Sulla cresta dell'onda

TALO

La morte di Talo La morte di Talo. Particolare di un cratere del V sec. a.C. (Ruvo, Museo Jatta)
Cratere Il cratere fa parte di una ricchissima collezione di vasi a figure rosse o nere, che rappresentano il nucleo centrale di questo prezioso lascito ottocentesco, fondamentale per lo studio della storia dell'arte greca, confluito nel Museo Jatta a Ruvo in Puglia.

Talo è un personaggio della leggenda cretese e passa ora per un essere umano, ora per una specie di robot di bronzo. Era ritenuto come opera o di Efesto, che ne aveva fatto dono al re di Creta Minosse, o di Dedalo, oppure come l'ultimo rappresentante della "stirpe di bronzo" sulla terra. Essenzialmente, Talo è il guardiano di Creta, scelto per questo incarico da Minosse, oppure da Zeus stesso, per proteggere l'isola della sua amata Europa.

Faceva ogni giorno, armato, il giro di Creta e impediva agli stranieri di penetrarvi, ma anche agli abitanti di uscirne senza il permesso di Minosse. Le sue armi preferite erano pietre enormi, ch'egli proiettava a grande distanza. Ma gli "immigrati clandestini" dovevano temere ancora altri pericoli da parte di Talo, anche se riuscivano a sorpassare quel primo sbarramento. Quando li raggiungeva, Talo saltava nel fuoco, portava il suo corpo metallico all'incandescenza e, precipitandosi sui malcapitati, li stringeva e li bruciava.

Talo era invulnerabile in tutto il corpo fuorché nella parte bassa della gamba, dove si trovava una piccola vena, chiusa da un perno. Quando giunsero gli Argonauti, Medea riuscì con i suoi incantesimi a lacerare questa vena, e Talo morì. Un'altra versione narrava che l'avesse ucciso uno degli Argonauti, Peante, il padre di Filottete, trafiggendo la vena con una freccia.