Sulla cresta dell'onda

TETI

Una delle Nereidi su di un animale mitologico Una delle Nereidi su di un animale mitologico, in un vetro dorato del IV secolo, presso i Musei Vaticani

La ninfa Teti, particolarmente venerata in Tessaglia, interviene episodicamente nelle vicende di molti mitici personaggi, ma la sua figura è principalmente quella di sposa di Peleo e madre di Achille.

Era la più bella delle cinquanta Nereidi, le naiadi figlie di Nereo e Doride. Poseidone avrebbe voluto sposarla e anche Zeus l'avrebbe voluta per sé; ma siccome le Moire avevano profetizzato che il figlio di Teti avrebbe acquistato maggiore fama del proprio padre, Poseidone rivolse le sue attenzioni ad Anfitrite, sorella di Teti.

Zeus scelse come compagna Era e impose a Teti di sposare Peleo, il più nobile degli uomini, il quale però faticò non poco per farsi accettare da Teti. Si appostò sulla spiaggia di un'isoletta della Tessaglia dove la ninfa era solita recarsi a cavallo di un delfino per riposarsi in una grotta, la assalì appena ella si fu addormentata ed ebbe ragione di lei, nonostante che ella si trasformasse senza posa in fuoco, acqua, leone e seppia, una seppia che inzuppò completamente il povero Peleo con un fiotto d'inchiostro.

Per le nozze, che ebbero luogo sul monte Pelio, di fronte alla grotta del centauro Chirone, furono organizzati festeggiamenti grandiosi: oltre ai dodici dei dell'Olimpo assisi sui loro troni, vi presero parte le Moire e le Muse, le cinquanta Nereidi e i Centauri che reggevano splendenti torce di legno d'abete.

In quell'occasione Poseidone donò agli sposi i cavalli di Achille, Balio e Xanto. Erano, questi, figli di Zefiro e dell'arpia Podarge ed erano immortali (Achille aveva un terzo cavallo, Pedaso, ma questo mortale) e furono ripresi da Poseidone dopo la morte di Achille.

I cavalli di Achille, Xanto e Balio I cavalli di Achille, Xanto e Balio, olio di Giorgio De Chirico (1888-1978)

Secondo una delle leggende, Balio, nel suo dolore per la morte di Achille, vorrebbe fuggire la società umana, ma le Moire vogliono che serva anche a Neottolemo e lo porti più tardi nell'Elisio. Xanto nell'Iliade (XIX, 408-417) parla ad Achille predicendogli il destino di morte.

Eris (la Discordia), sdegnata per non essere stata invitata alle nozze, gettò sulla tavola del banchetto un pomo sul quale era scritto "Alla più bella", che sollevò la famosa disputa per l'assegnazione del premio, che verrà poi portata sul monte Ida, dove Paride, figlio di Priamo, avrebbe fatto da arbitro, creando le premesse per la guerra di Troia.

Il giudizio di Paride Frans Floris (Anversa ca 1516 - 1570), Il giudizio di Paride. Kassel, Staatliches Museum

Teti cercò di rendere immortali i primi sei figli avuti da Peleo immergendone i corpi nel fuoco, ma Peleo riuscì a sottrarle l'ultimo nato, Achille, prima che la dea completasse il rito magico che avrebbe dovuto renderlo immortale. Uno dei talloni del piccino si era già bruciato e il centauro Chirone, che s'intendeva di medicina, pregato da Peleo, sostituì l'osso danneggiato, prendendo quello corrispondente dallo scheletro del gigante Damaso, che da vivo era stato invincibile nella corsa (ciò che spiega le doti di corridore di Achille "pie' veloce"); il tallone di Achille però rimase vulnerabile, a differenza del resto del corpo, perché la madre, compiendo il suo magico rito, non aveva fatto in tempo a spalmarlo solo in quel punto con l'ambrosia, che usava per renderlo invulnerabile.

Chirone e Achille Chirone e Achille pittura parietale del I sec., da Ercolano. Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Un'altra tradizione più accreditata e seguita dal Rubens in un suo dipinto spiegava la vulnerabilità del tallone di Achille col fatto che Teti, che intendeva renderlo invulnerabile immergendolo nello Stige, e non nel fuoco, reggeva il bambino per un piede, che quindi rimase asciutto, quando lo tuffò nelle acque del fiume infernale.

