Sulla cresta dell'onda

PELIA

Figlio di Poseidone e di Tiro, Pelia volle vendicare le angherie che la madre subiva dalla propria matrigna Sidero, e uccise quest'ultima nel tempio sacro a Era, dove la donna aveva cercato rifugio. Il sacrilegio finì col causare la sua morte, dopo una lunga vita avventurosa.

Scacciato il fratello Neleo, Pelia si stabilì in Tessaglia e divenne re di Iolco. Un giorno indisse sacrifici in onore del padre Poseidone e convocò i propri sudditi, tra i quali il nipote Giasone. Questi accorse ma, attraversando un fiume, perse un calzare.

Quando Pelia lo vide ricordò l'avvertimento dell'oracolo di Delfi, che gli aveva detto di diffidare di un uomo con un piede nudo. Chiese pertanto a Giasone come si sarebbe difeso se, essendo re, avesse avuto accanto l'uomo che voleva spodestarlo. Giasone rispose che l'avrebbe mandato alla ricerca del Vello d'Oro: la sua risposta era stata ispirata da Era - memore dell'affronto subito con la profanazione del suo tempio - che intendeva vendicarsi per mano di Medea; ma Pelia non lo sapeva e prese Giasone in parola.

Pelia e Neleo ritrovano la madre Pelia e Neleo ritrovano la madre. Rilievo del IV sec. a.C. Reggio Calabria, Museo Nazionale

Convinto di essersi sbarazzato del rivale, per consolidare definitivamente il proprio potere Pelia uccise il proprio fratellastro Esone, padre di Giasone, provocando anche la morte della madre di questi, Alcimede, che si impiccò per il dolore, così abbandonando anche il proprio ultimo nato alla furia omicida di Pelia.

Al suo ritorno Giasone si dette ad architettare la vendetta con l'aiuto della moglie Medea, maga potente. Costei si presentò alla corte di Iolco e disse alle figlie di Pelia che sarebbe riuscita a rendere la giovinezza al loro padre, ormai avanti negli anni. Per dimostrare le proprie arti, fece a pezzi un vecchio ariete e lo mise a bollire con erbe magiche, finché dal paiolo non uscì un agnello. Le figlie di Pelia - ad esclusione di Alcesti, cui l'amore filiale impedì di unirsi alle sorelle - convinte, si affrettarono a seguire le indicazioni di Medea, ma Pelia non resuscitò. Inorridite dal proprio misfatto, le figlie andarono in esilio, mentre il figlio Acasto, per rendere onori funebri al padre, indisse giochi ginnici rimasti celebri - i cui partecipanti sono noti per esser stati tramandati dai mitografi - e bandì dal regno Giasone e Medea.