Sulla cresta dell'onda

SIBILLA

Seconda una leggenda, Sibilla era il nome della figlia del troiano Dardano e di Neso, che aveva il dono della preveggenza e per questo aveva goduto di grande fama, tanto che con il suo nome erano designate in genere tutte le profetesse.

Una tradizione diversa voleva, invece, che la prima fosse figlia di Zeus e di Lamia, a sua volta figlia di Poseidone, chiamata Sibilla dai Libici. La seconda fu Erofila, nata nella Troade, figlia di una ninfa e di un pastore, la quale aveva predetto la devastazione del suo paese per colpa di una donna di Sparta (cioè Elena). Era una seguace di Apollo, del quale si dichiarava "moglie legittima" o figlia. Visse per lo più a Samo ma viaggiò a lungo in luoghi sacri al Dio: per profetare portava con sé una pietra, sulla quale saliva in piedi.

La più famosa è la Sibilla di Eritre, in Lidia, nata in una grotta del monte Corico, in grado di profetare immediatamente dopo la nascita. Fu consacrata ad Apollo e previde la propria morte, proprio ad opera del Dio, ma visse circa 1000 anni. Una tradizione la identifica con la Sibilla che si era stabilita a Cuma, in Campania, dove profetava all'interno di una caverna. Secondo una profezia di Apollo, sarebbe vissuta tanti anni quanti erano i granelli di sabbia che poteva tenere in mano, a patto che non vedesse mai più la nativa Eritre. Ma il fato volle che gli Eritrei le inviassero una lettera, il cui sigillo era fatto con la terra del loro paese: vedendo quel pezzetto della sua patria, la Sibilla morì.

images/sibilladomenichino.jpg Sibilla Cumana, 1622 ca., olio su tela di Domenichino (Domenico Zampieri, Bologna 1581 - Napoli 1641) Roma, Galleria Capitolina
Antro della Sibilla a Cuma La galleria dell'Antro della Sibilla a Cuma

Apollo, che l'amava, le aveva promesso di esaudire il suo più grande desiderio, ed ella aveva chiesto lunga vita, omettendo di associarla alla giovinezza. E così, via via che il tempo passava, la Sibilla diveniva sempre più piccola e rinsecchita, finché assunse l'aspetto e le dimensioni di una cicala e fu chiusa in una gabbia nel tempio di Apollo a Cuma.

Durante il regno di Tarquinio il Superbo era andata a Roma e aveva dato al Re tre raccolte di oracoli, che furono collocati nel tempio di Giove Capitolino: furono oggetto di consultazione fino all'epoca di Augusto, tenuti in gran conto dai Romani che ad essi ricorrevano in ogni circostanza di qualche rilievo, attraverso la mediazione di appositi magistrati incaricati della conservazione e interpretazione dei "libri sibillini".

Virgilio affida alla Sibilla Cumana il compito di guidare Enea nella discesa agli Inferi.