Argo, ma, partecipando ai giochi indetti dal re di Larissa, colpì il nonno con un disco durante una gara: così si avverò l'oracolo perché Acrisio morì.

Pieno di dolore Perseo non osò tornare ad Argo per richiedere il regno di colui che aveva ucciso e scambiò Argo con Tirinto, dove regnava suo cugino Megapente, e Tirinto con Micene e Mideia fu la sede del suo regno fino alla sua morte.

Perseo è stato rappresentato dall'arte greca come un giovane con calzari alati, spesso con la testa della Gorgone in mano o nella bisaccia, e così compare in pitture vascolari, in rilievi marmorei o fittili, in specchi etruschi e in pitture pompeiane. In età moderna notevole è la statua in bronzo di Benvenuto Cellini, nella Loggia dei Lanzi a Firenze, commissionata all'artista nel 1545 da Cosimo I.

La Loggia dei Lanzi si trova sull'angolo destro di Palazzo Vecchio; fu costruita fra il 1376 e il 1382 per accogliere le assemblee del popolo e le cerimonie pubbliche, ad esempio quelle per l'insediamento dei Gonfalonieri e dei Priori. La sua prima denominazione fu infatti Loggia della Signoria o "dell' Orcagna", dal nome dell'artista che l'aveva progettata, mentre l'esecuzione fu affidata a Benci di Cione e Simone Talenti. Durante il governo di Cosimo I fu poi destinata ad ospitare le truppe mercenarie del duca, i Lanzichenecchi di cui porta ancora il nome.

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