Teti immerge Achille nello Stige Teti immerge il figlioletto Achille nello Stige, olio di Paul Rubens.

Quando, all'approssimarsi della guerra di Troia, Calcante predisse che quella città non sarebbe stata mai presa senza la partecipazione di Achille, Teti - per sottrarlo alla morte prematura che, come ella sapeva, gli era riservata dal Fato - cercò di nasconderlo mandandolo a Sciro alla corte del re Licomede e mescolandolo, irriconoscibile in abiti femminili, alle figlie del sovrano.

Achille si nasconde tra le figlie del re Licomede Achille si nasconde tra le figlie del re Licomede. Sarcofago III sec. Roma, Musei Capitolini

Ma l'astuto Ulisse smascherò l'inganno e Achille volle partire per la guerra; per tutta la durata di essa la madre Teti fu al suo fianco nel dargli consigli e assistenza amorosa, e gli fornì una nuova armatura quando egli decise di tornare in campo ad affrontare Ettore per vendicare l'uccisione dell'amico Patroclo, al quale aveva ceduto le armi dategli dal padre Peleo.

Achille sacrifica i prigionieri troiani Achille sacrifica i prigionieri troiani sul rogo di Patroclo. Particolare di cratere, IV sec. a. C. Napoli, Museo Archeologico Nazionale
Achille tende l'agguato a Troilo Achille tende l'agguato a Troilo, pittura parietale del VI sec. a. C., dalla tomba dei Tori a Tarquinia

Morto Achille, Teti raccolse le sue ceneri insieme a quelle di Patroclo in un'urna che, forgiata da Efesto, le era stata donata per le sue nozze, e guidò l'anima del figlio alla boscosa isola di Leuca, di fronte alle foci del Danubio. Poi si recò nel luogo del suo primo incontro con Peleo e lo portò con sé negli abissi, dove avrebbe ottenuto l'immortalità anche per lui. Sennonché egli l'abbandonò per raggiungere la terra dei Molossi, dove sperava di rintracciare Neottolemo, il figlio di Achille, e perse irrimediabilmente quella possibilità: fece naufragio e morì presso l'Eubea.

Come detto all'inizio, ritroviamo Teti in molte altre leggende. Recò aiuto, per esempio, agli Argonauti, guidandone la nave Argo oltre le rocce infocate delle Simplegadi (le isole vulcaniche di Lipari) verso lo stretto di Messina.

Accolse nella sua grotta marina Dioniso che, inseguito dagli uomini di Licurgo, re degli Edoni, si era gettato in mare. Soccorse anche Teseo che, tuffatosi in mare per ripescare l'anello gettatovi da Minosse (dimostrando in tal modo di essere figlio di Poseidone), non solo recuperò l'anello, ma riemerse dalle acque con un dono in più da parte di Teti: la corona d'oro datale come regalo di nozze da Afrodite, che più tardi verrà indossata da Arianna.

Teti su un ippocampo con lo scudo di Achille Teti su un ippocampo con lo scudo di Achille. Didracma (dritto), IV-III secolo. (Berlino, Staatliche Museen)
Teti e Oceano Teti e Oceano osservano l'ascesa del carro di Elio. Corniola di epoca greco-romana. Napoli, Museo Archeologico Nazionale

Fu ancora Teti a liberare Zeus, che era stato legato al letto con lacci di cuoio annodati cento volte dagli altri dei, stanchi della sua superbia: temendo lo scompiglio che si sarebbe prodotto sull'Olimpo per stabilire a chi spettasse il trono di Zeus, Teti chiamò il centimane (Ecatonchiro) Briareo, che sciolse velocemente tutti i nodi, liberando Zeus.

Riporta infine Omero che Teti e la ninfa Eurinome raccogliessero il piccolo Efesto, scaraventato in mare dall'Olimpo da Era, quando si era resa conto di aver dato alla luce un esserino gracile e bruttino.

Nella grotta sottomarina delle due ninfe, Efesto prese a fabbricare per loro ogni sorta di splendidi monili; ammirando una spilla indossata da Teti, Era venne a conoscenza delle prodigiose capacità di quel figlio che aveva tanto disprezzato; lo ricondusse pertanto nell'Olimpo, gli allestì una fucina con ben venti mantici che soffiavano notte e giorno e lo maritò ad Afrodite.

A Teti fu intitolato un satellite di Saturno, scoperto da Gian (Gio) Domenico Cassini nel 1684.